Teatro

#Recensione: “Otello non si sa che fa” al Teatro Studio Uno

Che valore ha l’essere contestati, ingannati, provocati, amati? Valeva moltissimo quando Shakespeare immaginò le sue tragedie emotive e sociali e viene legittimato oggi dalle prepotenti riflessioni con le quali Giovan Bartolo Botta ha sfidato il pubblico attraverso la sua nuova ricerca drammaturgica: “Otello non si sa che fa”, in scena recentemente al Teatro Studio Uno, la casa del teatro off di qualità.

L’Otello è annoverato nell’insieme dei drammi maggiori del grande poeta inglese e racconta il dolore che accompagna l’incapacità di mantenersi fermi e lucidi nel “qui ed ora” delle passioni. L’analisi del testo compiuta da Giovan Bartolo Botta, che ne firma regia e adattamento, scandaglia con feroce precisione l’impeto distruttivo dell’amore, della gelosia e del conflitto.

45367022_1902066293243926_5235993900409159680_nNei 50 minuti senza respiro (sia degli artisti in scena, sia del pubblico rapito in sala) non si ha la percezione di partecipare al dramma dell’amore. Non solo, almeno. La lettura che viene offerta in “Otello non si sa che fa” circa la gestione del conflitto generata da una passione, riesce a spaziare fra i temi del sociale, della politica e del senso della cultura contemporanea, lasciando che contaminazioni meno convenzionali (una disquisizione para-filosofica sulla tifoseria bianconera, ad esempio) si tramutino in oggetto e soggetto dell’azione teatrale.

Otello, Jago, Roderigo, Desdemona protagonisti di un amore taciuto e vilipeso. Uguali a ciò che la vita gli impone di essere ma consapevoli portatori della loro intima diversità. Cosa significa essere diversi? Da cosa vogliamo essere diversi? Forse, sembra suggerire la pièce, dall’essere in grado di non farci mettere sotto scacco dalle impressioni e di non maltrattare i nostri talenti. 

L’innamorato conta ad uno ad uno i minuti della sua dannazione

Come rendere tragicamente ancor più attuale il cuore delle argomentazioni shakespeariane declinate in questo spettacolo? “Otello non si sa che fa” propone un esercizio di stile complesso e sintomatico: esasperare il senso della tortura. Oggi siamo ingabbiati e tormentati da una società che propone tutto e il contrario di tutto come pensato e accuratamente indagato. 

La tortura viene resa tangibile dalle impegnative interpretazioni dello stesso Giovan Bartolo e dalla bravissima Claudia Salvatore che pare volteggiare nel testo portando con sé una proprietà vocale e una intensità espressiva che lasciano il segno. Per  l’occasione Giovan Bartolo Botta dimostra di aver interiorizzato l’ennesimo salto qualitativo del proprio percorso artistico che lo conduce, stravolto e intimamente emozionato, al termine dello spettacolo.

45509193_1907001319417090_6614901113659326464_nLa regia centra l’attenzione sul veloce scambio di battute fra i 2 protagonisti, un vero e proprio duello verbale che talvolta si sovrappone creando musicalità all’interno della rincorsa sinottica sapientemente orchestrata. Non è forse vero che talvolta ci lasciamo ingannare da ciò che non sappiamo ascoltare ma che abbracciamo come nostro, anche se appartenente al pensiero altrui?

I 2 attori non si toccheranno mai in scena seppur spinti al limite massimo di contatto, separati unicamente da un tavolo, il centro dell’attimo che le parole proposte vogliono fissare e trafiggere. O forse illudere, come spesso gioca a fare il vero amore.

45413340_1906999539417268_5803582461459824640_nLo stile drammaturgico è complesso e prevede un ritmico scambio di personaggi che s’impone di non perdere mai di vista il contesto. C’è concentrazione, precisione e passione nel lavoro definito “senza memoria” dallo stesso autore di “Otello non si sa che fa”.

Cosa resta del legame fra l’Otello shakespeariano e questa proposta inedita? Il tema dell’invidia e della distruzione dell’identità politica e sociale che ci attanaglia senza tregua. Cosa (s)travolge l’esito degli eventi? Un finale a sorpresa nel quale viene offerta la via di fuga per un possibile riscatto: urlare senza paura ciò in cui si crede.

45520470_1906999946083894_8872752424595488768_nOtello non si sa che fa” (Produzioni Nostrane-Ultras Teatro) verrà nuovamente presentato il 21 novembre al Club55 (Via Perugia 12, zona Pigneto) e il 4 dicembre presso Giufà Libreria Caffè (Via degli Aurunci 38, zona San Lorenzo). Vi consiglio di non perdere la possibilità di partecipare a un esercizio di teatro che mette in scena i testi classici adattandoli a un linguaggio contemporaneo e che sceglie di sperimentarsi a sua volta in luoghi molto diversi fra di loro per dar voce all’urgenza del teatro.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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