Arte

Conversazione con Paola Romano, la signora delle lune

Nelle opere di Paola Romano la luna si fa un po’ più vicina, la porta nelle nostre stanze modellandola e plasmandola sotto forme e colori sempre diversi.

Conversazione con Paola Romano, la signora delle lune

Intatta, giovinetta immortal, vergine“: tali sono le parole con cui Leopardi si rivolge invano alla luna nel suo “Canto di un pastore Errante dell’Asia“.

In molti hanno provato a raggiungerla; il Cavalier Astolfo con il suo Ippogrifo, Jules Verne e il suo cannone o Edgar Allan Poe in mongolfiera. 

Ma lei se ne sta lì, solitaria e silenziosa, non toccata dalle vicende umane, indifferente eppure forse capace di comprendere la sofferenza terrena e la perdita delle persone che a lungo ci hanno fatto compagnia.

L’uomo, di fronte a tale misteriosa e seducente bellezza, altro non ha potuto fare che rappresentarla, fotografarla e rimirarla, nella notte intarsiata di stelle o in quella buia che grava come un coperchio, parafrasando Baudelaire.

La luna di Paola Romano

Ecco che nelle opere di Paola Romano la luna si fa un po’ più vicina.

Da sempre attratta dalla fantascienza, dai pianeti e dal nostro satellite, questa artista riesce, grazie alla commistione di cemento, sassi, colle, smalti, sabbia e metalli a portare l’eterna peregrina leopardiana nelle nostre case.

La porta nelle stanze modellandola e plasmandola sotto forme e colori sempre diversi.

Ce la consegna per prendercene cura. E come nell'”Orlando furioso“, insieme a tutto ciò che perdiamo sulla Terra e che lì riusciremo a ritrovare.

Paola Romano mi racconta degli innumerevoli viaggi delle sue preziose Lune: New York, Los Angeles fino a Hong Kong.

E mi confessa quanto la cornice dello Stadio di Domiziano a Roma sia stata però una della sue preferite per “Silenti Riflessi” del 2017.

Mi parla inoltre del punto di svolta della sua carriera, ovvero l’esposizione “Esperienze estetiche” del 2006 nel Museo degli Strumenti musicali di Roma, a cura del prof. Vittorio Sgarbi e dell’installazione alla Biennale di Venezia del 2011.

La Terra e una Luna di plexiglass, polveri, cristalli e smalti accolgono il visitatore nel padiglione Italia della 54esima Mostra Internazionale d’Arte

Mai sopra le righe e senza alcuna pretesa di spiegarmi quale sia la quintessenza delle cose, la Romano mi mostra le sue opere proiettando la conversazione su un piano visivo e sempre pratico, quasi volesse portarmi con sé in un laboratorio pieno di strumenti, materiali e smalti. 

L’atelier

Se la sala principale del suo atelier si presenta ordinata e colorata lo deve al laboratorio nel retro, vero e proprio spazio di un artigiano dove la materia prende forma e si sublima nelle infinite interpretazioni che un’opera d’arte sa offrire.

Opere d’arte che al momento hanno dovuto fermarsi nella casa dell’artista ma che si spera potranno presto lasciare il nido per nuove esposizioni. 

È possibile però ammirare alcuni dei suoi lavori (installazioni permanenti) presso la Fondazione Magna Carta a Roma e le Sale Urbaniane in Città del Vaticano, per citarne alcune.

Insomma seguite Paola Romano e le sue preziose creazioni e fatelo ricordando le parole di Italo Calvino e del suo Palomar, intento a scrutare la luna, “il più mutevole dei corpi dell’universo visibile e che se lasci in un posto ritrovi sempre altrove e se ricordi la sua faccia voltata in un certo modo, non ti accorgi che ha già cambiato posa“.

The Parallel Vision ⚭ _ Silvia Torrioli)
(Foto di copertina: © Silvia Torrioli)

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