Musica

#LiveReport: Dimartino al Monk Club

Non l’abbiamo sognato. Fuori c’era la luna e Afrodite è scesa al Monk, riuscendo quasi nell’impresa di guarire la sua acustica spigolosa. Non l’abbiamo sognato, i 2 ragazzi davanti a noi si sono innamorati col passare delle canzoni; le 2 ragazze in prima fila erano felici di essere amanti durante “Non siamo gli alberi”. Non l’abbiamo sognato, il concerto di Dimartino rende il giusto merito al nuovo disco: un tripudio musicale e poetico, suggellato con una prova raffinata.

Non l’abbiamo sognato, la bellezza esiste ancora e somiglia molto al politeismo invocato dal cantautore siciliano. Se il monoteismo dispone l’uomo a immagine e somiglianza di Dio, il politeismo (in senso morfologico, non teologico) dispone un dio in forma umana. Nell’era dell’individualismo applicato a tutto, Dimartino sceglie la direzione opposta e celebra l’umano applicato all’umano creando, dal vivo, un rito collettivo per capire che la bellezza sta pure nei preservativi annacquati dopo un temporale, oltre che nella nascita di una figlia. La bellezza sta pure nei novelli San Francesco e nelle città multietniche e non solo nel firmamento; nelle sale bingo e non solo nella luna, che, come diceva Beckett, probabilmente ci mostra sempre il culo.

Dimartino-1Non l’abbiamo sognato e non dovremmo, perché Dimartino racconta solo l’amore dell’uomo per l’uomo, quello da proclamare patrimonio dell’umanità, per dirla con Silvano Agosti. Non c’è niente di retorico, è solo la schifosa verità, l’eccezionale normalità. È talmente autentico che il cantautore sul palco non parla quasi mai; racconta la genesi di qualche canzone (suggestiva quella di “Daniela balla la samba”) e nulla più, perché nulla in più servirebbe. Basta l’uso di voce e canzoni per consolare le solitudini nel tempo in cui vengono trasformate in isolamento. Un messaggio forte (una poetica chiara) lanciato da un pulpito serigrafato, che dà alla periferia palermitana e alle balere la loro ribalta musicale a metà tra il Battisti latino e gli anni ’10.

La serigrafia è merito di Matteo Cantaluppi, produttore con l’alloro del nuovo pop e di una band sopraffina: Angelo Trabace (tastiere), Simona Norato (straordinaria a chitarra, tastiera e percussioni) e Giusto Correnti (batteria). Il messaggio che Dimartino ha costruito col nuovo disco è fisiologica e fantasiosa evoluzione di pezzi più datati, come “Niente da dichiarare”, “I calendari”, “Come una guerra la primavera”, che completano la scaletta e ammaliano anche gli astanti più molesti.

Dimartino-2Nel tempo in cui le canzoni dondolano placidamente in una sintetica catena di montaggio, nel tempo in cui il monoteismo musicale ingurgita tutto e tutti, è necessario proporre idee diverse; è necessario Dimartino col suo disco politeista e politico, quindi umano. Non l’abbiamo sognato, era sotto la luna.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Daniele Sidonio)
(Foto: © Michela Forte)

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