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Intitolata a Giorgio Marincola la fermata Metro C Amba Aradam

Via libera dall’Assemblea Capitolina alla mozione per intitolare la futura fermata della metro C Amba Aradam/Ipponio al partigiano antifascista Giorgio Marincola.

Intitolata al partigiano Giorgio Marincola la fermata Metro C Amba Aradam

Via libera dall’Assemblea Capitolina alla mozione per intitolare la futura fermata della metro C Amba Aradam/Ipponio al partigiano antifascista Giorgio Marincola.

Figlio di un sottufficiale italiano e di una donna somala vissuto a Roma nel quartiere di Casalbertone, scelse di contribuire alla liberazione d’Italia nel periodo della Resistenza.

Morì in Val di Fiemme nel maggio 1945. 

L’iniziativa per l’intitolazione era stata lanciata, nelle scorse settimane, con una petizione di Massimiliano Coccia su change.org che ha raccolto numerose adesioni.

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“Roma orgogliosamente antifascista”

Roma è orgogliosamente antifascista. Oggi più che mai è ancora più importante poter celebrare questi valori per non dimenticare” ha commentato la Sindaca della Capitale Virginia Raggi.

Marincola fu un partigiano antifascista che sacrificò la sua vita per il bene del nostro Paese, il suo esempio mantiene vivo il ricordo di chi morì per la liberazione d’Italia“.

Intitolargli la stazione è un segnale preciso e importante, soprattutto in questo periodo storico. La memoria è fondamentale per dare il giusto valore al passato e guardare al futuro senza commettere gli stessi errori“.

Roma non dimentica”.

Chi era Giorgio Marincola

Giorgio Marincola (Mahaddei Uen, 23 settembre 1923 – Stramentizzo, 4 maggio 1945) è stato un partigiano italiano.

Nato nella Somalia italiana, Giorgio era figlio di Giuseppe, maresciallo maggiore di fanteria e di Askhiro Hassan, somala della cabila Abgal.

Crebbe a Pizzo Calabro con gli zii che non avevano figli e si trasferì a Roma nel 1933. Qui frequentò il regio liceo Umberto I e per 2 anni scolastici ebbe come professore di Storia e Filosofia il militante azionista Pilo Albertelli, morto nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Nel 1941 si iscrisse alla facoltà di Medicina, con l’intenzione di specializzarsi nelle malattie tropicali, per poi tornare a lavorare nel suo paese d’origine.

Nell’autunno 1943 entrò a far parte di un gruppo di partigiani legato al Partito d’Azione e operò a Roma nella terza zona del Pd’A, settore Salario.

In seguito all’arresto di un compagno decise di trasferirsi a Corchiano, in provincia di Viterbo, dove partecipò ad azioni di sabotaggio e scontri armati.

Dopo la liberazione di Roma, nel giugno 1944 si arruolò nello Special Operations Executive e partì per la provincia di Brindisi, dove ricevette l’addestramento militare in diverse basi alleate.

Il 17 gennaio 1945 fu imprigionato da un reparto di SS nel carcere di Biella e di lì trasferito a Villa Schneider, presso il comando della polizia militare tedesca.

Qui lo costrinsero a parlare durante una trasmissione di Radio Baita. Come già successo ad altri partigiani catturati, Giorgio avrebbe dovuto denigrare la Resistenza.

Scelse invece di esaltarla, scagliandosi contro il regime fascista. La trasmissione venne interrotta, “con atroce rumore di percosse”.

In seguito a questo episodio, i nazisti lo trasferirono nel carcere “Le Nuove” a Torino e poco dopo, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, nel Campo di transito di Bolzano.

Quando gli alleati liberarono il campo di transito di Bolzano, il 30 aprile 1945, Marincola si rifiutò di riparare in Svizzera su un mezzo della Croce Rossa.

Decise invece di raggiungere la Val di Fiemme, dove i partigiani e la popolazione temevano ancora rappresaglie da parte dell’esercito nazista in ritirata.

Proprio i tedeschi lo uccisero il 4 maggio 1945 a un posto di blocco, nei pressi dell’abitato di Stramentizzo, luogo assieme a Ziano e Molina di Fiemme dell’ultima strage nazista sul territorio italiano.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)

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