Teatro

#Intervista: La difficile vita di Ciccio Speranza, in trionfo al Fringe 2020

Si è concluso, da qualche settimana, uno fra gli eventi più attesi dedicato al teatro off. Parliamo ovviamente del Roma Fringe Festival che, anche quest’anno, ha accolto un vasto e interessato pubblico nello spazio polifunzionale del Mattatoio-Pelanda. Abbiamo scelto di dedicare un approfondimento allo spettacolo “La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza” di Alberto Fumagalli che si è aggiudicato, durante la serata finale del 24 gennaio al Teatro Vascello, il Premio come Migliore Spettacolo 2020, il Premio della Stampa e il Premio Alessandro Fersen per la ricerca e l’innovazione. Un vero trionfo per il lavoro di squadra della compagnia LMS – Les Moustaches che lo stesso Alberto Fumagalli ci racconta in questa divertente e interessante intervista e che ringraziamo per la disponibilità.
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Lo spettacolo ha trionfato, è decisamente il caso di dire così, al Roma Fringe Festival 2020. Cosa si prova?
Grande soddisfazione. Un’abbuffata di premi è come un’abbuffata di dolci. Un grande godimento, ma senza mal di pancia. Il riconoscimento è un appuntamento importante. Un’essenziale boccata di autostima.

Raccontare la bellezza della vita, amata in tutti i suoi aspetti, attraverso le difficoltà: come nasce questo percorso drammaturgico?
Nasce dal piacere di raccontare delle storie. Questo percorso drammaturgico prende vita da una folgorazione, un meraviglioso ragazzo gigante stretto in un tutù rosa. In questa storia c’è la speranza di un sogno, ingabbiata nelle difficoltà della vita.

Sogni e speranze sono forme di fragilità o punti di forza? Oppure, fragilità che si trasformano in forza?
Sempre, credo, dei punti di forza. “La vita senza un suogno è amara quanto radicchio” e a me il radicchio non piace per niente!

Vorrei parlare della particolare forma lessicale scelta per lo spettacolo. Che tipo di studio c’è stato?
È il suono della parola che ci interessa. La lingua per noi è un fatto puramente sonoro, non concettuale. Anche se il vocabolario dei nostri personaggi ha una struttura ben precisa e una coerenza lessicale. C’è in speranzese Ghe; Il in speranzese ol; mia in speranzese meia; avere in speranzese avec
Lo studio è stato lungo, ma divertente, quasi come imparare a suonare uno strumento. Direi, in questo caso, un trombone. La lingua della famiglia Speranza ricorda il bergamasco, un ipotetico napoletano impastato di siciliano, l’umbro e, qua e là, una punta di spagnolo. Il linguaggio appartiene a una famiglia di provincia di un’Italia sperduta. Il nostro obiettivo infatti è quello di non collocare in un luogo chiaro e preciso i nostri personaggi.
Ciccio Speranza1L’elemento più difficile da portare in scena in “La difficilissima storia della vita di Ciccio Speranza” qual è stato?
Sicuramente la farina. Scherzo, anche se ce la ritrovavamo ovunque. L’elemento più complicato da portare in scena è stato il potere del sogno. I sogni sono giganteschi, strani, bizzarri e contenerli in 60 minuti di spettacolo non è stato facile.

Quale invece è secondo voi il punto di forza della pièce?
Ci auguriamo possa essere il risultato. Speriamo in un prodotto equilibrato nelle sue massime forme: recitazione, regia, drammaturgia. Una commedia nera, come la vita.

Come avete affrontato l’esperienza del Roma Fringe Festival? Cosa vi ha lasciato?
Una bella esperienza. Ci ha permesso di andare in scena, fondamentale per non morire. E vi assicuro che “Ciccio Speranza” era molto vicino alla sua estinzione. L’appuntamento con il Roma Fringe ci ha spinto a riprendere il nostro lavoro, riscoprirlo e prepararlo con grande determinazione. Per le giovani realtà indipendenti gli appuntamenti con i festival sono le uniche opportunità per essere ascoltati.

Pensierino: la valenza artistica e culturale del teatro off. Cosa direste?
Senza il teatro off in Italia farebbero teatro 15 persone. Il teatro off permette a realtà come le nostre di andare in scena, dunque grande valenza culturale e aggiungerei sociale. Questo non significa che “off” sia sempre sinonimo di qualità o di opportunità. Per molti di noi è impossibile considerare il teatro un lavoro. I guadagni sono inesistenti, le spese folli, il riscontro popolare praticamente nullo. È per questo che facciamo le file per fare la pubblicità dei surgelati o 4 pose in una fiction Rai, non abbiamo alternative. È triste, ma una chiara e limpida visione sul nostro mondo ci permette di andare avanti, caricandoci di un infinito bisogno di dire la nostra.
Ciccio Speranza4Dove sarete in scena prossimamente?
Ci aspetta una bella avventura. In estate saremo ospiti per 3 settimane al Festival di Avignone 2020, con un’altra nostra pièce: “Il giovane Riccardo” (vincitore Milano Fringe off). Per quanto riguarda Ciccio e la sua difficilissima vita, bisognerà aspettare la prossima stagione 20/21 dove gireremo diversi teatri in una tournée nazionale.

Una breve carta d’identità di LMS – Les Moustaches: come inizia il vostro percorso e cosa state preparando attualmente?
I Les Moustaches nascono a Fara Gera d’Adda, un piccolo paese bergamasco. Il nucleo iniziale è aumentato dopo l’incontro e il confronto con altri giovani artisti, provenienti da tutta Italia, diplomati nelle maggiori accademie del territorio. Si è creato così un evidente meticciato culturale che si fonde nei nostri recenti spettacoli, attraverso lo scambio, il dialogo, il confronto e l’unione, in una ricca fattoria artistica. Attualmente abbiamo circa 1000 idee che ci tormentano la testa, ma ognuna avrà bisogno del suo tempo. Dunque, vi dico che ne vedrete delle belle o, perché no, delle bruttissime.

Andare a teatro è importante perché…?
Non so se andare a teatro sia più importante che fare l’amore o mangiare una carbonara speciale, è certo che a noi piace tantissimo, ci dà grande soddisfazione. Crediamo ancora nel suo valore comunicativo e sociale. Per questo ci piacerebbe che il teatro possa diventare un posto per tutti, come l’Arechi di Salerno o la pizzeria “Da Mimmo“. Il teatro oggi è un salottino con le solite facce, il posto più elitario che ci sia.

The Parallel Vision  _ Raffaella Ceres)

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