Intervista

#Intervista: Riscarti, Marlene Scalise racconta il festival della sostenibilità

Sostenibilità, cultura e riciclo. Torna, con il sesto appuntamento, la nuova edizione di Riscarti, il festival indipendente che unisce arte ed ecologia. Fino al 18 dicembre offrirà ai romani numerosi spunti di riflessione, nella cornice avanguardistica del quartiere Pigneto. “Per quest’anno abbiamo scelto il Nuovo Cinema Aquila come centro nevralgico dell’evento” ci racconta Marlene Scalise, presidente di Riscarti. “Un luogo restituito alla città dopo essere stato sequestrato alla criminalità organizzata ci è sembrata la metafora perfetta per spiegare quanto un rifiuto possa tornare in vita se reinterpretato”. Al suo interno trova posto una mostra che espone oggetti di scarto minuziosamente ricomposti nella loro forma originale, riscattati dalla strada per dare vita a una nuova bellezza.

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Marlene Scalise, presidente di Riscarti

Qual è l’obbiettivo di Riscarti da sei anni a questa parte?
Il nostro festival offre momenti di consapevolezza, socialità e crescita. Utilizziamo un format multidisciplinare, fatto di arte, intrattenimento e laboratori che ci porta a incontrarci con le più diverse realtà creative della città per sponsorizzare la cultura della sostenibilità. La nostra è una società del consumo e Riscarti, attraverso tutte le forme che possono colpire il pubblico, vuole rendere chiara l’equazione “scarto uguale risorsa”. Non esiste inutile o avanzo, solo nuove identità.

La sostenibilità si può insegnare?
Certo, Riscarti vuole sensibilizzare il pubblico sul tema con molta leggerezza, con l’auspicio che ci si renda conto che sono i piccoli gesti del quotidiano a innescare il cambiamento che potrà salvare il nostro pianeta, di cui dobbiamo tutti sentirci ugualmente responsabili. La creatività, per sua proprietà intrinseca, rigenera, e anche in questa occasione le daremo modo di realizzare la propria funzione in più declinazioni, sparse in tutto il Municipio V.

LocandinaMa c’è una novità quest’anno.
Esattamente, nel foyer del Nuovo Cinema Aquila ci sarà una mostra molto particolare. Protagonista il riciclo in tutte le sue forme: recupero degli spazi, rigenerazione dei materiali e riscatto dei mestieri di una volta. Quel che è considerato eccedente viene modificato mantenendone le caratteristiche principali e acquista una nuova sagoma artistica. Tutti i materiali sono coinvolti, dal ferro all’alluminio, fino alla plastica. Ad essere riqualificato prima di tutto è il pensiero che si ha di un determinato materiale, come usa e getta con un’utilità effimera, vittima della miseria consumistica. Nella mostra gli oggetti sfidano il tempo e trovano la propria realizzazione nell’eternità dell’arte. 

Perché proprio la scelta di un cinema?
Lo scarto, l’imperfetto, lo sporco e la mondezza di solito sono ciò che nascondiamo e che non vorremmo avere accanto. Al cinema si va per guardare e lì siamo dunque costretti a guardare i rifiuti che produciamo. Non più in un cassonetto, ma in bella vista al centro di un luogo legato da sempre alla bellezza, che crea un effetto di distorsione efficace. Il Nuovo Cinema Aquila sarà un luogo di incontro e interazione per poter discutere proprio di questo.

Quali saranno le opere da tenere d’occhio nella mostra di Riscarti?
Ne segnalo 2 con grande forza d’impatto. La prima è “Mirror Love” (2016) dell’artista Fabio Viola Ferrone, opera realizzata unicamente con lattine accartocciate. Fa parte del progetto “Crush”, gesto intorno al quale ruota tutta la ricerca dell’artista: schiacciare lattine raccolte per strada. Eppure, guardandole nella loro nuova forma acquistano dignità artistica e descrivono perfettamente il paradosso del consumismo. La scritta nello specchio (“Love”, amore) è quello che cerchiamo invano, perdendoci in questa società dello spreco.
La seconda opera, invece, si intitola “Jackal Project” di Jacopo Mandich. Si tratta di un’installazione modulare itinerante che guarda allo spazio urbano. Un serie di mute, che delineano creature esili e grottesche, illuminate all’interno e, al contempo, confinanti la luce. Sono la personificazione della dissonanza attuale fra spazio e presenza e, insieme, raccontano la nostra colpa, una verità scomoda come sembrano essere le figure.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Gloria Frezza)

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