Intervista

#Intervista: Danilo Ruggero, “In realtà è solo paura”

Una camera sulla Tiburtina, una bicicletta, una chitarra piccola abbastanza da essere portata agilmente pedalando sui sanpietrini. Ricci e occhiali, pensieri e ripensamenti, Pantelleria, Roma, i suoi locali. Il quartiere di Trastevere e infine, lì, in uno studio di registrazione, il confluire del tutto in cinque tracce. Sta per uscire il primo Ep di Danilo Ruggero dal titolo “In realtà è solo paura”.

Cinque brani, un condensato del percorso di scrittura di Danilo Ruggero, classe ’91, siculo, trasferito a Roma da cinque anni. “In realtà è solo paura” – l’esordio dell’ex studente dell’Officina Pasolini, attuale finalista del Premio Fabrizio De André – è una produzione di Alberto Laruccia, “la prima persona incontrata a Roma che ha espresso il suo interesse per ciò che facevo” e David Guido Guerriero.
Inizialmente non volevo dare un titolo all’Ep“, prosegue Danilo Ruggero. E da lì iniziamo a parlare del suo lavoro…

danilo-ruggero-33-s-2018Come mai sei passato dal non voler dare un titolo al tuo primo Ep al chiamarlo “In realtà è solo paura”? Hai paura dei titoli?
Mi sono reso conto di come tutti e cinque i brani fossero collegati dalla concezione della paura per caso. Ho riletto bene i testi delle canzoni e mi sono soffermato sull’unico pezzo che non rifarei mai e che non rimetterai mai in un album: “È una questione di scelta“. Mentre lo rileggevo, nonostante sia un testo che non mi appartiene più, scritto tanto tempo fa, mi è rimasta impressa la frase “in realtà è solo paura”. Ci ho rimuginato per un sacco di tempo e poi ho pensato “effettivamente è una cosa che può collegare un po’ tutto”. La paura è un concetto che mi ha sempre influenzato, un sentimento che riguarda tutto quello che faccio.

Parli di brani scritti tanto tempo fa… Il progetto quando è nato?
Subito dopo la mia partecipazione come studente a Officina Pasolini. Prima non suonavo, scrivevo a casa e non mi ero mai esibito. Quindi ha tre anni. Che poi è il tempo trascorso da quando ho iniziato a suonare chitarra e voce. I brani li ho scritti in quel periodo e poi non li ho più modificati.

Due brani su cinque di “In realtà è solo paura” sono scritti in siciliano. Quand’è che una tua canzone nasce in dialetto e quando in italiano? C’è una differenza di ispirazione?
Quando scrivo in siciliano mi sento più libero di dire cose in maniera diretta rispetto all’italiano. In italiano utilizzo molte più metafore, più giri di parole. I brani in siciliano hanno un’anima più vicina alla mia terra. Mi sento più legato a quei brani. Ma non riesco a evocare quotidianamente quel tipo di ispirazione. Non è una cosa che posso comandare a bacchetta, difatti il repertorio in siciliano è molto più scarno rispetto a quello italiano. Tra l’altro non parlo siciliano neanche quando sto con i miei. Infatti se dovessi decidere di scrivere a tavolino un brano in siciliano non verrebbe niente, invece in italiano riesco a scrivere bene o male, anche se non ho ispirazione.

Di cosa parla il brano intitolato “Agghiri ddrà“?
Del fenomeno dell’immigrazione visto dal punto di vista degli occhi di chi arriva. È una canzone che avevo scritto per uno spettacolo teatrale pensando di non riutilizzarla mai. Ma a forza di cantarla è diventata sempre più mia, mi sono accorto che il pubblico nonostante non capisse né l’argomento né le parole si era affezionato al brano.

danilo-ruggero-le-mura-2018-98E qual è la frase che racconta il punto di vista di chi arriva nel nostro Paese?
Le strofe sono scritte come se io fossi un accusatore nei confronti di un ipotetico padre che dovrebbe raccontare al figlio come stanno effettivamente le cose:

Cunta favole a tutti i figghie / pi sarlvalli di stu munno / ma un cuntare maminzogne: / l’omo niviro un né dintra larmadio. (Racconta favole a tutti i tuoi figli / per salvarli / proteggerli da questo mondo / ma non raccontargli mai bugie: / l’uomo nero non vive dentro l’armadio)

Il ritornello invece è come se fosse cantato da chi sta arrivando, come se la persona che arriva stesse dicendo a sé stesso: “dammi la forza di arrivare fino a lì”. Però una volta arrivata gli viene ordinato di tornare a casa sua. Lo dico proprio alla fine del ritornello: “E giusto giusto che ora rrivà, stannu dicennu, iccannu vuci, chi mhaio anniri agghiri ddrá“. (E, giusto giusto adesso, che sono appena arrivato / già mi stanno dicendo, gridando con tutta la loro voce / che me ne devo andare / che devo sparire verso là).

Qual è la storia della foto sulla copertina di “In realtà è solo paura”?
La foto di copertina ritrae una coppia che ha appena avuto un bambino. La fotografa si chiama Clara Greco, la stessa che ha realizzato il video appena uscito del brano “Lo spazio“. Clara ha fatto alla coppia uno shooting in privato. Ci sono cinque fotografie nel disco che catturano vari aspetti della loro vita. Abbiamo stampato le fotografie su carta da pacchi e poi ritagliate. Volevamo dare un’idea di essenzialità al progetto grafico.

Che cosa succederà il 7 aprile alle Mura, al concerto di presentazione del disco?
Alla presentazione del disco faremo un’esibizione il più possibile vicina agli arrangiamenti finali. Sul palco con me ci sarà Alberto Laruccia alle chitarre elettriche, tastiere & synth, Marco Rossini al basso, ci sarà la violinista Laura ZaottiniFabrizia Pandimiglio al violoncello. Inoltre con me sul palco ci sarà sempre la persona che più mi ha aiutato e supportato in questo periodo, il percussionista Carmine D’Ambrosio. Saranno ospiti due persone esterne al progetto che ho voluto comunque con me, Rosso Petrolio e Simone Mercuri all’armonica. Farò sentire brani che non sono nell’Ep, che mi sono forse anche più vicini, in anteprima.

Abbiamo parlato di paura. Adesso, prima che tu vada via, vorrei sapere qualcosa sul coraggio di Danilo Ruggero.
Il mio coraggio forse è direttamente proporzionale alle mie paure. Non si può avere, vedere o misurare il coraggio senza provare paura, o meglio non lo si potrebbe percepire o capire. La paura è la spinta propulsiva che mi ha fatto scrivere o che mi fa essere così prudente ma allo stesso tempo così testardo e il coraggio che ne è derivato fa sì che io possa dire “in realtà è solo paura“… Non è poi così importante.

The Parallel Vision ⚭ _ Margherita Schirmacher)
(Foto: © Tamara Casula)

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