Intervista

#Intervista: Simone Vallerotonda, il Trilussa barocco di Roma

Potrebbe sembrare inusuale trovare un musicista mondialmente riconosciuto nell’ambito della musica strumentale barocca del calibro di Simone Vallerotonda in un contesto come quello di ‘Na Cosetta. E invece quest’estate Simone imbracciava la chitarra insieme a Gianmarco Dottori (ex The Voice, vincitore del Premio Musicultura nel 2015) a ‘Na Cosetta Estiva in occasione del contestStelle de Roma“, un concorso nel quale i partecipanti dovevano trasformare in una canzone una poesia di Trilussa.

I 2 artisti si sono aggiudicati la vittoria con la reinterpretazione di “Crisi de coscenza”, premio che Simone Vallerotonda può aggiungere alla nomination di quest’anno agli International Classical Music Award tra i migliori dischi di musica strumentale barocca con “Alfabeto Falso” (ARCANA Outhere Music), il debutto discografico del suo ensemble I bassifondi.

Abbiamo fatto qualche domanda a Simone proprio a partire da Trilussa, il poeta della sua città natia, passando per il Barocco, fino ad arrivare a una masseria pugliese…

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Gianmarco Dottori e Simone Vallerotonda

Simone, hai vinto insieme a Gianmarco Dottori il Premio “Stelle di Roma” con una rilettura in chiave musicale di una poesia di Trilussa. Avete scelto “Crisi de coscenza”, tratto da “Er pensiero politico”. Perché?
Perché “Crisi de coscenza” era la poesia più musicale in termini di metrica e lunghezza. Trilussa generalmente scrive poesie o molto lunghe o, al contrario, molto brevi. Con Gianmarco ci siamo visti un pomeriggio a casa sua e abbiamo tirato giù una cosa bella credo.

Potrebbe anche essere un componimento tratto da una raccolta intitolata “Er pensiero artistico”… Immagino anche tu abbia vissuto varie crisi di coscienza, l’esperienza di quel “dubbio che te rode internamente” che poi ha dato il via a importanti evoluzioni del tuo percorso artistico…
Personalmente sono il peggior giudice, quello più intransigente, di me stesso… tipo processo di Norimberga… non so se mi spiego (ride)

stelle-de-roma-na-cosetta-2018_DSC0284A ‘Na Cosetta ci è capitato di ascoltarti eseguire musica barocca alla tiorba con uno dei poeti più amati dalla nuove generazioni (Andrew Faber) o di incontrarti come semplice uditore…. Cosa ne pensi della comune divisione della musica “di consumo” da quella di carattere colto?
La sfida che sto portando avanti da un anno con il mio trio I Bassifondi è quella di presentare la musica colta, anche se non amo fare classismi culturali con le note, in luoghi dove non è mai entrata. Io sono un sognatore pasoliniano che spera sempre di poter entrare in un pub e ascoltare un cembalo o un liuto così come un concerto rock o trap, con lo stesso rispetto di pubblico e organizzatori. A Roma per fortuna ci sono degli illuminati! Con Andrew Faber nacque proprio grazie a Luca Bonafede di ‘Na Cosetta il quale, da visionario, ci immaginò su uno stesso palco. E così è andata e direi anche bene visto il locale strapieno.

Questa divisione esisteva anche nella tradizione passata?
All’epoca la musica di quel tempo era l’unica musica. Nel ‘600 per esempio, che è il secolo che amo, tutto parlava la stessa lingua: i palazzi, i vestiti, i capelli, la musica… Oggi siamo pieni di tutto (e di niente alla fine).

stelle-de-roma-na-cosetta-2018_DSC0273Chi erano gli indie nel periodo Barocco?
Gli indie erano i musicisti di strada, che non lavorano presso nessun signore, i cantastorie.

E il Jovanotti?
I Jovanotti erano tutti coloro che riuscivano ad entrare nelle grazie di qualche nobile o che riuscivano ad entrare in una qualche corporazione.

stelle-de-roma-na-cosetta-2018_DSC0272A cosa stai lavorando ora? C’è qualche novità con il tuo ensemble I Bassifondi?
Sì, sto lavorando al nuovo album. Andremo a chiuderci 10 giorni in una masseria nel profondo sud della Puglia e staremo insieme a suonare e registrare. Svincolati dalle tempistiche frenetiche radio edit e cazzate varie dei giorni d’oggi, ci prendiamo il nostro tempo come facevano i grandi degli anni ‘70. Penso sempre ai Genesis o ai Beatles, ai Pink Floyd e alle loro chiuse! Il disco si registra una volta nella vita ed è un oggetto che sopravviverà a noi. Lo considero un momento sacro per un musicista.

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The Parallel Vision ⚭ _ Margherita Schirmacher)
(Foto: © Luana Iorillo)

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