Teatro

#Recensione: “Il Grigio” al Teatro Sala Umberto

Il Grigio” mi ha assegnato un compito importante quando si sono accese le luci sulla platea del Teatro Sala Umberto, al termine del lunghissimo applauso che ha salutato Elio di Elio e Le Storie Tese e la sua strepitosa interpretazione del capolavoro ideato da Giorgio Gaber e Alessandro Luporini. “Il Grigio” mi ha imposto di riflettere attentamente su cosa mi avesse inchiodato fra le pieghe del suo testo, fra le note delle canzoni, fra le astuzie di un ratto impertinente.

Perché di emozioni se ne provano molteplici ascoltando il testo dell’omonimo doppio album dal vivo del cantautore italiano Giorgio Gaber, pubblicato nel 1989. Ma quelle emozioni mi hanno condotta all’unisono verso una riflessione fondante: la semplicità è complessa. E Gaber lo aveva tradotto con la sua poesia, con le sue riflessioni, con il suo esempio di teatro canzone, lasciandoci un’eredità incredibile. A noi, figli di un tempo grigio e infido come “Il Grigio”, protagonista del complesso testo teatrale che “nell’adattamento di Giorgio Gallione si presenta ora nella sua forma di spettacolo compiuto”.

Non è un caso quindi se lo spettacolo in scena a Roma per 2 date davvero uniche, si apra con un intenso Elio che interpreta, a palcoscenico ancora chiuso, “Io come persona”: 

In un tempo di rassegnata decadenza
serpeggia la paura nascosta dall’indifferenza.
In un tempo così caotico e corrotto
in cui da un giorno all’altro ci può succedere di tutto.
In un tempo esasperato e incongruente
con tanta, tanta informazione che alla fine
uno non sa niente

La cifra stilistica dello spettacolo si rivela con immediatezza al pubblico in sala. Una descrizione chirurgica per un qui e ora che ci vede tutti complici del non cambiamento e che, nel passato non troppo remoto del 1994, Gaber descriveva con lungimirante lucidità. Si apre la tenda del palcoscenico e ci siamo: “Il Grigio” è pronto a palesarsi attraverso l’interpretazione del grande Elio che nel teatro sta brillantemente costruendo una carriera significativa.
72884198_10157426615701826_759943486060363776_o
Elegante e originale nella sua performance, Elio risulta vincente per l’evidente percorso di intima ricerca di quello che fu l’importante lavoro del cantautore italiano. Nessun elemento in scena permette di pensare a una mera azione di ricalco della celebre versione originale quanto, piuttosto, a un’immersione empatica con il testo che ha concesso all’artista milanese di mantenere un’identità forte che non trasformasse in altro l’intero monologo.

Aver inserito nella drammaturgia una decina di canzoni del repertorio gaberiano è stata la vera scommessa introdotta da Gallione che avvicinandosi oggi a questo capolavoro, con la benevola supervisione della Fondazione Gaber, ha dato vita a un adattamento in grado di amplificare le tematiche sottese nel testo originale. I brani sono stati riarrangiati per l’occasione da Paolo Silvestri, già complice delle precedenti incursioni del regista nell’universo di Gaber, utilizzando 4 parti pianistiche: un’ambientazione musicale estremamente contemporanea, perfetta per il talento eccentrico ed irriverente di Elio.

Allontanandosi dalla città, il protagonista del monologo sceglie di vivere in una casa in campagna per non farsi sopraffare dalla volgarità, tema centrale della narrazione che si declina in aspetti diversi fra di loro seppur strettamente connessi. La semplicità è complessa, dicevamo: la vita e le scelte che compiamo ogni giorno danno forma a questo contrasto. In fondo non è la volgarità una maschera mal riuscita di una forzata semplicità?
74159477_10157471530271826_8905293682400296960_o
L’amore, la paternità, l’impegno per il proprio lavoro, onorare l’anima, l’etica. Tutto è trasversalmente confuso e mescolato nel gioco condotto dalla volgarità. La ricerca costante di qualcosa che però sfugge da sotto i nostri occhi. Ma cosa? Una morale? I 1000 pezzi che ci compongono?

Il Grigio” è un topo ma sono verosimilmente “i mostri che abbiamo dentro” come più volte viene ripetuto e cantato all’interno della pièce. “Il Grigio” è anch’esso la metafora di una semplicità perduta e confusa che però ha bisogno di essere ritrovata, nascosta fra gli scatoloni di un trasloco, ad esempio. Come nel caso del nostro protagonista.

La scenografia è davvero molto bella, di quelle che lasciano il segno per eleganza e incisività, parte integrante dell’intero spettacolo. Tutto bianco e geometrico per evidenziare il giusto contrasto con il grigio delle pareti appena rastrellate, anonime e in attesa di una veste nuova.

Il Grigio” sarà ancora a Torino (Teatro Colosseo 23 novembre), Bergamo (Teatro Creberg 30 novembre), Bologna (Teatro delle Celebrazioni 6-7 dicembre) e Catania (Teatro ABC 14-22 dicembre).

Come si fa a mettere a posto le cose quando tutto quello che è importante accade nell’intimo?“: se volete tentare anche voi di riflettere su questo importante interrogativo, regalatevi una sera sotto il segno dell’indimenticabile Giorgio Gaber. “Il Grigio” vi aspetta, siatene certi.

The Parallel Vision  ­_ Raffaella Ceres)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...