Intervista

#Intervista: Eugenio in Via di Gioia, il busker indie pronto per Sanremo

Sono rimasti chiusi quattro ore su un treno e invece di sfasciarlo o cominciare a prendere tutti a testate, gli Eugenio in Via di Gioia hanno iniziato a suonare per le carrozze, accompagnati dal capotreno in persona. Questo giusto per dire di che pasta sono fatti Eugenio (voce, chitarra acustica), Emanuele Via (tastiere), Paolo Di Gioia (batteria) e Lorenzo Federici (basso), che ho incontrato nel backstage di Largo Venue poco prima del concerto dello scorso 12 aprile. Il gruppo di Torino è atteso domani (25 aprile) al Supernova di Genova. lo stesso giorno del concerto di Bob Dylan. Quindi non siate ingenerosi e fate una scelta di cuore.
EugenioInViaDiGioia2Ragazzi innanzitutto com’è andato il viaggio, stavolta?
Eugenio: Tutto bene, tutto bene! Siamo venuti col furgone del tour (ride)

Come state a pochi minuti dal live di roma?
Paolo: Carichi!
Emanuele: Abbiamo appena finito di mangiare, quindi siamo un po’ appesantiti. Però sì, siamo carichi.
Eugenio: Abbiamo venduto 200 prevendite, dicono che sia un buon segnale. Ha anche smesso di piovere verso le 6.
Paolo: E poi ha vinto la Roma!
Eugenio: Il locale però è gigantesco, per cui abbiamo un po’ paura. Questo posto è bellissimo!

EugenioInViaDiGioia1Il 14 aprile è il compleanno di “Tutti su per terra” (Libellula/The Goodness Factory), vostro secondo disco. Che anno è stato, questo?
Paolo: Da prima di gennaio bello, dopo gennaio incredibile. È stata una svolta che poi è andata sempre a migliorare, soprattutto negli ultimi tre mesi.
Eugenio: Secondo me perché il nostro non è un disco da primo ascolto. 2-3 pezzi sì, però in realtà va sentito un po’ di più. Poi io son dell’idea che ogni tour faccia riferimento al disco precedente. Fino a settembre 2017 noi stavamo raccogliendo ancora “Lorenzo Federici” (Libellula), il primo disco. Poi la gente che ha imparato a cantare le canzoni nuove ha iniziato anche a venire ai live. Quindi proprio adesso stiamo raccogliendo davvero i frutti del secondo album. E sta andando veramente bene, siam felicissimi. Cioè rispetto a tanti altri gruppi come Calcutta, Gazzelle o Canova non sta andando bene come loro, però il genere che facciamo noi e il tipo di strada che stiamo percorrendo ci rende veramente felici perché è una crescita graduale. Riusciamo a non tirarcela perché non siamo mai nella consapevolezza di dire “le cose stanno andando davvero bene”! Stiamo sempre sull’attenti, non è mai uno sbracarsi!

La collaborazione con Willie Peyote com’è andata?
Emanuele: È andata che una sera io e Lorenzo lo abbiamo incontrato al Reset Festival e abbiamo cominciato a parlarci, dicendogli che stavamo facendo dei provini per il nuovo disco e se gli andava di venire in sala prove. Willie è venuto, ma Eugenio non lo sapeva. Perché lui i featuring li odia!
Eugenio: Sì, trovo che sia molto difficile riuscire a scrivere un pezzo con un’altra persona e trovarsi davvero bene. Di solito succede perché magari uno ha bisogno di avere una mano oppure a uno dei due interessa davvero mentre all’altro di meno… Allora in generale tendo a non chiedere mai a nessuno di fare featuring. Credo sia difficile essere sinceri, ecco. Invece in questo caso mi hanno preso in contropiede! E c’era questo brano a cui mancava una strofa che finiva con “esempi negativi: i rapper” e si prestava perfettamente per un pezzo con lui!

EugenioInViaDiGioia3Il video sta andando molto bene, tra l’altro.
– Eugenio: Molto. È stato girato da Giorgio Blanco, un nostro caro amico di 21 anni, che si sta dando tanto da fare. Aveva già collaborato con noi per il tour-video di “Obiezione” dove raccontiamo le prime 4 date di “Tutti su per terra” e anche per altre cose. Quindi questa è stata una collaborazione fatta di passione, tutta torinese!

A proposito di Torino, io so che per scrivere i pezzi vi ispirate soprattutto alle strade della vostra città. Ma ci sono canzoni nate altrove?
– Lorenzo: Forse “Silenzio
– Eugenio: “Silenzio” non è che è nata in un’altra città, ma è stata finita a Palermo. Mentre eravamo in Sicilia a registrare “Tutti su per terra” abbiamo deciso di omaggiare la città. Infatti il pezzo dice “silenzio per le strade di Palermo”, mentre all’inizio era solo “silenzio per le strade”. Palermo ci ha ispirato tanto, è stata veramente bella la full immersion di quando abbiamo inciso il disco.

CoverEugenioInViaDiGioia

Riguardo ai testi delle canzoni, che sono sempre molto curati, ci sono scrittori o poeti a cui fate riferimento e che vi ispirano particolarmente?
– Eugenio: Allora, c’è da dire che io a scuola ho letto solo due libri: “La coscienza di Zeno” e “I Malavoglia”! E li ho messi in parecchie canzoni, in particolare “Se gli animali parlassero”, “Pinocchio” e “Obiezione”. Poi c’è anche qualcosa di filosofia ma sempre derivante dagli studi del liceo. Invece tutti i temi affrontati nello specifico come la sostenibilità ambientale, il consumo sfrenato ecc. arrivano dallo studio universitario di Design e Comunicazione Visiva che io ed Emanuele abbiamo fatto al Politecnico di Torino, incentrato soprattutto sull’impatto ambientale e sul costruire l’ecosostenibilità. Ci sono state un sacco di lezioni su questo argomento, ci è entrato in testa e l’abbiamo buttato nelle canzoni. Ultimamente sono in fissa con Umberto Galimberti, quindi forse nel prossimo disco ne parlerò! 

Mi raccontate la scena torinese?
– Emanuele: Di sicuro c’è una comunità molto unita. Al Reset Festival partecipano tanti artisti emergenti come volontari, proprio per aiutare l’organizzazione.
– Eugenio: La cosa particolare è che questo festival non ha un headliner, nonostante arrivino gruppi da tutta Italia. Sono band emergenti messe su palchi di tutto rispetto. E in più vengono organizzati dei workshop gratuiti per l’intera durata dell’evento. Quindi come “rete” messa a disposizione degli artisti, a Torino ce n’è tantissima. Ci sono un sacco di concorsi e di locali.
– Paolo: E tantissimi ascoltatori!
– Lorenzo: La cosa bella di Torino è che la città è tanto attaccata sentimentalmente ai propri artisti. Willie Peyote, Bianco, noi: abbiamo proprio dei fan molto affezionati perché siamo di Torino. Si sentono parte della città.
– Eugenio: Secondo me si sente, quando sei di Torino. Ad esempio Willie Peyote racconta tanto la sua città. Ci sono molte citazioni e riferimenti a strade, locali, monumenti… Questo aiuta ancora di più a creare una scena. La difficoltà sta nel riuscire ad esportarla nel resto d’Italia. Roma adesso è sulla cresta dell’onda perché ha tanti artisti che collaborano e più di Torino secondo me ha che è più centrale. Bologna lo è stata negli anni scorsi. Speravo potesse essere il momento di Torino, ma magari chissà. Nei prossimi anni.

Ditemi se sbaglio. Voi siete molti amanti della tecnologia, ma nella vostra musica non ce n’è quasi per niente. È una scelta o è stata una cosa naturale?
– Emanuele: Sì esatto. All’inizio è stata proprio una scelta, una necessità. Siamo nati per strada e quindi suonavamo esclusivamente con strumenti acustici. E poi eravamo abbastanza spaventati e volevamo tenerci lontano dai rischi, per cui ad esempio “Lorenzo Federici” lo abbiamo registrato in questo modo. Però già da “Tutti su per terra” c’è stato uno studio diverso sugli arrangiamenti e la nostra idea sarebbe quella di cambiare qualcosa sulla strumentazione.
– Eugenio: Fino ad oggi ci siamo trattenuti perché nei locali, le schede tecniche che abbiamo a disposizione sono sempre risicate. Tu arrivi in un posto e non sai che cosa succederà perché le casse magari non funzionano o il mixer non ha abbastanza canali… Ci siamo resi conto anche che molti gruppi che andavamo a vedere perdevano d’impatto proprio perché magari, a metà canzone, succedeva qualcosa che non andava.
– Emanuele: Quindi preferiamo l’acustico per ottimizzare al massimo le risorse, diciamo.
– Lorenzo: Secondo me è anche un discorso legato alle influenze musicali. Tre anni fa gli Eugenio (di cui ancora non facevo parte) ascoltavano molto Mumford & Sons e quindi avevano degli strumenti acustici e una formazione più classica.
– Emanuele: Di sicuro siamo un po’ restii nell’utilizzare delle basi o delle sequenze pre-registrate. A noi come gruppo toglierebbe naturalezza e impatto dal vivo. Magari dei loop sì, ecco.
– Eugenio: Diciamo che ci piace molto l’idea di trasformare degli strumenti acustici in qualcosa che sembri quasi elettronico! L’obiettivo del prossimo disco sarà puntare molto su questo aspetto.
– Emanuele: E magari utilizzare suoni elettronici ma in modo acustico.
– Lorenzo: Suonare musica elettronica senza per forza dover usare dei sintetizzatori e delle sequenze.

Cercare di mantenere intatta la vostra anima busker sarà una bella sfida.
– Eugenio: Sì perché poi succede che la prima cosa che dicono tutti è: “Sì ok sono bravi, ma sono scanzonati, sono musicisti di strada”. Questo è brutto perché poi le persone che ti ascoltano in un festival ti etichettano subito ed è difficile poi uscire da quella visione lì.
– Lorenzo: Comunque già dal secondo disco ci siamo un po’ allontanati da questa cosa. Poi certo, l’anima busker c’è e rimarrà sempre perché alla fine dal vivo siamo così: c’è teatralità, c’è voglia di parlare col pubblico. Come quando siamo in strada.
– Emanuele: Capita spesso di interromperci in mezzo a un brano, ad esempio. Mentre con le sequenze sarebbe difficilissimo.

29354579_1694834427264956_6130765556934040859_oQuindi materiale nuovo ne state scrivendo.
– Eugenio: Sì! Abbiamo già due pezzi che probabilmente registreremo a breve e poi vedremo quando usciranno. Siamo molto felici perché sta uscendo una roba un pochino diversa da prima. Dall’altra parte siamo anche dispiaciuti perché non riusciamo a dedicare tutto il tempo che vorremmo alla scrittura. Adesso siamo in tour e quando siamo a Torino dobbiamo comunque pensare ai social, ai video, alla comunicazione… Il fatto che oggi la musica passi attraverso un sacco di altre cose che da sempre noi abbiamo utilizzato per riuscire a veicolare quello che creiamo, alla fine toglie tantissimo tempo. Non siamo come Iosonouncane che si chiude in studio e poi partorisce un disco! Lavoriamo in tutt’altro modo e quindi è ancora più difficile.

Oggi le case discografiche pensano la produzione di un disco in funzione della musica liquida e non più del cd. Voi vi siete mai posti il problema?
– Eugenio: Secondo noi il cd sta finendo la sua vita e sta tornando invece il vinile.
– Emanuele: Io credo che il vinile stia ricomparendo non come necessità ma come oggetto da collezione.
– Eugenio: Esatto. Come i ragazzi che comprano i nostri cd o le nostre magliette ai concerti. Magari non li ascolteranno mai o non le indosseranno mai, però possiedono qualcosa che resta come ricordo. C’è stato un momento in cui abbiamo detto che ormai il cd non vale più niente e abbiamo pensato di produrre pennette usb. Però anche quello non aveva molto senso perché io credo che il supporto più è grosso, meglio è. Il vinile sta avendo successo perché è una roba tangibile, l’idea che non puoi skippare i pezzi ti dà la sensazione che quando lo ascolterai, lo farai in modo più profondo. Questo è uno dei punti per cui sta avendo più successo del cd, in questo momento. Parliamo di modi di raccontare differenti. Quello del vinile è ovviamente diverso da Spotify, che funziona un singolo alla volta.
– Emanuele: E poi se pubblichi 10 brani tutti insieme, sai già che alcuni avranno il sopravvento e altri resteranno nell’ombra. Coì singoli invece non è così.

Gli Eugenio in Via di Gioia andranno mai a Sanremo?
– Lorenzo: Noi ci speriamo.
– Emanuele: Vorremmo farlo, sì. I talent assolutamente no, ma Sanremo è comunque il festival della musica italiana e quindi è un modo di far conoscere la tua musica attraverso un concorso musicale dove c’è tanta gente che ci va per avere più visibilità. È difficile, però tenteremo.
– Eugenio: Non so se tenteremo, ma se ci sarà l’occasione e avremo una canzone giusta non rifiuteremo. Diciamo che Sanremo non è necessario nel nostro percorso, però…
– Paolo: Se fosse una forzatura non avrebbe senso. Ma se hai una canzone che ti piace e può essere adatta per quel contesto lì allora perché no, facciamolo.
– Eugenio: Non come molti artisti che fondano la loro intera carriera solo sulla partecipazione a Sanremo! Al di là del fatto che credo sia gestito in modo sbagliato (quello di quest’anno aveva un’impostazione troppo “vecchia”), quel palco ha ancora il suo fascino. E poi secondo me ci sarà sempre più musica indie, nei prossimi anni. Anche se una cosa del genere ti farà capire che sarà diventata una moda, come quando a Sanremo andavano tutti i ragazzi usciti dai talent. Ci sarà un momento in cui ci andranno gli artisti in classifica su Indie Italia, la playlist di Spotify! Tutto sta nel non essere la meteora ma riuscire a non farsi mangiare dal sistema, a non dare troppa importanza all’evento. Altrimenti diventa lui la tua musica.

Info:
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The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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