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#Intervista: Jill Dawson, “Un inutile delitto”

46 anni fa il Regno Unito fu scosso da un clamoroso delitto compiuto per mano di un nobile nei confronti della babysitter dei suoi figli. Il caso riscosse enorme clamore per via delle modalità e soprattutto degli esiti della vicenda.

Jill Dawson ha deciso di raccontare quella storia dimenticata in “Un inutile delitto“, il suo nuovo romanzo edito in Italia da Carbonio Editore che ripercorre l’omicidio (tutt’ora irrisolto) della giovane tata Sandra Rivett da parte del marito della sua datrice di lavoro, Richard John Bringham, VII conte di Lucan.

Questi, in preda a un risentimento incontenibile verso l’ex moglie, intendeva liberarsene a ogni costo ma, confuso dal buio, uccise per errore la bambinaia di casa. I risvolti della vicenda furono emblematici del divario tra ceti che da sempre caratterizza la società inglese: il giorno stesso dell’omicidio si persero infatti le tracce di Lucan, che non venne mai arrestato, favorito da un’omertà di classe massiccia e inscalfibile.

La Dawson ripercorre questa triste storia del 1974 attraverso il personaggio di Amanda River e della sua amica Rosemary per cercare, almeno nella fiction, di rendere finalmente giustizia a Sandra laddove non è stato nella realtà.

Gardens of The Sun - Kalimantan Gold Mine
Jill Dawson

Jill, come sei venuta a conoscenza della storia di Sandra?
L’ho sempre saputa. Dagli anni ’70 tutti in Gran Bretagna la conoscono. Conoscono la “grande fuga dalla giustizia” di Lord Lucan aiutato dal suo famoso amico James Goldsmith. Ma come chiunque altro, anche io mi sono resa conto di non sapere nulla sulla vittima, Sandra Rivett, la “giovane, amabile babysitter” uccisa dallo stesso Lucan e di cui solo lui e il mondo aristocratico e dei club d’azzardo a cui apparteneva conoscevano i fatti.
Non avevo neanche capito che Lucan perseguitò la moglie e pagò qualcuno per strapparle via i figli durante una battaglia legale (alla fine i bambini furono riassegnati dalla corte a Lady Lucan).

Quante ricerche hai portato avanti per mettere insieme il materiale del tuo libro?
Ho letto tanti volumi sul caso e ci ho speso circa 2 anni di ricerche. Ho scoperto che Sandra fu una ragazza madre con 2 figli che diede in adozione e che passò anche un po’ di tempo in un ospedale psichiatrico. Ma poi ho deciso, per non ferire i suoi familiari ancora in vita (o i bambini ormai cresciuti della famiglia Lucan) di modificare i nomi e alcuni dettagli importanti, creando i personaggi di Amanda e Rosemary e immaginando un background per Mandy che fosse diverso da quello di Sandra Rivett. Ho cambiato anche diverse cose riguardo la famiglia Lucan creando i personaggi di Lady Morven e dei bambini James e Pamela, che non hanno né la stessa età né lo stesso sesso dei 3 figli Lucan.

Hai avuto qualche tipo di collaborazione da parte delle famiglie coinvolte o da polizia e istituzioni?

No. Ma ogni tanto, da scrittrice, certe collaborazioni ostacolano l’immaginazione.

Mi spieghi il significato del titolo originale “
The language of birds?
Ne ha 2. Rosemary (che forse soffre di schizofrenia perché ogni tanto sente le voci) crede che gli uccelli le parlino e che lei sia in grado di interpretare i loro segni, così da capire quando si trova in pericolo. Mandy usa il buonsenso e Rosemary i “segni”, ma alla fine nessuna delle 2 capisce cosa sta per succedere. Quello che voglio dire qui è che le donne non sono responsabili della violenza maschile. Non possono anticiparla o controllarla. È una responsabilità maschile.
Inoltre negli anni ’70 “Birds” era un termine slang per dire “ragazze”. Quindi è la Lingua, la voce delle ragazze che fa muovere le cose al posto degli uomini.
Cover .Jill Dawson.Un inutile delitto.Carbonio Editore-1
Quali sono i maggiori punti di connessione tra Sandra e Mandy? E dove invece hai romanzato la storia?
La vita di Sandra è ben poco conosciuta. Aveva sorelle, ha dato alla luce 2 figli, uno dei quali tenuto dalla sua famiglia (come accade anche a Mandy nel romanzo) e un altro dato in adozione. Questo mi ha molto scossa: una giovane donna che deve badare ai figli di una famiglia aristocratica ma che non può accudire i suoi bambini. Ho pensato di creare un legame tra la babysitter e James, che secondo me è il cuore della storia: l’abilità di Mandy di essere una buona figura materna, anche se la società di fine anni ’60 – primi ’70 l’avrebbe giudicata aspramente per essere una ragazza madre.
Poi ho creato il personaggio di Neville (Sandra Rivett aveva relazioni con alcuni uomini, uno dei quali era australiano e credo sia ancora in vita; non volevo offenderlo o causargli altro dolore).
Comunque volevo che il lettore si affezionasse a Mandy e che la conoscesse come persona, fatta di speranza, amori ed eccitazione.

Che idea hai della condizione femminile nel 1974? Nel libro dici che Lady Lucan tratta Sandra alla pari.
Questa era la visione della madre di Sandra, ma credo che Lady Morven (nel romanzo) si stesse illudendo. Mandy non può mai essere sua pari, è una sua dipendente e deve stare attenta a quello che dice. Non può esprimere ciò che pensa, non può spingere Lady Morven a curarsi di più dei suoi figli o a “darsi un contegno”. Rischierebbe di perdere il lavoro. Mandy non si sente affatto alla pari, quindi. Semplicemente, Lady Morven non capisce le cose dal punto di vista della sua babysitter.

Pochi giorni fa l’azienda X-Site Energy ha pubblicato uno sticker in cui si vedeva l’attivista Greta Thunberg violentata da un uomo. Come pensi siano ancora possibili episodi del genere, dopo tutte le vittorie conseguite dal Femminismo? O: è un fatto legato al Femminismo o no?
Devo dire tristemente che, dagli anni ’70, la situazione non è poi migliorata così tanto. E che la violenza sulle donne è ancora il nostro problema più urgente. Il 95% delle violenze viene commesso dagli uomini. In UK ci sono circa 90.000 uomini in prigione e solo 4.000 donne. Ogni settimana 2 donne vengono uccise dal partner o dal loro ex. E spesso la narrazione che se ne fa è delle donne “responsabili” per il comportamento degli uomini. O che sono colpevoli di aver provocato la rabbia del marito tradendolo o irritandolo. Ho scritto altri libri sull’argomento (“Trick of the light“, il mio primo romanzo, e “Lucky Bunny“, che contengono il tema della violenza domestica) ma dal 1996, anno in cui pubblicai il mio primo libro, non ho visto miglioramenti.

Hai notato uno storytelling diverso dei femminicidi di quel periodo rispetto a quelli di oggi?
Il Movimento Me Too sta un po’ cambiando questa narrazione. Le persone cominciano almeno a interrogarsi su certe idee. Ad esempio, quando un uomo uccide la moglie, i figli ecc, non si dovrebbero leggere titoli come “Eroe dello sport spinto a uccidere dal continuo lamentarsi della moglie” ma semplicemente “Uomo stermina la famiglia“.

Off topic: come stai vivendo la
Brexit?
Ha! Sono certa che sai come tantissimi britannici siano molto pro-Europa e molto tristi di andarsene! Come me. Mia sorella è sposata con un francese e vive lì da 20 anni. Ho 2 nipoti bilingue e preferisco davvero tanto essere europea. Quindi è un momento difficile per una come me e per i miei amici che hanno votato per non uscire. Nel 1974 le preoccupazioni erano le stesse: L’Europa, il terrorismo, l’immigrazione (stavamo per entrare nel Mercato Comune e c’erano parecchi episodi di terrorismo da parte dell’esercito della Repubblica d’Irlanda). Quindi da allora a oggi non è cambiato molto. 

Descrivimi il tuo libro in 3 parole!
È difficile! Direi “Girls’ Own Story” (“Girls’ Own” era un fumetto degli anni ’70!!). Oppure: amore, vita, birds!

The Parallel Vision  ­_ Paolo Gresta)

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