Teatro

#Recensione: “Il Giovane Riccardo” al Teatro de’ Servi

L’ottavo appuntamento con la stagione di Fuoriclasse curata dal Teatro de’ Servi in collaborazione con il Teatro dell’Orologio mette in campo un gioiello dedicato alla drammaturgia contemporanea: “Il Giovane Riccardo”, scritto e diretto da Alberto Fumagalli e sostenuto dal Teatro Studio Uno.

Impegnativa e impegnata prova artistica che disegna, con i cupi colori del dolore, una rilettura del dramma “Riccardo III” di William Shakespeare. Riccardo, il bravissimo Alberto Fumagalli, è un adolescente afflitto da una grave malformazione fisica. Unico erede diretto di un impero industriale, si ritrova suo malgrado all’alba di un nuovo ruolo: continuare la sua vita grigia condizionata dai finti agi dell’oro nero, frutto dell’impegno professionale del padre ora in fin di vita.

53139027_2390231521076144_1526055739158691840_nMai amato dalla madre, scansato dai compagni, deriso dai pochi che lo avvicinano, ingannato da chi credeva amico, Riccardo maturerà dentro di sé una malata sete di riscatto che lo porterà a compiere gesti efferati e neri come la coscienza di chi non ha più nulla da perdere.

L’ambizione, se usata con sapienza, è una grande cosa

Neri i costumi, nere le scenografie, neri tutti gli elementi scenici. Un’immersione totale nelle paure più intime e nelle sensazioni acri come l’odore del petrolio. Il bisogno di estendere al pubblico il dolore nel dramma raccontato si percepisce in ogni scelta registica messa in atto. “Il Giovane Riccardo” conquista le benevole attenzioni degli spettatori vinti dal senso di disarmonia che grava sulla sua giovane vita.

Esiste un limite accettabile fra vendetta e riscatto? L’ingiustizia per un bisogno d’amore mai soddisfatto fa percepire, come un brivido sottopelle, la crudeltà che cresce rigogliosa nell’indurito cuore del ragazzo. Un disagio che culmina con il rovesciamento quasi totale del buon senso comune quando gli eventi porteranno verso il drammatico epilogo.

52958245_2046507025404487_937317255903969280_oI protagonisti Antonio Muro, Diego Tricarico Ludovica D’Auria in scena tutti contemporaneamente per l’intera durata della performance, sembrano eseguire una macabra danza intorno all’infelice erede, coreografia che prevede un gioco di avvicinamenti e allontanamenti caleidoscopici. Una sola figura si muove controtempo: l’anaffettiva madre, intensa Alice Bertini annientata dal totale rifiuto verso il suo infame destino. Eppure l’unica che sarà in grado di mettere fine ai deliri del figlio in un estremo gesto d’amore che tratteggerà il confine fra il riscatto e la vendetta.

Per essere certa anche questa volta di non dimenticare nessun appunto di viaggio, vi (ri)propongo la sintesi schematica di questo lavoro che concorre per aggiudicarsi un posto nel cartellone 2019/2020 del Teatro de’ Servi (noi di The Parallel Vision facciamo orgogliosamente parte della giuria critica):

(s)punti forti: “Il Giovane Riccardo” ha il pregio di non tentare in alcun modo di evocare il dramma shakespeariano. Ne trae forza e origine, ma il messaggio che impone è declinabile in molteplici direzioni sociali ed emotive originali: il conflitto verso un ruolo di madre difficile e ancor più solitario quando le tue cure sono dedicate a un figlio gravemente malato; il senso di frustrazione per il periodo adolescenziale; e ancora, forse più banalmente, l’incertezza di quei rapporti basati unicamente sui bisogni e tornaconti personali.

(s)punti deboli: Non è possibile parlare di punti deboli per questa opera contemporanea che convince per drammaturgia e per soluzioni registiche. L’unica osservazione riguarda la scelta dell’atto unico, nonostante la complessità di alcuni dialoghi presentati che richiedono un livello di attenzione sempre molto alta. Ma forse in questo si scruta il desiderio di conservare le cifre stilistiche shakespeariane.

(s)punti tecnici: Molto bello l’intreccio dei personaggi sullo sfondo di una scenografia essenziale e complessa al tempo stesso grazie all’eccellente lavoro di Fulgenzio Fumagalli. Le maschere e i costumi scelti (Giulio Morini) rimandano alle forti suggestioni distopiche: un tempo senza tempo che rende ancor più (av)vincente il risultato finale. 

(s)punti e basta: “Il Giovane Riccardo” è un crossover teatrale che mette d’accordo gli amanti di Shakespeare, del teatro contemporaneo e gli attenti osservatori. Cosa augurare ancora alla Compagnia Les Moustaches? Di continuare a lavorare in questa direzione!  

Voto: 9

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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