Recensione

#Recensione: “Nightmare N.7”, l’incubo della dimenticanza

Immaginate di perdere la memoria e ritrovarvi fra “dotti medici e sapienti”, rubando la celebre formula di Edoardo Bennato. Immaginate di immaginare. E nel mezzo del cammin della vostra immaginazione di ritrovarvi in una casa con tre persone che di voi nulla sanno, nemmeno il nome. Semplicemente perché non lo ricordate nemmeno voi.

Nightmare N.7” scritto e diretto da Lorenzo Collalti e portato in scena al Teatro Marconi dal 19 al 22 aprile, è un atto unico che solletica molteplici livelli di lettura ma soprattutto, è un omaggio elegante alla drammaturgia teatrale che strizza l’occhio alla migliore tradizione del teatro dell’assurdo e della commedia d’autore.

nightmare-n-7-teatro-marconi-2018-2In un giorno qualunque la partita a briscola di tre distinti signori viene interrotta dall’arrivo di un ospite completamente privo di memoria. Luca Carbone, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto e Pavel Zelinskiy, i quattro bravissimi protagonisti in scena, iniziano così un complesso gioco dialogico a tratti surreale che, misurato con la bravura di un fine cesellatore, riesce a coinvolgere il pubblico in sala nella sua eterogeneità.

Riportare il senno nel capo di qualcuno non è un po’ come una partita a briscola?

La dimenticanza, tema centrale di questo spettacolo interessante per gli spunti e le suggestioni culturali che offre, diventa l’occasione per criticare ed esplorare con fine intelligenza il ruolo di tutti coloro che per la società sono quelli riconoscibili come coloro che sanno più degli altri.

Sapere cosa, però? “Nightmare N.7”, l’incubo del non ricordare a cosa serva ricordare, richiama cinematograficamente lo stato d’angoscia suggerito dal settimo episodio diretto da Wes Craven della famosa saga di “Nightmare”, ma lo trasforma in un momento di ricreazione fra suggerimenti letterari, filosofici, popolari e teatrali circoscritti con maestria dal regista nel tempo di quasi un’ora.

Un esercizio di sintesi e stile che fa bene al teatro stesso, che permette al pubblico di scegliere la chiave di lettura per seguire le avventure dei quattro protagonisti senza cadere nella trappola del manierismo. “Kafka, Palazzeschi, Dürrenmatt e tanti altri”, si legge nelle note, “parlano attraverso stereotipi, frasi fatte e detti popolari, posti in maniera sbagliata, al momento talmente sbagliato da rendere tutto questo interessante”.

Il ritmo serrato dei dialoghi è scandito da monologhi veloci e complessi, un fiume di parole perfette come nella migliore tradizione di Eugène Ionesco. I quattro tentativi per riportare la memoria al malcapitato ospite diventano quattro possibilità per mettere in atto altrettanti divertenti episodi di un’unica opera che svela solo nel finale la sua morale: è necessario buttare via, allontanare da noi qualcosa se non la capiamo?

nightmare-n-7-teatro-marconi-2018-3La bravura degli attori in scena viene esaltata in questo contesto proprio dalla complessità dei dialoghi per la velocità da sostenere come esperti equilibristi fra intensità e divertimento. La scenografia essenziale lascia spazio a movimenti scenici ben strutturati e che descrivono perfettamente il qui ed ora nel quale ci trascina la pièce che dopo Spoleto, Roma, Venezia e Matera, è tornato in scena al Teatro Marconi grazie alla collaborazione con Pino Insegno.

Quello che ciascuno di noi è, quello che ci brilla dentro, viene fuori in un modo o nell’altro, così come ci suggerisce “Nightmare N.7” durante il divertente momento narrato di un improbabile esame di maturità. Sapere di non sapere è la base stessa della conoscenza, ci spinge a guardare oltre possibilmente grazie al teatro del quale, per questa occasione, è stato portato alto il valore culturale attraverso la compagnia teatrale L’uomo di Fumo.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)

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