Musica

#Intervista: “Variazioni”, l’album dei cambiamenti di Edy

Si dice “tale padre, tale figlio”. Ho incontrato EDY a ‘Na Cosetta lo scorso 26 marzo al sound check del battesimo live del suo progetto pop-cantautorale. Assieme a lui suo figlio Alexander, che non si è fatto pregare per salire sul palco con il padre a cantare un brano insieme. Al secolo Alessio Edy Grasso, EDY ci racconta il suo “Variazioni”, esordio solista, prodotto da Marco Fasolo per Goodfellas Records.

webEDY5324-1Tutto pronto per stasera? Anche se non è la data zero del tour.
Sì prontissimo, non è il primo concerto, vero, però è una data molto importante perché anticipa e riprende un po’ il tour. Ho già fatto 3 live show appena uscito il disco: a Roma con Spaghetti Unplugged, all’Apollo a Milano e a Catania al Mono. Un’altra data in apertura ad Angela Baraldi al Lanificio a inizio febbraio, ma da questo momento in poi ho 17 concerti di fila in un mese e un tour che spero prosegua per tutto il 2019. Quindi sono emozionato. Felice, soprattutto.

“Variazioni” è un titolo evocativo, ne parli come di un album che simboleggia un cambiamento. È stata la tua prima scelta? Sei andato a colpo sicuro?
Sì, è stata la mia prima scelta, anzi tengo a dire che è stata la scelta di Carmelo, batterista degli UltraviXen e di EDY. Rappresenta in una sola parola tutto quello che volevo dire nel disco. “Variazioni” significa tanti cambiamenti, è il primo titolo uscito spontaneamente. Ovviamente ne ho ipotizzato altri e alcuni mi piacevano anche, però questo credo sia quello giusto.

46350773_2209770319276339_3105771386669367296_nHai menzionato i tuoi UltraviXen. Come hai vissuto il passaggio da una visione da band ad una, invece, da solista, in ottica di scrittura dei brani?
Anzitutto direi che non è esattamente un passaggio. Gli UltraviXen non sono un progetto chiuso, assolutamente, avranno un altro momento. Scrivendo, invece, avevo a tutti gli effetti la sensazione di comporre canzoni proprio per gli UltraviXen! Avevo contattato quindi Marco Fasolo perché mi piaceva il suono di “Endkadenz”, l’ultimo disco dei Verdena, e volevo finisse anche nel nostro prossimo lavoro. Quando mi sono risvegliato dall’incidente (Alessio, il 6 maggio 2016, ha avuto un gravissimo incidente in moto, seguito da 12 mesi in convalescenza, ndr) ho sentito il dovere di realizzare qualcosa che dipendesse totalmente da me, sicché per queste canzoni abbiamo scelto un vestito pop cantautorale. Tra l’altro ho speso una marea di soldi per fare il disco e sono stati gli stessi che ho avuto dall’assicurazione dopo l’incidente! Il cerchio che si chiude perfettamente, quindi. E di questo ringrazio Gianluca Indaco, l’avvocato che mi ha sostenuto in questa vicenda.

A proposito, qual è stato il primo pezzo che hai scritto, o quello che ha dato l’impronta al disco?
Probabilmente “Fai quello che vuoi”. Come “Catania”, è un brano che contiene variazioni musicali estreme. Inizia con dei chitarroni che sembrano synth, poi si apre con chitarra acustica e voce, in pieno stile Battisti, fino al ritornello finale, estremamente orecchiabile. Racchiude tutte le anime del disco, anche quella rock. EDY comunque è un progetto pop, con l’ambizione di passare in radio, anche in quelle comunemente considerate mainstream. Pensa che la mia “La Casa di Barbie” è stato un tormentone per Radio Latte e Miele. È passato tantissimo lì.

56541904_2297812013805502_2408534238447009792_nOltre all’influenza, forse anche per vicinanza, dei Verdena, cos’altro ti ha ispirato?
Citerei il Lucio Battisti di “Anima Latina” tanto quanto i Suicide, specie in “Se questo è un uomo”. Di base le mie sono influenze rock, ma provengono anche dalla buona musica italiana. Sono cresciuto con i grandi cantautori: De Gregori, Guccini. Mentre dei nuovi adoro Bersani e mi piacciono gli ultimi di Cremonini e Sinigallia. Adoro però anche il cantautorato d’oltremare: Nick Cave, Nick Drake, i The National, e poi Steve Albini degli Shellac, i Fugazi e Jon Spencer con Blues Explosion. Tra gli ascolti più moderni ti direi Giorgio Poi: musicalmente è quello che stimo di più e che sento più vicino, così come Andrea Laszlo De Simone. Rispetto moltissimo anche Motta.

Io ho sentito molto anche gli Afterhours, specie nel cantato.
Ti dirò, capisco il perché, ma onestamente non sono mai stato un loro grande fan. Questo perché quando loro facevano rock, io comunque facevo un rock… duro, quindi in questo senso li trovavo pop. Sono comunque molto amico del loro chitarrista Xabier Iriondo e ho gran rispetto anche per ciò che fa Manuel Agnelli.

37900903_2132608663659172_5008438849370587136_nCatania, Milano, Roma. Qual è la città più rappresentativa dell’album?
Questo disco rappresenta le mie radici, i miei ricordi, la mia formazione musicale, con tutte le tratte Milano-Roma fatte con l’Alfa Sud di mio padre. Rappresenta l’emancipazione da Catania, una città che mi ha segnato moltissimo, specie perché lì ho fatto molto attivismo politico. Il disco però vuole essere principalmente proiettato al futuro, e il mio futuro è a Roma.

Parlaci un po’ di “Immobile” e del videoclip. Com’è nata l’idea?
Ho dato l’ispirazione a Giovanni Tomaselli, regista del gruppo Cinepila, che ha realizzato anche l’ultimo di Ermal Meta. Ho immaginato 2 ragazzi che si guardano, immobili in mezzo al casino, e riescono comunque ad isolarsi e a perdersi l’uno negli occhi dell’altra. Sono fottutamente romantico! Giovanni è stato bravissimo, è riuscito a rappresentare il tutto con estrema eleganza. E poi ci sono protagonisti eccezionali, Charles Carrara ed Ester Pantano, che non hanno bisogno di presentazioni.

C’è un tour che partirà a breve. E poi? È previsto un terzo singolo?
Sì, e te lo spoilero in anteprima assoluta. È un pezzo decisamente estivo, “Come un flash”, che nel disco canto insieme alla mia sorella Matilde Davoli. L’ho scritto in Salento, ha proprio l’odore di una fine estate salentina. E stiamo già pensando al video, con il fratello di Matilde, Pierluigi, alla regia.

The Parallel Vision ⚭ _ Chiara Virzi)

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