Recensione

#Recensione: “Follower” al Teatro Argot Studio

Nina e Pietro s’incontrano per caso. Una di quelle sere durante le quali tutto sembra sbagliato, fuori tempo e senza spazio. Nina e Pietro iniziano una relazione e quando la storia s’interrompe, il viaggio alla ricerca del tesoro perduto di Nina diventa un’ossessione.

Follower” è il titolo dell’intenso dramma scritto e diretto da Pietro Dattola che racconta il tema della finta necessità che i social hanno fatto nascere (e in seguito anche ben nutrito) sul voler essere al centro dei pensieri di qualcuno. “Che fai?” viene chiesto a Nina (Flavia G. De Lipsis), unica protagonista in scena. “Sparisco” è la sua risposta, efficace sintesi di un monologo che svelerà nella sua interezza il duro contrasto fra il voler essere (ri)conosciuti e la necessità di quasi sparire dalla vista di chiunque.

34305157_2083413068596302_6263803909626658816_nPer ritrovare il suo amore perduto, Nina viene agganciata da un promotore che la invita ad aderire ad un esperimento sociale offerto da un’applicazione che le permetterebbe di essere seguita: “diventa il centro del mondo di qualcun altro. Se ricevi la notifica significa che qualcuno vuole seguirti! Per tutto il giorno, dalle 10 alle 20, il tuo follower ignoto riceverà da me alcune tue fotografie e la tua posizione GPS. Tutti gli altri dati resteranno confidenziali. Parola di app”, suggerisce il testo. Una rivoluzione copernicana, una sollecitazione tecnologica degna di Matrix. E se a seguirla ci fosse proprio il suo Pietro?

Lo spettacolo andato in scena lo scorso 6 giugno presso il Teatro Argot Studio fuori concorso per la rassegna Inventaria 2018, analizza in maniera trasversale ed originale i falsi problemi generati da una vita passata nella convinzione di essere liberi dai condizionamenti quotidiani, seppur schiavi delle esistenze virtuali di altri. Il testo accende contestualmente i riflettori sui bisogni primari dell’amore e del riscatto individuale.

Bisogna saperlo che è un attimo e si perde qualcuno

Il lavoro drammaturgico che Piero Dattola ha costruito è simile al minuzioso impegno di un ragno che tesse la propria tela: cattura gli spettatori con lentezza ipnotica, inchioda ciascuno alle proprie responsabilità quando non si può tornare indietro. 

Lo scenario fantascientifico, ma non troppo, che tratteggia questo testo teatrale ci pone degli interrogativi ai quali presta la propria voce, in maniera splendida, la protagonista in scena, Flavia G. De Lipsis. Potrebbe diventare un’esperienza migliore, per la nostra qualità di vita, essere seguiti e condizionare le nostre scelte in base ai gradimenti ricevuti da sconosciuti followers? “Il fine non giustifica i mezzi” è in realtà il monito conclusivo dello spettacolo.

34380045_2083413138596295_3825598821623136256_nNessun luogo comune. Ritmo serrato. Elementi di scena, curati da Alessandro Marrone, ridotti al minimo. Lo spazio teatro usato in tutte le dimensioni permette di azzerare le distanze fra pubblico, parole ed interpretazione, tecnica questa molto amata e ricorrente nei lavori di Pietro Dattola.

La protagonista è stupenda in questa sua nuova prova artistica. Riesce a modificare il proprio personaggio in maniera veloce ed armoniosa, respira le sensazioni del pubblico in sala e le trasforma, in un processo di fotosintesi teatrale significativo.

34200260_2083413348596274_6709514780719185920_nFollower” parla un linguaggio contemporaneo ma sfiora tasti che suonano ripetuti nelle generazioni e per questo andrebbe senza dubbio consigliato ad un pubblico di studenti di scuola secondaria superiore: giovani adulti in bilico fra il senso di onnipotenza e la paura di esistere.

La paura ha il nostro stesso numero di scarpe“, recita non a caso il testo nelle ultime battute. La paura di vivere sé stessi, la paura di stare soli e ricostruirsi ogni volta. La distanza impaurita che mettiamo con gli altri, quelli reali non quelli virtuali. Se spegnere il processo tecnologico è inutile quanto impossibile, spegnere la paura è invece ancora una scelta in nostro potere. Come? Tenendoci per mano e non nascosti fra i tasti di una qualsiasi macchina social.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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