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#Intervista: Riserva della Cascina, il bio è affare di famiglia

Biologico dal 1946. È davvero così? Sembra proprio di sì. Riserva della Cascina produce vino e olio bio da sempre. Ne ho parlato con Silvia Brannetti, responsabile della cantina e di molto altro all'interno dell'azienda.

#Intervista: Riserva della Cascina, quando il bio è affare di famiglia

Biologico dal 1946. È davvero così? Sembra proprio di sì. Riserva della Cascina produce vino e olio bio da quando nonno Giovanni comprò i terreni su cui impiantò i primi vigneti.

E che Silvia Brannetti, un Dottorato in Matematica in tasca, ha preso in mano dal 2011, anno in cui entrò negli affari di famiglia.

Oggi la sede dell’azienda si trova all’interno del Parco dell’Appia Antica, in 23 ettari di meraviglioso terreno coltivato a vigna.

Tenace, entusiasta, meticolosa e appassionata, Silvia ha trasfuso nell’azienda il suo spirito ottimista e positivo, dando a Riserva della Cascina un’enorme accelerazione in termini di business e visibilità. Che ha permesso all’impresa, anche in tempi di emergenza Covid-19, di rimanere a galla.

In attesa che partano le degustazioni guidate in vigna, un suo pallino da diversi anni, Silvia mi ha raccontato tante cose interessanti sulla Cascina più alcolica dell’Appia Antica.

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Silvia Brannetti

Riserva della Cascina, ovvero un’azienda agricola che produce vini e olio da agricoltura biologica. Mi racconti da dove nasce la vostra avventura?

Il vino e la vigna sono nella tradizione della mia famiglia.

Mio nonno Giovanni proveniva da una famiglia di mezzadri, ma ha concentrato la produzione agricola sulla viticoltura.

Ha comprato terreni su cui ha impiantato i primi vigneti, iniziando a fare vino senza usare prodotti chimici di sintesi già nel 1946! Possiamo dire di essere bio da sempre.

E poi mio padre Giuseppe ha continuato l’attività di vignaiolo e con mia madre Daniela ha comprato il terreno di 23 ettari nel Parco dell’Appia Antica che adesso è la sede del nostro vigneto e da cui l’azienda prende il nome.

Negli anni, gli investimenti sulla qualità del prodotto hanno ripagato e ora l’azienda ha una clientela affezionata e numerosa.

Nel 2011 sono entrata in azienda anche io, appena finito il Dottorato di ricerca in Matematica.

Mi occupo in particolare della cantina e della vinificazione, ma mi piace anche dedicarmi alla vigna e alla vendita, non faccio mai le stesse cose!

La passione per il vino da dove viene?  

In parte viene dalle mie radici, dalla mia famiglia, da come sono cresciuta.

Ma se devo individuare un momento preciso in cui ho riconosciuto questa passione, quello è stato quando ho iniziato a lavorare in cantina e a fare i vini in prima persona.

Poi mi considero molto fortunata perché quando ho cominciato non avevo idea di quanto mi sarebbe piaciuto questo lavoro.

La possibilità di sperimentare, di ottenere vini diversi partendo da una stessa uva a seconda del procedimento utilizzato, la scoperta dei vitigni tradizionali del Lazio e la ricerca costante di una loro espressione che resti fedele al luogo, ecco, tutte queste cose mi affascinano e mi stimolano a fare sempre di più.

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Cosa distingue Riserva della Cascina dagli altri produttori?

Il nostro è un prodotto biologico, accudito amorevolmente in ogni fase, da quando lavoriamo in vigna e la vendemmia è ancora lontana fino al momento in cui il vino è venduto al cliente che viene a trovarci.

Ecco, questa dedizione e questa cura credo siano dei tratti distintivi della nostra azienda, riconosciuti e apprezzati dalle persone che ci conoscono.

Tutto questo in una cornice unica, in un vigneto che costeggia la Via Appia Antica e i suoi oltre 2000 anni di storia.

Questo ci fa sentire i fortunati custodi di qualcosa più antico di noi, che cerchiamo di valorizzare al meglio trasferendolo ai nostri vini.

Al momento quante etichette producete e quali?

Per colpa mia che non sto mai ferma siamo arrivati a 8 etichette, considera che i miei genitori erano partiti da 2…

Non so se riuscirò a fermarmi, però preferisco i numeri dispari e questo forse mi porterà all’etichetta numero 9!

Abbiamo 2 etichette storiche, il IX Miglio Bianco e quello Rosso. Il nome prende ispirazione dalla collocazione geografica del vigneto, al nono miglio della Via Appia Antica.

Si tratta dei nostri prodotti più tradizionali, il bianco, un taglio di Malvasia Puntinata, Bombino Bianco e Malvasia di Candia. Il rosso, un taglio classico di Merlot, Sangiovese e Montepulciano.

A questi negli anni si sono aggiunte delle nuove etichette. Un bianco, Gallieno, la Malvasia Puntinata in purezza che, lo confesso, è il mio preferito. Il rosso Costa di Basalto, Syrah al 100%.

E poi La Via delle Rose, un rosato da uve Sangiovese che facciamo da 3 anni.

Infine abbiamo introdotto dei prodotti “premium”: Gaivs, uno spumante metodo classico prodotto con uve Bombino Bianco che rimane per oltre 48 mesi sui lieviti.

Poi c’è Domina, un taglio di Grechetto, Malvasia Puntinata e Bombino Bianco, affinato per 12 mesi in acciaio e legno. 

L’ultimo arrivato è un rosso, Palombaio, Cabernet Sauvignon in purezza, che fa almeno 2 anni di affinamento.

Dal 1946 a oggi com’è cambiato il vostro progetto?

Nel 1946 mio nonno andava a vendere il vino con la botticella in spalla, faceva solo vino bianco, solo sfuso.

Ad oggi facciamo tanti vini in bottiglia e investiamo costantemente nella qualità, a partire dalle uve, che sono il nostro tesoro più importante.

Inoltre abbiamo ristrutturato la cantina in vigna e il mio progetto è di accogliere clienti e visitatori tra le viti per spiegare e condividere il nostro lavoro.

Qual è il vostro cliente tipo?

È un cliente informato, curioso, affezionato, attento alla salute e alla ricerca dei prodotti che connotano un territorio, che ama fare le sue scoperte in campo enologico.

È poi un cliente sempre più preparato e consapevole. 

C’è una cosa che non bisogna mai fare quando si produce un vino e un’altra invece che va sempre fatta?

Non bisogna agire frettolosamente o per ansia: io che sono ansiosa e iperattiva sto imparando a pazientare e ad aspettare la natura.

Bisogna invece essere sempre positivi e non darsi per vinti se qualcosa non riesce: ci vuole tenacia!

L’emergenza Covid quanto ha inciso sul vostro business?

È cambiato tutto nel volgere di una settimana. Il nostro punto vendita è comunque rimasto aperto e molti clienti hanno scoperto il nostro vino sfuso biologico.

Inoltre ci siamo impegnati anche nelle consegne a domicilio. Nonostante tutto questo, però, l’impatto del virus sulla nostra attività ha almeno dimezzato i volumi rispetto al passato.

Parlami delle strategie che avete in mente per affrontare i prossimi mesi

In realtà io sono ottimista e penso che questa situazione non durerà tanto tempo, inoltre credo nell’aspetto conviviale del vino, quindi oltre alla vendita classica come abbiamo sempre fatto voglio iniziare a fare accoglienza e degustazioni in vigna con chi è curioso di assaggiare i nostri vini nel luogo in cui nascono. 

D’altra parte dovremo far tesoro di quanto accaduto nel corso dell’emergenza e quindi stiamo pensando di sviluppare anche il canale di vendita online.

Fortunatamente abbiamo clienti anche lontani da Roma e questo potrebbe essere un buon modo per raggiungerli.

Dimmi un vino o un olio di cui vai particolarmente fiera

Il mio preferito è Gallieno, è il tipo di vino che piace a me, soprattutto dopo un paio di anni di affinamento.

Però se mi parli di fierezza, dirò senza pudore Domina e Palombaio.

Mi descriveresti Riserva della Cascina con un’uva e con 3 parole?

Uva: Malvasia Puntinata.

3 parole: VIGNAIOLI – PASSIONE – TENACIA.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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