Musica

#Intervista: Elisa Costanzo, tra le onde della fratellanza universale

Si intitola “Onda dopo onda” (Noise Symphony Music/Pirames), è il secondo singolo del suo nuovo progetto discografico (ancora segreto) ed Elisa Costanzo lo ha presentato lo scorso mercoledì 13 febbraio sul palco di Marmo. Un pezzo multiforme dai mille significati, così come lo è il bellissimo video diretto da Egidio Amendola. Così come Elisa stessa, portatrice di un messaggio di fratellanza e rispetto universali che traspaiono dal suo brano e dalle immagini che lo accompagnano. L’ho incontrata per Parallel proprio la sera del release, chiacchierandoci amabilmente mentre i Lumen di Emanuele Binelli e Paolo Violi aprivano sul palco la serata.

onda-dopo-onda-Elisa_Costanzo-15Elisa, tu che rapporto hai con il viaggio?
Lo intendo come evoluzione personale. Non è solo quel tipo di viaggio che si intraprende per vedere posti nuovi, ma anche per scoprire lati di sé che nella quotidianità rimangono un po’ nascosti. Per me, la vita è un viaggio e intendo così anche il mio percorso.

Infatti oltre a quello umano si è sovrapposto anche il percorso geografico. Non sei una ragazza “sedentaria”, per così dire.
No, anzi. Ad esempio un paio d’anni fa ho deciso di partire con uno zaino e andare in Cina per un mese e mezzo, nella zona più rurale di quel Paese. Proprio per provare un’esperienza nuova legata a una maggiore introspezione, per dedicare più tempo al silenzio e al mio ascolto.

onda-dopo-onda-Elisa_Costanzo-18Onda dopo onda” è molto orecchiabile e allo stesso tempo contiene al suo interno verità complesse.
Anche questo è un viaggio. Ho provato a pensare di essere una persona in difficoltà con la speranza di poter meritare una vita serena. Quindi ho immaginato un percorso e la grande motivazione che c’è alla base. Anche perché, in questi casi, non si ha granché da perdere. Mi sono concentrata sul viaggio e non sul punto di arrivo, sulle ragioni che possono spingere una persona in difficoltà a partire e a rischiare la vita per meritare la speranza di un’esistenza migliore. Credo che “Onda dopo onda” sia orecchiabile nell’inciso ma molto descrittiva nelle strofe, che raccontano bene le onde e il ritmo del viaggio. 

Pino Cacucci, uno scrittore e sceneggiatore piemontese, a proposito del viaggio dice che “le radici sono importanti nella vita di un uomo ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove”. Secondo te perché oggi una verità così semplice è messa in discussione?
Forse perché l’attenzione è focalizzata sul punto di arrivo, sul fardello di dover collocare persone e cose. Ma non si pensa all’essere umano, alla necessità di meritarsi una vita migliore. Per cui ci si fossilizza su problemi reali di accoglienza, quando in realtà alla base c’è un individuo con dei sentimenti. Quindi probabilmente è questo il problema: concentrarsi solo su alcuni aspetti che diventano poi motivo di discussione costante e di divisione.

Inoltre in “Onda dopo onda” non c’è solo il tema del viaggio ma anche quello dell’identità, dell’altro, della libertà.
Esatto, io voglio parlare soprattutto dell’individuo e credo che la musica sia uno dei mezzi più adatti a trasmettere tutte queste idee. La musica arriva a tante persone e quindi, assieme alla letteratura, penso possa essere un canale importante per porre l’attenzione su queste tematiche. Ma tutte le forme d’arte possiedono questo potere: penso anche alla pittura, che non utilizza le parole e sfrutta il nostro senso più forte, la vista.

Infatti il video del singolo mette insieme musica, danza, pittura. Com’è stato concepito?
È stato un divenire di idee per provare a descrivere in maniera più possibile poetica e originale. C’è questo ballerino che mi danza intorno e mi dipinge come se fossi una tela. Parte dai piedi, quindi dalle radici, attraversa il mare e va fino al cielo, per poi ritornare alla terra. C’è questa ciclicità attraverso la vita, l’evoluzione. Ma anche l’altro che viene in soccorso e ci guida laddove noi siamo impotenti. Il video è basato proprio su questa mano che ti tira e ti porta. E io in questo caso sono la protagonista che canta ma anche la persona che si lascia guidare, accogliere, portare di nuovo alla terra.

onda-dopo-onda-WEB_Elisa_Costanzo-07Il lavoro con il regista Egidio Amendola, il ballerino Valerio Angeli e il coreografo Luca Di Nicolantonio com’è stato?
Stimolante, innanzitutto. Essendo forme d’arte molto diverse sono anche diversi i modi di comunicare. Ad esempio attraverso un gesto, uno sguardo, un ritmo particolare. Abbiamo cercato di utilizzare una danza che fosse comunicazione con un singolo movimento, basata molto sul particolare. Come se piccole cose potessero in realtà creare grandi cose. 

Onda dopo onda” è il secondo singolo dopo “Cosa rimane”. Il nuovo disco è in preparazione?
Sì, i brani ci sono e ci stiamo lavorando. Anche se adesso secondo me è importante svelarsi piano piano per far capire le 1000 sfaccettature che ho. Già ad esempio “Cosa rimane” è un brano molto diverso da “Onda dopo onda”, ma ce ne sono tanti altri ancora più differenti. Il disco arriverà, ma dopo altri singoli. E non sarà un altro Ep, ma un album vero e proprio.

Tu di solito come lavori? Arriva prima il testo, la melodia, la musica e poi ti muovi in base a questo oppure hai un metodo standard?
No, in questo non sono metodica! Ad esempio per “Onda dopo onda” è nato prima il testo e poi la musica. Avevo proprio la necessità di descrivere esattamente quello che volevo trasmettere attraverso il sentimento che spinge una persona disperata. Qui ho dato importanza alla parola. Io scrivo tante belle melodie, a volte i testi si sposano poco con loro ma posso dirti che sto cercando di asciugare molto la parte della scrittura, perché a volte mi rendo conto essere un po’ cerebrale. In molti brani, invece, nasce semplicemente un frammento melodico che poi va avanti e da lì tiro giù la metrica del pezzo e scrivo il testo.

Ultima domanda: pensi di mandare il video a Salvini?
Me l’aspettavo questa domanda! Mamma mia… Magari guardandolo riesce a riflettere su certe cose. Non ho la pretesa di cambiare lui perché mi sembra irremovibile sulle sue idee, però mi piacerebbe sensibilizzare tutta l’opinione pubblica. In realtà noi ci stiamo provando in tutti i modi! Mi piacerebbe essere testimonial dell’accoglienza, non te lo nego. Farmi portavoce attraverso la musica di questo messaggio, niente di più. Mi farebbe sentire ancora più fiera di cosa vuol dire essere un’artista per me. Spero che si possano muovere delle cose importanti, anche dall’alto.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)
(Foto: © Marta Bandino)

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