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#QuadroDelMese: Georges-Pierre Seurat, “La parata del circo” (1888)

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Georges-Pierre Seurat (1859 – 1891) nacque 160 anni fa a Parigi e per i primi anni della sua vita associò l’arte con i dipinti a soggetto sacro che suo padre collezionava per passione. Nonostante l’interesse per le attività paterne, fu però la madre ad accorgersi per prima della propensione del ragazzino per la pittura, affidandolo subito a uno zio pittore dilettante.

Nel 1876 Georges si iscrisse a una scuola di disegno, dove Justin Lequien lo guidò nei primi passi verso l’apprendimento tecnico. Alla Scuola di Belle Arti ebbe modo di studiare “Legge del contrasto simultaneo dei colori”, un libello di Michel Eugene Chevreul che teorizzava la necessità dell’utilizzo dei colori complementari per creare uno spazio realistico.

Nel ’79 Seurat visitò per la prima volta il quarto Salone degli Impressionisti e si convinse, con alcuni colleghi, ad abbandonare la scuola e ad affittare un piccolo studio per cominciare a sperimentare. Dopo l’obbligatorio stacco dovuto al servizio militare, Seurat cominciò a lavorare seriamente in direzione impressionista.

Bagnanti ad Asnières” fu la prima opera puntinista che presentò al Salone e che venne respinta. La sua tecnica si era ormai solidificata: dipingeva senza un disegno affiancando un colore all’altro in forma di minuscoli tocchi che, guardati da una sufficiente distanza, riuscivano a ricreare la scena e i giochi di luce. Seurat aderì dunque al Gruppo degli Indipendenti e qui conobbe Paul Signac, che resterà suo amico per la vita (e sua vera grande competizione).

Dedicò i successivi 3 anni alla realizzazione di “Domenica pomeriggio alla Grande-Jatte”, che nel 1886 presentò come sua opera di punta nel primo salone Neo-impressionista. La critica, mai troppo gentile con l’artista, lo accolse moderatamente: qualcuno lo incoronò inventore della nuova corrente, altri un visionario senza basi solide. Alla ricerca dell’agognato successo partì per un tour in Belgio e poi per il mare, a Honfleur, dove sperimentò con i colori freddi.

Nei suoi ultimi anni approfondì figure umane e movimento, 2 elementi che il puntinismo non gli aveva concesso di esplorare fino in fondo durante la sua formazione. Qui si appassionò ai soggetti circensi e alle scene familiari. Nel frattempo si isolò dai suoi sodali, accusandoli di mancanza di originalità e di furto della sua prospettiva artistica. Inviò persino delle lettere anonime contro Signac a vari giornali, definendolo “sleale e poco originale”. Poco prima di morire andò a vivere con Madeline Knoblock, modella parigina conosciuta durante lo studio per le sue “Modelle”, e perse tutti i contatti. Morì a 31 anni per le complicanze di una malattia infettiva, ma rimase immortale per le generazioni a venire.

La parata del circo” fu completata nel 1888, quando Seurat era già entrato nel periodo di superamento della sua fase strettamente neo-impressionista e stava esplorando nuovi approcci originali. Il soggetto rappresentato prende probabilmente ispirazione dalla parata del Circo Corvi, che arrivò a Parigi l’anno precedente e attirò lo sguardo del pittore, che amava quel mondo di balocchi. Seurat scelse anche in questo caso di dipingere il bordo, tendenza che era cominciata qualche anno prima nella ricerca di precisione che aveva intrapreso. Al suo amico Gustavo Kahn scrisse di voler replicare le Panatenee di Fidia: “Voglio ritrarre le persone del nostro tempo in ciò che hanno di essenziale, in armonia di linee grazie al loro orientamento”.

Il mancato utilizzo di linee oblique nel quadro lo trasforma in un’immagine bidimensionale e anche la resa degli spettatori, di spalle rispetto alla parata, li riduce a una superficie piatta che assomiglia a una decorazione da interni. La colorazione parte da colori freddi, che costituiscono la base dell’opera e si differenziano poi con sfumature di luce aggiunte in un momento successivo. Le figure si dividono in 3 gruppi: spettatori, musicisti e direttore d’orchestra, unica figura che evoca un effettivo movimento corporeo. Malinconica a un primo sguardo, “La parata” cela in realtà un intento armonico e giocoso che non venne tuttavia compreso dalla critica del tempo. A lungo andare anche Seurat la valutò un’opera mal riuscita e la migliorò nel successivo “Il circo”, introducendo il movimento come protagonista. Oggi l’opera è considerata uno dei momenti cruciali del puntinismo.

The Parallel Vision  ­_ Gloria Frezza)

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