Teatro

#Recensione: “Vox Family” al Teatro de’ Servi

E infine uscimmo a riveder le stelle“: il decimo e ultimo appuntamento con la Stagione Fuoriclasse promossa dal Teatro de’ Servi in collaborazione con il Teatro dell’Orologio, seguito e raccontato da The Parallel Vision per voi passo dopo passo, ci proietta sulla scena di “Vox Family”, intenso lavoro scritto e diretto dal bravo Francesco Petruzzelli.

La famiglia è il primo sistema sociale di riferimento che ci accoglie e ama per quel che siamo. O almeno è quello che dicono tutti, quello che si vocifera sul conto di questa illuminata forma di cooperazione antropica. Francesco Petruzzelli raccoglie le dissonanze del mormorio generalista all’interno di questa voce di popolo e le trasforma in una commedia dai tratti tragicomici nella quale il sistema famiglia barcolla ma non molla, promuovendo invece una chirurgica e spietata analisi sugli elementi che lo compongono.
57726605_2114846461903876_5179437590666805248_nL’insieme funziona se l’armonia dei singoli viene salvaguardata e sostenuta. Ma nella famiglia funziona realmente così? Astro, il talentuoso Lorenzo Parrotto, è il figlio. Mamma, la versatile Carlotta Mangione, è la sua genitrice. Ella è convinta che, con la giusta dose di tormento formativo e d’istruzione, qualche particolare scintilla geniale prenderà forma durante la crescita del giovane. Non c’è amore, non c’è cura. E gli archetipi fondanti l’istinto materno si smantellano sotto il peso del cinismo della donna.

I nomi rivelano i sentimenti

Un incubo claustrofobico reso grottesco dai personaggi che girano attorno alla vita dei 2 protagonisti: l’illuminata maestra del giovane adolescente Giulia Gallone; e il papà, Michele Lisi, fuggitivo ma puntuale per l’assegno mensile e tormentato da una coscienza incalzante che prende vita nei movimenti scenici di Luigi Biava. E ancora, la nonna di Astro, meravigliosa figura che riempie i ricordi e i rimorsi sia della mamma che del figlio, assumendo per ciascuno di essi sembianze diverse ma follemente simili nelle magistrali interpretazioni di Roberta Azzarone e Irene Ciani.

Difficile rendere in maniera originale un tema complesso, ispirato a fatti realmente accaduti seppur rigorosamente non autobiografici. Questo tiene a precisare il regista alla platea poco prima dello spettacolo durante l’intervista dedicata al tema della genitorialità, condotta da Pierluigi Imperatore direttore scientifico dell’Associazione iKairos.

La riuscita di questa performance è affidata a diversi dettagli che ne compongono una cifra stilistica molto interessante. Il ritmo della narrazione è sostenuto da schemi comprensibili e ben distribuiti: la trama principale non viene approfondita da dialoghi gravosi e pesanti ma arricchita da brevi fiabe ironicamente rivisitate (“Biancaneve” e “Hansel e Gretel”) oppure recuperate dalle ceneri delle versioni originali (come quelle de “Il Brutto Anatroccolo” o de “La Sirenetta”). I costumi di scena compongono un collage di colori apparentemente anonimi ma che riescono a trasformarsi in elemento scenico inedito per un palco completamente spoglio. 

Per essere certa anche questa volta di non dimenticare nessun appunto di viaggio, vi (ri)propongo la sintesi schematica di questo lavoro che concorre per aggiudicarsi un posto nel cartellone 2019/2020 del Teatro de’ Servi (noi di The Parallel Vision facciamo orgogliosamente parte della giuria critica):

(s)punti forti: “Vox Family” non ha la pretesa di insegnare nulla. Non pone lo spettatore di fronte a un epilogo moralistico o didascalico. Lo spettacolo ha piuttosto il pregio di sollecitare domande complesse nel rapporto fra genitori e figli. Il drammatico finale pesa non tanto nell’atto espresso quanto nel macigno composto dalle possibilità che sprechiamo quotidianamente perché troppo impegnati a confondere noi stessi nel gioco dei ruoli familiari che rincorriamo senza accogliere. 

(s)punti deboli: il dramma che si consuma all’interno della dolorosa relazione fra madre e figlio rischia di non rendere il giusto merito al difficile rapporto tra padre e figlio, recuperato sul finire della commedia. Il colpo di scena conclusivo soffoca il delicato processo di riabilitazione alla vita di Astro. Elemento molto interessante se incluso nell’andamento dell’intera drammaturgia ma che, nel finale aperto, perde di quella tensione che invece ben caratterizza l’intera commedia.

(s)punti tecnici: di grande efficacia la presenza delle voci immaginarie che prendono la forma degli affetti più cari e allo stesso tempo maggiormente temuti. Geniale l’inserimento delle fiabe e da menzionare e applaudire è il grande lavoro di ricerca per i personaggi proposti da tutti i protagonisti in scena. Nulla viene lasciato al caso. Persino la dizione curata meticolosamente ne è un biglietto da visita significativo. 

(s)punti e basta: “Vox Family” è un gioco di equilibrio fra l’assurdo e il possibile. E questa non è forse la sintesi perfetta in un mondo dove nelle fiabe cerchiamo ciò che invece esiste nella vita di tutti i giorni? C’è sempre tempo per imparare a essere e non semplicemente a esistere. Vale la pena farlo, costi quel che costi.

Voto: 9

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...