Arte

#Intervista: Alexandra Mazzanti e il pop surrealista della Dorothy Circus

Poche cose sono tanto soddisfacenti quanto un pomeriggio trascorso per caso in una piccola galleria indipendente a Roma. La sera che arriva, gli spazi familiari eppure sconosciuti, la curiosità e la freschezza nascosta nelle opere esposte: è un’esperienza completa che semplicemente non si può perdere. C’è questa intenzione dietro l’intervista che state per leggere. Permettere ai romani, storici e d’adozione, di conoscere le piccole realtà che portano arte e nuovi punti di vista nella Città Eterna, gallerie che arricchiranno le giornate indecise e i weekend impegnati, che certamente affronterete.

Quella di oggi è la storia della Dorothy Circus Gallery, alle spalle di Campo de’ Fiori da 13 anni. Abbiamo chiesto alla direttrice, Alexandra Mazzanti, di raccontarcela.

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Alexandra Mazzanti (Foto: Chiara Kurtovic)

Com’è nata Dorothy Circus?
Dopo alcune esperienze di lavoro nel teatro come scenografa e la nascita del mio secondo figlio, ero tentata di lasciare Roma per la California, ma è proprio grazie ad L.A., dove ho incontrato il movimento Pop surrealista, che sono invece rientrata a Roma per portare nella mia città quello che avevo scoperto. Mia madre, musicista e appassionata d’arte figurativa del ‘700 e ‘800, è stata mia alleata e fondatrice del nostro primo “Art Circus”, nato come piattaforma espositiva per artisti di Pop surrealism born in USA, e al tempo stesso palcoscenico per street artist e artisti figurativi europei che all’epoca soffrivano una forte emarginazione da parte della cultura dell’arte contemporanea ufficiale, ancora molto ancorata ai diktat dell’arte concettuale.
La Dorothy Circus nasceva nel 2007 per dare voce alle avanguardie figurative dell’arte contemporanea, per offrire al pubblico di Roma (quello dell’arte e non solo) uno spettacolo fuori dagli schemi, un’esperienza magica, uno show visionario, in un salotto dalle pareti di velluto rosse dove, durante gli opening delle mostre, gli artisti esposti si esibivano con creazioni site specific sullo stesso tema.

La Dorothy Circus insegue il Surrealismo Pop, puoi spiegarci cos’è e con quale procedimento selezioni gli artisti da esporre?
Il Pop Surrealismo è il frutto visivo della cultura e coscienza collettiva contemporanea, un mix e un’evoluzione della storia dell’arte figurativa di cui possiamo ritrovare le radici negli affreschi romani, così come nelle scure Madonne del Caravaggio e di Antonello Da Messina. Il linguaggio pop surrealista è un mix irresistibile di pattern familiari, di simboli, citazioni e sentimenti universali dell’arte e della psicologia umana, che danno vita a visioni oniriche e profondamente spirituali.
Attraverso le mostre proposte in questi 12 anni, ci siamo fatti spesso portavoce di tematiche sociali e culturali, care a molti dei nostri artisti, che come noi amano provocare la coscienza collettiva con messaggi profondi di anti-discriminazione e antiviolenza, a difesa dei diritti delle donne e dei bambini e più ampiamente di tutte le fragilità, sensibilizzando circa le problematiche ambientali.
Gli artisti vengono selezionati con il fine di offrire una visione completa a livello internazionale delle più vibranti avanguardie dell’arte contemporanea: l’arte asiatica, la Street art e il Pop Surrealism.

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Dorothy Circus Roma

Dorothy Circus ha 2 sedi, Londra e Roma, quali sono state le differenze – se c’erano – nell’accoglienza che ognuna delle città ha riservato alla galleria?
Il figurativo è tornato alla carica ed è evidente anche nelle fiere internazionali. Oggi si parla di setting “Instagrammable” e locationsInstagram worthy“. fenomeno forse anche inquietante se vogliamo, ma è un dato di fatto che il setting è diventato ormai parte del gioco. Nessuno si stupirebbe più oggi delle nostre pareti di velluto rosse, come invece successe a Roma nel 2007 quando le gallerie dovevano essere bianche d’obbligo e l’unico spazio espositivo concepibile era il white cube.
Tuttavia la programmazione è studiata ad hoc per ciascuna delle 2 sedi e seppure molti degli artisti proposti sono in comune, per alcuni eventi si differenzia tra le 2 città. Come l’iraniana Afarin Sajedi, presentata in esclusiva per la sede di Londra e il russo Andrey Remnev che presenteremo per la prima volta il prossimo dicembre in esclusiva a Roma.

Qual è lo stato dell’arte contemporanea attuale? Ci sono stati cambiamenti negli ultimi anni?
Oggi c’è un evidente ritorno al figurativo, una ricerca della tecnica pittorica e tendenza alla sublimazione estetica e visiva, anche l’ironia e il pop, non importa quanto estremi, sono ben voluti. Basti pensare alle gigantesche installazioni dei Mega Toys di Kaws, dalla Corea alla Virginia Beach. Anche nelle fiere e nei musei si possono finalmente apprezzare delle mostre in cui l’arte è di nuovo squisita, sia nei contenuti emotivi e psicologici che nelle sue forme tecniche. Un esempio “La Stanza Segreta” dalla collezione di Massimo Caggiano a cura di Cesare Biasini Selvaggi e Vittorio Sgarbi in mostra ora a Gualdo Tadino.

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Dorothy Circus Londra

Quali artisti consiglieresti a chi vuole approfondire l’arte contemporanea?
I movimenti che dal mio punto di vista sono più autentici e interessanti in questo momento sono l’arte asiatica e il nuovo surrealismo. Inoltre, pur non essendo ancora una delle espressioni che espongo nei miei spazi, trovo che anche la giovane fotografia europea sia in grande fermento creativo e ho notato molti nuovi autori italiani che fanno una ricerca davvero poetica.

The Parallel Vision  _ Gloria Frezza)

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