Teatro

#Recensione: “AbSurderie” al Teatrosophia

AbSurderie”: la prima volta che ho assistito a questo spettacolo, sul finire di un’estate 2018 decisamente assurda, ho pensato di non averci capito assolutamente nulla. Convinta che ci sia profondamente bisogno di spettacoli apparentemente non immediati, ho ripreso in mano carta e penna al Teatrosophia lo scorso 12 gennaio e la bellezza di questa pièce si è svelata nella sua interezza.

Tratto dal libro omonimo di Daniele Marcori, che ne cura anche la versione teatrale, “Absurderie – L’altra faccia della normalità” (edito da Amazon nel gennaio 2018) è uno spettacolo per testo e improvvisazione dove l’incomunicabilità, tema caro alla storia del teatro dell’assurdo, trova la sua declinazione privilegiata fra le pagine della vita di una giovane coppia.

4Piccoli atti unici, brevi per durata quanto intensi nelle tracce proposte, compongono una performance fresca e divertente che lascia però spazio, il giusto spazio, a riflessioni condivisibili che, avulse da didascaliche considerazioni, conducono il pubblico verso percorsi che probabilmente ciascuno ha attraversato almeno una volta nella vita.

Il cardine della narrazione condotta da “Absurderie” sembra essere il voler descrivere l’insostenibile parabola che conduce verso la fine di una storia d’amore a causa dell’incapacità di comunicare. O forse, sarebbe meglio affermare, per colpa della caparbia decisione di non ascoltare più il rispettivo compagno. Quel momento in cui gli occhi si spogliano delle promesse e delle emozioni. 

Non voglio più vederti ma sbircerò ancora

La “strana coppia” composta da Giulia Bornacin e Daniele Marcori, entrambi convincenti e coinvolgenti nelle loro interpretazioni, apre le porte della propria relazione al pubblico in sala fra gli irriverenti accorgimenti richiesti da una sedicente sindacalista in erba. Serena Rossi, l’ospite a sorpresa della serata, gioca infatti a rappresentare le svariate tipologie di un possibile quanto “assurdo” pubblico facendo da ottimo trait d’union fra i micro atti in scena.

Il primo incontro, in treno, è un omaggio a “La cantatrice calva” di Eugène Ionesco. Poi il (ri)conoscersi attraverso le differenze, gli imprevisti della vita quotidiana, la voglia di sperimentare le sensazioni dell’altro, il sesso. Da “innocenza colposa”, “check in-check out”, “mais e tapioca” (solo per citare alcuni dei micro episodi proposti), si corre velocemente verso gli inganni dell’amore: l’affermare il contrario di ciò che realmente si vorrebbe dichiarare.

5E poi ancora i tradimenti, i tentativi di credersi legati a una storia che ha consumato sé stessa, la fine che passa attraverso il muro dell’insofferenza e dell’indifferenza, “Absurderie fantasma di un passato che fino a pochi istanti prima assomigliava al presente. Incontrarsi di nuovo per caso. Fine. Buio in sala. 2 grandi pupazzi animati salutano il pubblico al posto degli attori. Ma il finale a sorpresa ristabilisce il folle equilibrio dei micro atti narrati.

com’è difficile stare al mondo se non puoi sbagliare

Giulia Bornacin riesce a esprimere in questo particolare contesto artistico ecletticità e uno spiccato lato ironico volteggiando leggera fra le sfumature dei suoi personaggi, pur mantenendo fede alla protagonista a lei assegnata: la donna amata. Daniele Marcori, anima e mente dell’intero progetto, propone sapientemente le atmosfere legate sia al teatro dell’assurdo sia alle tecniche dell’improvvisazione dei quali è significativo esponente. 

Il poter ritrovare all’interno di una performance diversi livelli comunicativi è la carta vincente per uno spettacolo che ha saputo ricalibrare le proprie potenzialità permettendo al pubblico di vivere un’esperienza surreale, divertente e stimolante. Le scenografie di Paolo Ricci e il gioco di luci curato da Michele Albini completano un lavoro di squadra in continua evoluzione.

1In “AbSurderie” nessuna serata proposta sarà mai uguale a quella precedente, motivo in più per essere solleticati dall’idea di vederne più di una così come è capitato a me, verificando quanto sia essenziale non fermarsi alle apparenze o lasciarsi intimorire da ciò che non ci appare immediatamente comprensibile. Il teatro è una sfida, un patto di ricerca culturale e personale fra il pubblico e gli addetti ai lavori. 

In “Apologia di un matematico”, Godfrey Harold Hardy scriveva che la reductio ad absurdum è una delle armi più belle di un matematico. Nel nostro caso ritengo che “AbSurderie” sia una delle armi più efficaci per rispolverare la passionalità che il teatro dell’assurdo porta con sé.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Chiara Crepax)

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