Teatro

#Recensione: “Non si uccidono così anche i cavalli?” alla Sala Umberto

Quando le suggestioni di un libro, le parole che ne compongono il testo e i protagonisti che si muovono tra i capitoli narrati vengono scomodati per riproporsi sotto un’altra veste, cinematografica o teatrale che sia, il rischio di perderne la naturale bellezza è quello che potremmo definire il prezzo da pagare. Fortunatamente stavolta non vi racconterò di una perdita ma di una trasformazione.

Non si uccidono così anche i cavalli?” è un romanzo del 1935 scritto da Horace McCoy e divenuto una pellicola cinematografica da Oscar nel 1970 sotto la regia di Sydney Pollack. “Non si uccidono così anche i cavalli?” è oggi, e fino al prossimo 14 ottobre al Teatro Sala Umberto (Via della Mercede 50, zona Piazza San Silvestro) uno spettacolo teatrale che Giancarlo Fares ha diretto in maniera magistrale: un momento di condivisione artistica che racconta di un dramma non completamente consumato ma chiaramente dimostrato.

non-si-uccidono-cosi-anche-i-cavalli-sala-umberto-2018-cavalli-square-bassaLa storia originale descrive come nella California dei primi anni ’30 fosse molto popolare un genere di spettacolo come le maratone di ballo. Coppie di disperati senza lavoro che ballano per giorni interi, trattati come bestie (cavalli nello specifico) attratti dal premio in denaro a chi resisterà di più e, soprattutto, dalla possibilità di avere almeno il vitto assicurato per qualche tempo.

Si aprono così le 2 ore e mezza di “Non si uccidono così anche i cavalli?” tradotto per l’occasione da Giorgio Mariuzzo: la maratona della vita presentata da un instancabile e cinico impresario (Giuseppe Zeno) porta in scena 7 coppie di ballerini che mostreranno la loro tenacia e parte dei propri vissuti, abbacinati dal miraggio di una vita migliore. Sara Valerio, Donato Altomare, Brian Boccuni, Alberta Cipriani, Giancarlo Commare, Vittoria Galli, Alessandro Greco, Salvatore Langella, Elisa Lombardi, Maria Lomurno, Matteo Milani, Pierfrancesco Scannavino, Lucina Scarpolini e Viviana Simone sono strepitosi. Tutti. Le coreografie (firmate da Manuel Micheli) lasciano che il pubblico, durante il primo atto, si affezioni ad ognuno di loro. Nel secondo atto l’effetto corale si fa prepotente, maestoso e tragico. La loro forza, l’unione, verrà per sempre compromessa dalla gara. Non possono vincere tutti. Non possono sopravvivere tutti.

non-si-uccidono-cosi-anche-i-cavalli-sala-umberto-2018-cast non si uccidoniPerché “Non si uccidono così anche i cavalli?” non è una semplice commedia: è il dramma della vita degli ultimi, dei disperati. Tutti perdenti e nessun vincitore. Persino il rumoroso impresario è costretto a fare i conti con il proprio cinismo, perdendo sé stesso.

“Ci stanno fregando con i canti e con i balli ma… non si uccidono così anche i cavalli?”

È necessario aggrapparsi ad un sogno per rimanere in piedi? Qual è il limite fra il sogno e le illusioni? Non sono tematiche originali certamente ma originale è il modo di affrontarle e a sottolineare i momenti cupi che serpeggiano fra i colori della danza ci pensano per l’intera durata della performance le musiche originali del Piji Electroswing Project.

Il gruppo vede Gian Piero Lo Piccolo al suo inconfondibile clarinetto, Egidio Marchitelli mago dell’elettronica e della chitarra, Francesco Saverio Capo che sempre si distingue per la compostezza e al tempo stesso l’ironia e precisione del suo basso, Andy Bartolucci alla batteria. Infine, ma non certo per importanza, la voce, la chitarra e la creatività compositiva di Piji che si lancia persino in pista a sostegno delle ciniche prove che la maratona di ballo prevede in scena.

non-si-uccidono-cosi-anche-i-cavalli-sala-umberto-2018-B75_5965 zeno e sara valerioConta solo lo spettacolo” sarà il jingle musicale originale che vi rimarrà in testa anche una volta usciti dal teatro. Come rispondere a questa sollecitazione è il compito per casa che viene consegnato al pubblico al termine della performance. Un finale quasi aperto, nota di distinzione importante con il romanzo originale, nel quale qualcosa accadrà: non sapremo chi vincerà la gara, sapremo però chi la abbandonerà (la sublime Sara Valerio). Ma per essere cosa? Libera? Oppure per cambiare, per migliorare?

Le metafore presenti nella drammaturgia proposta sono innumerevoli: il carrozzone che avanza è il caso affidato al caos. Scegliere se essere burattini o burattinai, la cura per i sacrifici che altri compiono per noi, il libero arbitrio sacrificato quotidianamente. Perché andare a teatro a vedere questa commedia è invece riassumibile in 3 singoli elementi chiave.

non-si-uccidono-cosi-anche-i-cavalli-sala-umberto-2018-A75_5479 (1)La performance del corpo di ballo è un omaggio meraviglioso alla danza, allo swing, alla tenacia e alla professionalità che si trasformano in bellezza. Le musiche originali composte da Piji rappresentano uno spettacolo nello spettacolo: non assisterete ad un musical ma ad un vero e proprio concerto inedito nel quale il cantautore romano emoziona profondamente e scatena, al tempo stesso, il ritmo della vita.

Infine la drammaturgia originale sostenuta dalla prova di Giuseppe Zeno: ciò che appare semplice il più delle volte non lo è affatto. Ciascuno di noi può trovare l’occasione della vita. L’importante è non confonderla. Cinico e semplice, non vi pare?

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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