danza

#Recensione: “Bolero Trip Tic” al Teatro Vascello

Una proposta tutta al femminile quella del Balletto di Roma con “Bolero Trip Tic” andato in scena al Teatro Vascello fino a domenica 18 marzo. Un trittico realizzato dalle coreografe Giorgia Nardin, Chiara Frigo e Francesca Pennini su un repertorio musicale che accompagnò l’ascesa dei balletti russi in Europa agli inizi del 1900: si tratta delle opere di Claude Debussy e Maurice Ravel.

Si comincia con l’Après-midi d’un Faune (Resilienza) di Giorgia Nardin. Un inizio “in essere” che vuole attrarre e trattenere in modo lascivo anche lo spettatore più lontano, intento a prendere posto in teatro.

bolero-trip-tic-teatro-vascello-_D3_6616_DxO11Sulla scena il solo Francesco Saverio Cavaliere, un fauno dal fisico definito, elegantemente flessibile che traccia un loop di camminate e gesti nello spazio asciutto del palco. Se a tratti c’è una vaga reminiscenza ai movimenti angolari del celebre Nižinskij, in seguito la stessa è dissolta dalle voci vibranti di un coro che giunge ancor prima dei danzatori.

La pulsante e vulnerabile caratteristica del fauno si manifesta adesso con l’insieme degli interpreti di cui il ritmo e il gesto diventano il punto espressivo, oscillando tra la propulsione e la sospensione dei corpi.

bolero-trip-tic-teatro-vascello-_D3_6871_DxO11La chiusura è affidata allo sguardo dei danzatori in proscenio che nella maggioranza di essi rimane interiore, ma che in un corpo femminile e porpora (quello di Eleonora Pifferi) sfida il vedere e osa insinuarsi.

Ancora Debussy per Chiara Frigo, questa volta “Suite Bergamasque” che include il noto “Clair de Lune” con le elaborazioni sonore di Mauro Casappa. “Stormy” è il titolo del secondo lavoro coreografico incentrato sul tema delle migrazioni, ispirato da una poesia di Mallarmé.

bolero-trip-tic-teatro-vascello-_D4_0378_DxO11La scena immersa nel fumo si apre con un quadro di corpi fermi e accentrati che pian piano, muovendosi verso i margini del palco, indossano abiti per ognuno diversi, seppur caratterizzati dalla presenza di qualche piuma.

Nasce così uno spostamento migratorio, percorsi costanti che portano lo stormo degli interpreti verso una rete che divide lo spazio in due parti, sottesa è una barriera di diversa natura. Essa ha un guardiano, esplicito riferimento alla figura del minotauro, che detiene il potere decisionale e alimenta nello stormo il bisogno estremo di uscire da quel labirinto vincolante.

bolero-trip-tic-teatro-vascello-BdR-BoleroTripTic_1200x900_bookingshow_001b_previewÈ così che la danza prosegue oltre e contro questo retaggio, che spostato ai lati della scena apparentemente senza motivazione, lascia spazio ad un momento di insieme. Alla fine si ritorna alla necessità dello spirito di migrare verso un dove differente, al di là delle quinte del palco.

Infine “Bolero – The head down tribe“, su musica di Ravel attraverso l’ironico e profondo linguaggio coreografico di Francesca Pennini. L’ingresso dei danzatori per accumulazione è caratterizzato dalla masticazione e lo scoppiettio di chewing gum mediante una camminata pesante e a testa china, richiamando l’andatura stereotipata degli zombie.

bolero-trip-tic-teatro-vascello-Foto 16-03-18, 21 20 39_previewL’andamento “seriale” di un gruppo social e non sociale viene alterato da un singolo danzatore che entra dal pubblico con il suo smartphone, pone le cuffiette nelle orecchie e si muove ininterrottamente in una meta-scena. È uno spazio estraneo alla massa, in cui sente e gode realmente. Un solo superstite “non contaminato” dall’attacco del sistema.

L’organico dei danzatori compie canoni inglobati, attraversati, sospesi e tesi verso forme acquisite e mantenute giusto il tempo di un selfie; testimonianza della loro identità virtuale nel mondo.

La brama propulsiva di inglobare un’unica preda è giocata con le carte dell’equilibrio e della ripetizione di elementi coreografici. È un bolero reiterante di cui la musica è seduzione e ossessione del corpo-mente e la danza diventa il rito che tenta di risanare, rimarginare, reinventare.

La nota creativa della Pennini rimane fino al saluto finale, satira esplicita di un “difetto sociale” durante il quale i danzatori prendono gli applausi di seconda uscita facendo un selfie con il pubblico. È così che la musica è stata il punto di partenza e il legame costante per una ricerca corporea triadica differenziata che ha dato origine a “Bolero Trip Tic“.

bolero-trip-tic-teatro-vascello-Foto-16-compagnia-111Se nelle prime due proposte lo spazio performativo è occupato da un ridondante movimento fisico, è con l’ultimo pezzo che si respirano a momenti delle pause funzionali alla scena, pertinenti al messaggio, utili ai tempi drammaturgici che abbracciano anche lo spettatore che partecipa al rito reinventato di un bolero “cinetico”. Per i prossimi appuntamenti del Balletto di Roma è possibile visitare il SITO UFFICIALE DELLA COMPAGNIA.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Rossana Abritta)

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