Musica

#Intervista: il Viaggio in Italia degli AdoRiza – Giorgia Parmeni

Dalle radici greche di “radice” e “canto” si apre lo scrigno di AdoRiza, collettivo di 17 artisti nato dall’esperienza di Officina Pasolini che si è costituito per mettere in scena, per ora, uno spettacolo (e un libro, e un disco) sulla musica popolare. Lo spettacolo si intitola “Viaggio in Italia. Cantando le nostre radici”, è stato in scena al Teatro Marconi dal 21 al 24 febbraio e sarà all’Auditorium Parco della Musica il prossimo 24 aprile con l’obiettivo di “ridare lustro a un repertorio musicale che ci appartiene in modo ancestrale e che rappresenta molto più di un bagaglio culturale della nostra tradizione”. Li abbiamo incontrati uno per uno nelle sale di Officina Pasolini e ci siamo fatti prendere dalla nostos-algia, raccontandoci le storie che abbiamo dimenticato.

Giorgia Parmeni, interprete nata in Ciociaria, si porta appresso anche le storie del nonno siciliano e della nonna sarda. Con lei abbiamo riflettuto su quanto le radici ci tengano coi piedi per terra.

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Giorgia Parmeni (Foto: © Nuovo Metastudio)

Che cos’è per te una radice?
È qualcosa di cui non ci possiamo liberare. Siamo indissolubilmente legati alla terra, ce la portiamo dentro senza saperlo e ognuno la avverte in modo diverso perché è un sentimento legato alla passione. Io la sento particolarmente quando, durante lo spettacolo, siamo seduti ai lati del palco e battiamo i piedi in terra.

Suggestiva l’immagine: la radice è qualcosa che ti tiene fisicamente coi piedi per terra anche in una società liquida, in cui tutto è raggiungibile.
È cambiata la forma del sentimento, ma il sentimento in sé non verrà mai perso.

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Collettivo AdoRiza (Foto: © Capture Studio)

Il tema del vostro spettacolo, il viaggio, la migrazione, si lega all’aspetto della lontananza dalla propria terra. C’è una frase di “La luna e i falò” di Pavese che dice “un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via”. Tu hai un paese da cui sei andata via?
Mio nonno materno è siciliano, mia nonna è sarda e hanno trasmesso ai miei zii e a mia madre, nati nel Lazio, la nostalgia per le isole. La sento anche io, nonostante non sia nata in quelle terre. Qualche tempo fa sono stata in Sicilia per visitare i parenti e ho portato con me mio nonno, che mi ha pregato di portarlo a rivedere la Sicilia prima che fosse troppo tardi. È stato un viaggio lunghissimo, ma ne è valsa la pena (sorride, ndr).

Il legame con una terra si basa anche sul ricordo, sulle storie che ci vengono raccontate.
Capisci di appartenere a un posto quando senti un odore che ti ci riporta.

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(Foto: © Susanna D’Alessandro)

Nonno siciliano, nonna sarda, genitori nati nel Lazio. Che mondo di tradizioni hai in testa?
Un mondo confuso (sorride, ndr). Le tradizioni isolane sono più forti e immediate, forse per la velocità diversa a cui viaggiano i paesi; nel Lazio è più complicato trovarle e spesso sono legate al tema religioso.

La musica popolare potrebbe anche rappresentare la vera musica italiana: ha uno sviluppo tematico diverso, ha timbri e metriche particolari, le canzoni nascono in forma orale. Per chi di mestiere fa l’interprete, quanto è stato istruttivo confrontarsi con una materia di questo tipo?
Forse è la cosa più difficile che abbia mai fatto. Non ero mai entrata in contatto con la musica popolare e sul palco si crea una magia travolgente.

Adoriza-22Cos’altro interpreti nello spettacolo?
Interpreto la parte in griko di “Bella ci dormi”, brano pugliese, e “La bergera”, canto piemontese, assieme ad Andrea Caligiuri, che è calabrese. Ci hanno presi in giro per un bel po’, speriamo di essere dei piemontesi credibili (sorride, ndr).

The Parallel Vision ⚭ _ Daniele Sidonio)

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