Intervista Teatro

#Intervista: Unconventional Date, il teatro senza pregiudizi di Club55

Zero pregiudizi. Zero convezioni. Nasce nel cuore del Pigneto una stagione teatrale tutta da scoprire che, a partire dallo scorso 10 gennaio, sotto la guida del coordinamento artistico e organizzativo composto da Francesca Brunetti, Carlo Maria Fabrizi, Vincenzo Nappi e Ludovica Santuccio punta a far (ri)scoprire le molteplici possibilità offerte dall’arte della drammaturgia e la bellezza dello stare insieme.
Unconventional Date” è la prima stagione teatrale in orario preserale targata WeNeed. Casa dell’edizione zero di questo format tutto da scoprire è il Club55 dove, ogni venerdì fino al 29 maggio, la serata si articolerà in 4 fasi: alle 19.30 spettacolo teatrale che viene replicato almeno il venerdì successivo; alle 21 un break di un’ora; alle 22 open session; alle 23.30 dj set.
Proprio all’interno del delizioso Club55 ho avuto il piacere di fare un’interessante chiacchierata con Carlo Maria Fabrizi e Vincenzo Nappi per scoprire qualcosa in più di “Unconventional Date”. La conversazione è stata informale e piena di entusiasmo, proprio come le 2 caratteristiche che maggiormente hanno catturato il mio incuriosito ascolto verso giovani artisti che sanno comunicare la voglia di sperimentare e sperimentarsi e che, insieme a Francesca e Ludovica, hanno costruito un format che si vuole mettere in costante dialogo con il pubblico.
coordinamento artistico Unconventional Date_da sin Francesca Brunetti_Carlo Maria Fabrizi_Vincenzo Nappi_Ludovica Santuccio_ph Camilla Mazza-1A quasi 2 mesi dalla data zero dell’edizione zero, come vi sembra stia andando l’esperienza in “Unconventional Date”?
Bene! Tutti noi siamo professionalmente coinvolti nel settore teatrale e abbiamo lavorato, ad esempio, all’interno di numerosi festival (Kilowatt Festival, Dominio Pubblico, Castellinaria) o anche come responsabili della comunicazione. Non pensavamo ci potesse essere fin da subito l’interesse che invece si è riscontrato per “Unconventional Date” e abbiamo concepito l’edizione zero come un vero e proprio esperimento. 2 elementi importanti da considerare, rispetto all’inizio di questa esperienza insieme, sono rappresentati dal fatto che all’interno dello spazio del Club55 alcuni di noi ci avevano già lavorato e che abitiamo proprio in questo quartiere.
Il Club55 è un locale molto versatile. Uno spazio accogliente e intimo ci sembrava il modo migliore per mettere in essere questa stagione che è fatta soprattutto di esperimenti che noi tutti, volta per volta, cerchiamo di portare avanti e modificare introducendo qualcosa di diverso. Il grande compito è di annotare tutto quello che funziona per salvare, il prossimo anno, ciò che è andato bene. Il nostro è un palcoscenico pronto a tutto, in beta permanenza.

Com’è nata l’idea per questa iniziativa?
L’idea è nata dalla volontà di cercare un modo nuovo di far fruire l’evento artistico al pubblico. Pensiamo che “il problema” del teatro oggi sia soprattutto il come viene proposto un evento teatrale. Le persone sono prevalentemente abituate ad andare a teatro, godere di quella cosa specifica e poi andare via. Non esiste un momento successivo di confronto collettivo. La dimensione del poter riflettere e parlare insieme di quello che si è visto, o anche di altro, e far nascere in questa roba qui delle relazioni a diversi livelli, ci sembrava un focus interessante oltre, come già detto, a come poter lavorare in modo originale sullo spazio. Siamo consapevoli che per attirare nuovo pubblico sia anche necessario proporre situazioni diversificate come un karaoke o una festa di carnevale per esempio, creando momenti attrattivi per le persone che poi indirettamente si interesseranno alle proposte teatrali che sono legate al format. Cerchiamo di puntare a far nascere l’abitudine al teatro. C’è la volontà di far sentire a casa lo spettatore con un’esperienza a Km 0.

L’elemento più impattante per il pubblico e quello del quale siete rimasti meno entusiasti?
Quando le persone si portano a casa un momento: quella è una cosa importante perché è da lì che dobbiamo ripartire per poterli coinvolgere nelle serate successive. È un vero e proprio appuntamento di autoeducazione agli spettacoli dal vivo. Dobbiamo, di contro, cercare di non perdere i momenti che tendono ad andare verso il performativo e lavorare nel potenziamento di una percezione di non discontinuità fra le varie fasi da cui è composta la serata. Andare a teatro non deve essere non convenzionale, deve essere normale anche se “Unconventional”!
unconventional date logo
“Unconventional Date” in un’unica espressione?
Beta permanenza! Ci teniamo a pensarci in questo modo qui, in apertura, nutrendoci anche dei suggerimenti delle persone e degli artisti che passano da noi e ci danno la possibilità di sperimentare ed evolverci. Anche il fatto che gli spettacoli replichino a distanza di una settimana è da considerare non convenzionale.

Vi siete posti il problema di organizzare una serata che non rischiasse in qualche modo di ricalcare eventi artistici già presenti sul territorio?
Non ci siamo posti questa preoccupazione limitante anche forti delle esperienze professionali dalle quali proveniamo. Ci sentiamo coraggiosi e anche un po’ nomadi visto che abbiamo intenzione di spostarci sul territorio per scoprire realtà che abbiano qualcosa di interessante da raccontare.

Invitateci a teatro!
Vi invitiamo ai prossimi appuntamenti: a marzo sarà la volta di Tony Allotta con “La vita davanti” (in scena il 6, 13, 20 e 27) da “La vita davanti a sé”, romanzo di Romain Kacew in arte Gary. E poi ancora in “Come i cani senza padrone”, che è una attività performativa e itinerante per il quartiere Pigneto dedicata a Pasolini.

Ale Blas

E voi in scena mai?
Durante le serate ci prendiamo le nostre libertà, per ora, rigorosamente fuori dal palco ma… ci prudono le mani!

Ringraziamenti: dedicati a chi?
Ringraziamo Renata Savo, prima di tutto un’amica, che ci ha aiutato tantissimo per la programmazione artistica e che è anche il nostro super ufficio stampa. La Compagnia Habitas per i suggerimenti, i contatti e le relazioni per il cartellone. Poi ancora vorremmo ringraziare tutti gli artisti che hanno accolto il nostro invito.
A noi interessa conoscere altre realtà e altre persone che lavorano sul territorio e che venendo a vederci ci possono dare feedback e suggerimenti su come è e su come si potrebbe trasformare questa esperienza. E per questo vi invitiamo a venirci a trovare!

The Parallel Vision  ­_ Raffaella Ceres)

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