Teatro

#Recensione: “Corri” al Roma Fringe Festival

Qualche giorno fa siamo stati a La Pelanda per seguire uno dei 24 debutti presentati al Roma Fringe Festival 2020. “Corri” è tratto da un romanzo autobiografico il cui titolo completo è “Corri. Dall’inferno a Central Park” (edito da Ultra-Castelvecchi).

L’autore è l’ex giornalista de Il Messaggero Roberto Di Sante, che racconta – letteralmente – il suo percorso di uscita dalla depressione grazie al podismo e al suo potere terapeutico. Ne interpreta la vicenda Sebastiano Gavasso, mentre Ferdinando Ceriani si occupa della regia e Giovanna Famulari esegue musiche che fanno da contrappunto agli stati d’animo.

È la storia di un uomo, il giornalista Aldo Amedei, e di una malattia che non ha contorni definiti: la depressione. Noi lo conosciamo quando già ne è completamente risucchiato e immobilizzato.
83052426_903569066728486_3483731394935390208_nTema attualissimo, quello che Giuseppe Berto in tempi che oggi sembrano lontanissimi raccontava nel suo “Male di vivere“. Attualissimo, in un Paese dove aumenta ogni anno la percentuale delle persone costrette a ricorrere agli psicofarmaci. Attualissimo, e sempre interessante da scoprire nelle sue sfumature. In questo caso, purtroppo, siamo riusciti a coglierne poche, visto che la location scelta per la rappresentazione non è evidentemente nata per ospitare spettacoli teatrali, meno che mai spettacoli che richiederebbero un’intimità col pubblico.

Chi scrive era seduta nelle ultime file dello spazio destinato alla rappresentazione e non esclude che chi ha avuto la fortuna di accomodarsi tra le prime abbia goduto di uno spettacolo diverso, o comunque abbia avuto modo di farsene un’idea precisa.

Stando dietro, lo spettacolo si vede e si sente a metà. Peccato, perché la storia di Di Sante ha interessato anche studiosi e psichiatri, che lo scorso anno lo hanno invitato a parlare della sua esperienza al 48esimo Congresso Nazionale di Psichiatria.

Quando l’attore, il motivato Gavasso, è in piedi e alza la voce perché il suo protagonista vive un’emozione forte si capisce che lo spettacolo ha un potenziale, ma quando sparisce dal raggio visivo e vorrebbe raccontarci qualcosa con un tono più confidenziale – come un racconto autobiografico spesso richiede – si ha l’impressione che lo spettacolo venga interrotto. In questa continua alternanza tra coinvolgimento ed estraniamento la possibilità di capire la forza dello spettacolo è pressoché bruciata.

Aspettiamo quindi di rivederlo in un contesto più adatto per poterne parlare con onestà.

The Parallel Vision  _ Paola Polidoro)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: