Teatro

#Recensione: “Viktor und Viktoria” al Teatro Quirino

Viktor und Viktoria” in scena al Teatro Quirino fino al prossimo 17 febbraio è una commedia musicale garbata e divertente. È una piccola macchina del tempo che trasporta lo spettatore all’interno di un linguaggio narrativo dal sapore melanconico fra una storia d’arte e d’amore. Protagonista assoluta Veronica Pivetti.

Liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schünzel, “Viktor und Viktoria”, versione originale a cura di Giovanna Gra e regia di Emanuele Gamba, è la storia di 2 talentuosi ma squattrinati attori nella Repubblica di Weimar sotto il segno pesante degli umori di Hitler. Susanne e Vito Esposito s’incontrano per caso in una fredda notte berlinese. Li unirà, da quel primo momento in poi, il bisogno di sopravvivere credendo nell’arte senza scendere a compromessi e cambiare mestiere.

Veronica Pivetti 2018L’idea di Vito è quella di trasformare Susanne in un attore. Un maschietto con tutti gli attributi insomma, per dar vita ad un magnifica drag queen anni ’30, pronta a catturare il fascino e i consensi di pubblico e critica. Il gioco di ruoli funziona alla perfezione e ottengono un contratto da capogiro che li porterà sui palchi più prestigiosi d’Europa. 

Non esistono piccoli ruoli, esistono piccoli attori

Tutto procede perfettamente finché, fra il pubblico, un conte s’innamora di Viktor anzi di Viktoria e, deciso a scoprire cosa celano realmente i panni dell’attore, inizia un corteggiamento degno del più azzurro dei principi azzurri. Fra gag divertenti, momenti musicali e dialoghi leggeri quanto intriganti, il lieto fine arriva come nelle belle fiabe non senza trasmettere un brivido di inquietudine offerto dalla drammatica scena finale: un monito per una storia che è lontana solo cronologicamente ma troppo tristemente contemporanea.

Susanne è la bravissima Veronica Pivetti che indossa con disinvoltura le sfumature del personaggio a lei affidato. Vito Esposito è il simpatico Yari Gugliucci alle prese con la carriera di Susanne e l’amore per la ballerina Lilli Shultz, una dolcissima Roberta Cartocci. La mia menzione speciale se la merita il giovane Nicola Sorrenti (sul palco Gerhardt l’attrezzista), il tuttofare di questa variopinta compagnia al quale viene affidato il compito di strizzare l’occhio artistico verso un costante esercizio di semiologia 2.0.

E poi ancora ci sono loro: la divina baronessa Ellinor Von Punkertin (la fantastica Pia Engleberthe il fascinoso Frederich Von Stein (Giorgio Borgetti) in un ruolo che ne esalta stile e bravura. La cifra drammaturgica è chiara e leggibile. Intorno alla storia principale ruotano le tante piccole vicende che compongono la pienezza del quadro. Le scenografie di Alessandro Chiti, composte da importanti pannelli mobili, sono un esempio di linearità e fantasia e integrano l’ottimo lavoro di squadra con Valter Azzini per i costumi, Alessandro Verazzi alle luci e le musiche originali e gli arrangiamenti di Maurizio Abeni.

Viktor und Viktoria” è una commedia leggera e quando sei abituato a girare molto per teatri riesci ad apprezzare e distinguere la leggerezza vuota da quella che accompagna invece una bella serata, lasciando un senso di gradevolezza che fa bene all’anima e all’umore.

Si entra in scena tutti insieme in questa pièce e si saluta il pubblico allo stesso modo, cantando che non bisogna lasciare spazio alla paura. Paura di osare, paura di rompere gli schemi, paura di dire quello che si pensa. La scena finale ferma i pensieri dei presenti con un grande e leggibile messaggio su di un pannello rumorosamente importante.

Pitturare un cielo verde e un prato blu poteva indicare al tempo del nazismo di essere degli invertiti. E se questa affermazione venisse (ri)divulgata oggi? Ancora c’è il bisogno di riconoscere qualcosa o qualcuno come diverso? Ma diverso da chi? Ai bambini, oggi, viene fortunatamente insegnato che non importa il colore che scegliamo ma il processo che è alla base della scelta di un colore. Potremmo mai tornare indietro? Consegno la risposta a ciascuno di voi che leggerà. Nel mio animo è rimasto il senso di un applauso finale dedicato sia agli attori in palco sia all’invito a riflettere su quello che accade alla cultura e alla vita sociale oggi. Se davvero un ufficiale entrasse in sala per smascherare un “diverso” voi come vi sentireste?

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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