#QuadroDelMese

#QuadroDelMese: Ron Mueck, “Mass”, 2016

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Ron Mueck (1958) è un artista australiano, tra i più autorevoli esponenti dell’iperrealismo contemporaneo. Nato a Melbourne da genitori tedeschi, viene subito impegnato nell’attività di famiglia, che possiede una fabbrica di bambole. Anche se la sua vita lavorativa si sposterà poi altrove, verso la televisione per bambini e il cinema, mantiene sempre una straordinaria manualità per la costruzione di burattini. Manualità che i suoi genitori definiscono un vero talento.

Seguendo la sua passione per il grande schermo si trasferisce negli Stati Uniti, dove comincia a impiegare la sua bravura artigianale nelle prime creazioni artistiche. Si tratta di statue che rappresentano persone accentuandone ogni singola ruga, difetto o semplice caratteristica, in un trionfo di eccesso. Le loro dimensioni sono sempre diverse: piccolissime, enormi, leggermente più alte del normale, e i suoi “giganti” sono catturati in gesti quotidiani, espressioni del viso viste centinaia di volte che guardano allo spettatore come per mostrargli la sua stessa ripugnanza.

Quello che era un hobby si trasforma in una vero e proprio lavoro nel 1998, quando la galleria Anthony d’Offay di Londra dà spazio alla sua prima esibizione. Il successo lo travolge l’anno dopo presentando la sua opera più riuscita, “Boy“. Un adolescente accovacciato sulle sue ginocchia che guarda, quasi spaurito, lo spettatore che lo avvicina. La sua posa, gli occhi profondissimi e l’altezza mettono chi guarda a confronto con le insicurezze e la precarietà del soggetto, la posa animalesca dice quasi alla specie tutta di vergognarsi. Nel 2001 “Boy“, che ora trovate nel museo di Aarhus in Danimarca, arriva alla Biennale di Venezia e lancia definitivamente Mueck nell’olimpo dei contemporanei. Ad oggi ogni suo pezzo è accolto con stupore e ammirazione.

Mass” (2016) è un’installazione che Mueck ha esibito alla NGV Triennial, fatta di 100 enormi teschi umani accatastati l’uno sull’altro, che trasformano istantaneamente la galleria ospitante in un ossario. In questa occasione i volti dell’artista, pratico nella realizzazione fisiognomica degli umani, si spogliano di carne, sangue e orpelli e ritornano alla forma originaria. Per realizzarli, Mueck ha impiegato oltre un anno di lavorazione e studio dell’anatomia umana. Il cranio, uguale per tutti, livella i soggetti rappresentati che, lo spettatore immaginerà, avranno avuto vite differenti ma un destino di morte comune. Mueck ha fatto di “Mass” il proprio memento mori, dedicandolo alle vittime dei genocidi in Cambogia, Ruanda e Iraq. Di fronte a una rappresentazione in larga scala dei fatti, chi avrà il coraggio di voltarsi dall’altra parte?

The Parallel Vision ⚭ _ Gloria Frezza)

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