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#Libri: “Il cibo è festa” di Basile-Musco Dominici

Libri: “Il cibo è festa” di Gaetano Basile e Anna Maria Musco Dominici

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Photo by Arshan Ali on Pexels.com

È risaputo che la cucina è cultura. Per i siciliani è anche un piacere. “Il cibo è festa” è più che un volume di cucina: è infatti un divertente viaggio attraverso i piatti siciliani con tante gustose ricette.

Per confezionarlo Gaetano Basile e Anna Maria Dominici, che per primi hanno portato la cucina in televisione, hanno unito l’indagine attenta e scrupolosa dello storico all’amore, alla genialità e alla fantasia di chi è stata per anni tra pentole e fornelli.

In queste pagine, Basile ricorda le grandi tradizioni della Sicilia in cui da sempre il cibo ha scandito il tempo dei suoi abitanti.

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La cucina allieta infatti le feste siciliane con la gioiosità dei suoi colori, l’intensità dei suoi profumi, l’allegria dei suoi conviti. Per i siciliani un piacere antico di oltre 2000 anni che si rinnova intatto e che questo libro vuole appunto rievocare.

La festa di San Giuseppe

Testo tratto da “Il cibo è festa“:

A Palermo si è sempre onorato San Giuseppe a tavola con un classico della cucina popolare: la pasta con le sarde. È anche una questione di clima. A marzo inoltrato il finocchietto è delicato e fragrante; non ancora indurito dai tepori primaverili, emana in pieno tutto il suo profumo“.

Le sarde debbono essere ben diliscate e non deve mancare mai la “sarda salata”: il suo tanfo serve a ricordare quelle poco fresche, usate dalle nostre nonne. A evitare l’intossicazione alimentare provvede il pinolo, come medicina popolare insegna. Dilemma cornuto: bucato o bucatino?… solo una questione di gusto. Diciamo pure che il bucatino è più arrendevole all’invito dei rebbi della forchetta e più portato a un migliore ‘assorbimento’ del condimento“.

La ‘muddica atturrata’ (pan grattato passato in padella) sopra? Un optional! Il tipico ‘secondo’ della festività era la ‘vopa’, boga in italiano; sparus boops per lo zoologo, pesce economico delle mense palermitane“.

‘Buona e mercata’, invita ammiccante il pescivendolo ancora oggi. Fritta o arrostita in gratella è una vera delizia: si dice in siciliano ‘vopi di marzu e trigghi d’aprili’, cioè boghe di marzo e triglie d’aprile. Che è un saggio consiglio da seguire. Si poteva conservare con la tradizionale ‘cipuddata’, che consente di apprezzarne la bontà anche dopo alcuni giorni“.

Nelle poverissime campagne di Sicilia chi poteva permettersi di ‘cuocere’ la pasta non mancò di onorare San Giuseppe con la ‘tria ccu ricotta e favi’ (spaghetti con ricotta e fave) a cui seguivano ‘favi e sasizza’ (fave e salsiccia)“.

Il dolce fu sempre uno solo per tutta la Sicilia: la ‘sfincia’. Un dolce di pasta fritta che proviene dal mondo arabo, dove ancora oggi lo chiamano ‘sfence’. Accompagnatela con una Malvasia, oppure con un vecchio Marsala. Per rendere doveroso omaggio a San Giuseppe. Nel segno della tradizione“.

Scheda del libro

  • Gaetano Basile, Anna Maria Musco Dominici, “Il cibo è festa
  • Edizioni: Kalós
  • Pagine: 176
  • Euro: 18,00
  • Codice ISBN: 978-88-98777-15-0

The Parallel Vision ⚭ ­_ Redazione)

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