Cultura Intervista

#Intervista: Ludovica Ottaviani, “l’arte è un lavoro e va tutelato”

#Intervista: Ludovica Ottaviani, “l’arte è un lavoro e va tutelato”

Per presentare Ludovica Ottaviani servirebbe la tavolozza di un maestro pittore: i suoi colori netti e distinti sono la base che dà vita a tonalità uniche.

Così è la vita professionale di questa poliedrica artista che ci consegna, con questa interessante intervista, riflessioni intime e importanti.

Senza dimenticare le tappe professionali più significative percorse fino ad ora, passando per il meritatissimo premio della sezione letteraria della “Biennale MArteLive 2019”.

Signore e Signori, a voi Ludovica Ottavani!

Ludovica Ottaviani (Foto: Carlotta Guido)

Ludovica e l’arte : una storia d’amore iniziata quando?

Questa è davvero una bella domanda…

Vediamo: tecnicamente quando a 6 anni ho visto il “Dracula di Bram Stoker” firmato da Francis Ford Coppola. È stato amore a prima vista con la settima arte ma soprattutto, in quel momento, ho avuto la sensazione che mi si spalancasse davanti una porta affacciata su una fabbrica dei sogni: recitazione, sceneggiatura, trucco, parrucco, effetti speciali, scenografia, costumi, estetica dell’immagine…

Tutto mi affascinava, soprattutto perché mi veniva spiegato dai miei genitori.

Effettivamente, forse la mia storia d’amore con l’arte è iniziata quando sono nata: mia madre è stilista, costumista e designer; mio padre ha talento con la scultura ed è anche un ex-stuntman.

Si è sempre respirata un’aria artistica e creativa in casa nostra, forse era destino che mi innamorassi dell’arte.

Il primo ricordo che hai della tua vita d’artista?

Anche qui, 6 anni e uno spettacolo teatrale: la recita di Natale.

Salgo sul palco vestita come un Oompa-Loompa travestito da Rino Gaetano a Sanremo ‘78 – cilindro incluso – ma appena sento il calore dei riflettori… scatta la magia.

C’è una vecchia registrazione su VHS che immortala quel momento: vedo una bambina paffuta, pallida e con i capelli lunghi che si illumina come una mini-luna piena.

Ma il vero momento cardine, quello che professionalmente mi ha fatto dire “ok, è questa la strada che voglio intraprendere” risale al 2005: era il saggio finale del corso di teatro e le insegnanti mi avevano chiesto di scrivere un breve sketch comico.

Ho sempre scritto fin da bambina, evocato mondi attraverso le parole, ma quella era la prima volta che mi confrontavo con un linguaggio diverso – quello del teatro – e in modo sistematico.

Da quel giorno, non ho più smesso di scrivere professionalmente.

L’arte è un lavoro: cosa ne pensi? Una riflessione quanto mai attuale…

Sì, condivido e sottoscrivo il pensiero: l’arte è un lavoro, non un passatempo o un hobby di lusso da coltivare per distendere i nervi.

Nel corso di questi anni ho visto colleghi, conoscenti e amici mollare perché messi alle corde dell’esistenza; altri cedere a compromessi con la vita, alcuni defilarsi dall’ambito artistico perché scoraggiati e delusi.

Perdite artistiche immani, perdite accentuate dallo scoppio dell’epidemia da Covid-19.

Il rischio è quello di assistere a un’impotente – e inesorabile – emorragia di creatività e manodopera che comporterà un tracollo qualitativo del settore.

L’arte è un lavoro, e come tale va tutelato.

L’arte è un lavoro perché comporta guadagni e un fatturato notevole, ma spesso ci si dimentica dell’indotto economico, considerato alla stregua di un “fantasma”.

L’arte è un lavoro perché permette a tante persone di vivere dignitosamente, contribuendo alla crescita esponenziale di questo ambito.

Ma ci sono luoghi comuni difficili da scardinare, che hanno attecchito sottopelle permeando la percezione che i non addetti ai lavori hanno del settore artistico: “l’arte non paga”, “caruccio sì, ma che lavori fai nella vita?”, “quando ti deciderai a mettere la testa a posto e a trovarti un lavoro vero?”.

Gli artisti sono visti quasi come graziosi cuccioli da compagnia, teneri animali domestici che intrattengono, purché lo facciano in silenzio, mangiando poco e senza sporcare.

Di cosa ti occupi attualmente?

Il Covid-19 ha stravolto le esistenze di tutti noi; la sensazione che ho avuto, all’improvviso, è stata quella di passare drasticamente da 100 km/h a 0 in una manciata di secondi e senza scalare le marce, inchiodando di colpo.

Dalla sera alla mattina niente più anteprime stampa, cinema, programmi tv, teatro, incontri con il pubblico… niente.

Per fortuna ho avuto sempre la scrittura, appiglio ed àncora, formula magica per esorcizzare paure, consolare l’animo e allontanare le preoccupazioni.

Mi occupo di cinema – in qualità di critica cinematografica – collaborando con la webzine Moviestruckers.it.

Allo stesso tempo sto scrivendo molto, forse sono nel pieno di una “seconda giovinezza letteraria”.

Ho da poco ultimato la mia prima raccolta di racconti – che si intitolerà probabilmente “Sotto il Sole della KaliFormia – e che verrà pubblicata il prossimo anno da Haiku Edizioni, una conseguenza diretta della vittoria (nella sezione letteratura) della Biennale MArteLive 2019.

4 racconti pulp per riscoprire i generi: sono da sempre una grande appassionata di quest’ultimi, declinati in ogni loro sfumatura e canone.

Per questo motivo sto orientando le mie opere lungo questa direzione, tant’è che sono anche al lavoro su un saggio sul sottogenere horror del torture porn e su diverse graphic novel pulp…

Insomma c’è tanta carne al fuoco, spero sia un bell’arrosto e non solo fumo!

Ovviamente, una delle prime cose che vorrei fare quando riapriranno i teatri sarà portare in scena l’ultima commedia che ho scritto: “REWIND_ Let’s Play.

4 personaggi, un viaggio temporale nel cuore degli anni ’90 e una scoppiettante love story: era tutto pronto per marzo, ma il lockdown ha fermato l’allestimento per la regia di Giorgio Volpe e il gran lavoro degli attori Andrea Valsoano, Marina Savino, Marco Mancini e Sara Scotto di Luzio.

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Ludovica in una frase?

Potrei rubare la frase di Oscar WildeAmo molto parlare di niente. È l’unico argomento di cui so tutto” (mi rappresenta molto bene!), ma ripiegherò su qualcosa di personale.

Ludovica è… un sistema complesso. Un disomogeneo sistema solare disperso nello spazio dell’insondabile umano. Siamo tutti dei corpi celesti che fluttuano nell’immensità silenziosa del nostro Io, secondo me.

Sei autrice e scrittrice e attrice… e nella vita “di tutti i giorni” cosa ti piace fare?

Come diceva Nanni Moretti, “faccio cose, vedo gente”!

Vero in entrambi i casi: nella vita di tutti i giorni quello che è il mio lavoro è anche la mia passione, mi rilassa scrivere quanto andare al cinema, rintanarmi nel cuore buio della sala cinematografica.

In più mi piace stare a contatto con la gente, incontrare le persone e girovagare per la mia città, Roma, un’inesauribile miniera d’oro di suggestioni e spunti creativi per un’imbrattatrice di sudate carte come me.

Inoltre sono una persona molto curiosa per natura: ogni tanto mi appassiono a un nuovo “oscuro oggetto del desiderio” e cerco di approfondirlo, scavando sempre più a fondo.

Il bersaglio ideale di questo mio istinto da collezionista è la musica: ascolto molto rock e blues, soul, jazz e tutta la buona musica che cattura la mia attenzione.

Soprattutto quella che posso cantare, per la gioia dei miei vicini!

Ho preso lezioni di canto per quasi un anno e ho scoperto, con immenso stupore, che la voce rivela la nostra personalità quanto i nostri stati d’animo: è un radar naturale per svelare il nostro mondo interiore, aggirando il filtro della ragione. 

Cosa pensi sia necessario realizzare per attraversare questo difficile momento sociale e culturale?

Come marinai nel cuore della tempesta, dobbiamo cercare di tenerci ben saldi al timone della nave per attraversarla indenni, prima di tornare a scorgere l’orizzonte sereno.

Mi aggrappo a questo pensiero da quando è iniziata questa situazione, dal primo lockdown del tutto inaspettato che ci ha colti impreparati.

Realizzare che facciamo parte di un “tutto” più complesso e articolato, un corpo che ha bisogno del contributo di ognuno di noi per funzionare, credo sia fondamentale in questo momento: è tempo di mettere da parte gli egoismi e di pensare più “in grande” e a lungo termine, smettendo di pensare solo al proprio piccolo orto.

Però è anche vero che, per pensare in modo collettivo, bisogna prima di tutto conoscere sé stessi: essere consapevoli dei proprio limiti, delle paure che ci scuotono, degli obiettivi che vogliamo perseguire e raggiungere a ogni costo può permetterci di avere una comprensione più ampia.

Conoscere sé stessi per conoscere gli altri, prima di tutto.

Un sogno nel cassetto?

Ho talmente tanti cassetti – uno per ogni sogno – che potrei aprire un mobilificio!

Battute a parte, il mio sogno nel cassetto è trovare la mia propria voce e farla sentire, alta e forte, attraverso le mie opere.

Utilizzare il genere come lente deformante della realtà, l’unico modo per raccontare il quotidiano attraverso determinati canoni stilistici: ecco perché amo il pulp, che mi garantisce una libertà d’espressione impareggiabile e la possibilità di giocare con una miscellanea caotica d’influenze, suggestioni, stili e modelli.

Poi, se proprio vogliamo parlare di sogni ancor più grandi – e in Technicolor – beh… un giorno mi piacerebbe poter collaborare con alcuni registi che ammiro da sempre: Woody Allen, Quentin Tarantino – fondamentali per la mia formazione – Edgar Wright ed Eli Roth (solo per citarne alcuni).

So che è un sogno molto ambizioso, ma almeno nel mondo onirico possiamo concederci il lusso di puntare in alto.

A chi vorresti dedicare, attraverso questa intervista, un pensiero di gratitudine?

Mi viene in mente la prima strofa della malinconica canzone cilena “Gracias a La Vida“, nella versione italiana di Gabriella Ferri: “Grazie alla vita che mi ha dato tanto/ Mi ha dato due occhi che quando li apro/ Chiaramente vedo Il nero e il bianco/ Chiaramente vedo il cielo alto brillare al fondo/ Nella moltitudine L’uomo che amo”.

Sono grata alla vita, che mi ha già dato tanto e tante sorprese mi ha regalato.

Ma sono grata soprattutto alle persone che mi sono vicino e che mi vogliono bene così come sono, con i miei difetti (tanti) e i pregi (pochi) che mi ritrovo.

È grazie al loro amore e al loro supporto che sono diventata la Ludovica di oggi.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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