spettacoli a roma

#Recensione: “La rivolta degli oggetti” al Teatro India

Avete presente quando vi svegliate e avete la sensazione di aver fatto un sogno confuso e pieno di cose, di eventi e di movimenti ma vi resta una strana inquietudine e poi basta? Non riuscite a ricostruirlo; siete sicuri che volesse dire qualcosa di piuttosto importante. Poi, durante la giornata e nei giorni successivi, salgono immagini, impressioni, simboli. La trama non si chiarisce, ma in voi si va agitando qualcosa di liberatorio e chiarificatore.

Questa รจ stata la sensazione di chi scrive assistendo alla โ€œRivolta degli oggettiโ€, composto con brani di Vladimir Majakovskij dai ragazzacci della Gaia Scienza ben 43 anni fa per il Beat 72 e che รจ tornato sul palco โ€“ quello del Teatro India โ€“ grazie al Romaeuropa Festival.

Uno di coloro che avevano attinto a Nietzsche per il nome di quel gruppo poi sciolto era ed รจ Giorgio Barberio Corsetti, attuale direttore artistico del Teatro di Roma, che ha ospitato nel suo spazio allโ€™India questo titolo.

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Corsetti, Vanzi, Solari (Foto: Musacchio, Ianniello & Pasqualini)

Gli altri 2 sono Marco Solari e Alessandra Vanzi, che si sono riuniti per questo omaggio agli anni ’70 passando il testimone a 3 giovani performer: Carolina Ellero, Dario Caccuri e Antonio Santalena.

โ€œOmaggio agli anni ’70โ€, perรฒ, non รจ definizione esaustiva: questa performance al tempo raccoglieva il fermento della controcultura romana, e oggi โ€“ che lโ€™aria delle cantine si รจ rarefatta e che la ricerca non ha un nome preciso โ€“ diventa un urlo allo spettatore contemporaneo e a quello che ha perso.

Nei panni di questi 3 performer leggeri come lโ€™aria e arrabbiati come il vento รจ facile entrare e ricordare echi di presenze smarrite, giullari che giocano con la vita e il suo dolore, con consapevolezza e poesia, struggimento e ironia, inviando senza mezzi termini un messaggio che รจ sรฌ politico ma anche umano da far piangere.
GaiaScienza (1)
Egregi signori, rattoppatemi lโ€™anima, affinchรฉ non possa stillarne il vuoto. Non so se uno sputo sia unโ€™offesa oppure no. Sono arido come una donna di pietra. Mi hanno munto sino in fondo. Egregi signori, volete che davanti a voi ora si metta a ballare un magnifico poeta?

Dice il poeta che nellโ€™anima non aveva un capello bianco. Davanti a noi danzano con lui anche specchi, sedie sospese, funi; sentieri argentati tracciano vie senza destinazioni, o dividono territori senza dialogo. Gli oggetti si ribellano contro gli attori, che li sanno addomesticare e far vibrare o che ne restano soverchiati e ingabbiati, sfiorandosi, accompagnando sรฉ stessi e gli altri con i corpi plastici e in cerca di tenerezza. O di scontro, visto che ogni sera la creazione รจ differente e presumibilmente legata anche alla reazione del pubblico in sala.

Labbra, baci, lacrime sono altrettanti protagonisti, come indicava Majakovskij e come fanno i Gaรฏ Scienziati nella descrizione delle maschere: il vecchio coi gatti secchi (parecchie migliaia di anni), lโ€™uomo senza un occhio e senza una gamba, lโ€™uomo senza un orecchio, lโ€™uomo senza testa, lโ€™uomo dal viso dilatato, lโ€™uomo con 2 baci, la donna con la lacrimuccia, la donna con la lacrima, la donna con la lacrimona. Strilloni, ragazze, fanciulle. Sono solamente 3 i nomi in cartellone, ma sul palco essenziale e ruvido della sala periferica del Teatro di Roma se ne agitano molti, molti di piรน.

(ยฉ The Parallel Vision โšญ _ Paola Polidoro)


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