Recensione

#Recensione: “Rosalyn” al Teatro Sala Umberto

Rosalyn è lo scorrere del tempo, metronomo inesorabile di suggestioni represse.

Rosalyn è una donna rincorsa da mille volti o forse mille volti racchiusi in un’unica ancestrale femminilità.

Rosalyn non esiste. Finché non decidiamo noi di (ri)portarla in vita.

teatro-sala-umberto-Rosalyn-phMarina-Alessi-R-web (5)Esther O’ Sullivan, straordinaria Alessandra Faiella, è una scrittrice americana di successo accusata di un misterioso omicidio avvenuto anni prima. La contingenza dell’interrogatorio alla quale verrà sottoposta è composta da una serie di avvincenti monologhi che si succedono su di un’ideale timeline.

Passato e presente danzano su questa linea del tempo e trasformano i monologhi nei dialoghi fra Esther e Rosalyn, strepitosa Marina Massironi, un’impacciata ed insicura donna delle pulizie conosciuta per caso dalla scrittrice in un tempo lontano, quello dell’omicidio appunto: tempo sospeso che non dimentica.

teatro-sala-umberto-Rosalyn-phMarina-Alessi-R-web (8)Le due donne lasceranno che i rispettivi vissuti si mescolino fino al punto, per Esther, di venir travolta da un destino imponderabile. Nel disegno drammaturgico, tessuto a trame fittissime dalla penna esperta ed elegante di Edoardo Erba, le due protagoniste saranno vittime e carnefici della loro stessa sorte.

In scena fino all’11 marzo alla Sala Umberto (Via della Mercede 50, zona Piazza San Silvestro), “Rosalyn” è un thriller pensato per il teatro che trasporta lo spettatore in una scena così minuziosamente organizzata da far impallidire la migliore produzione cinematografica del genere.

teatro-sala-umberto-Rosalyn-phMarina-Alessi-R-web (6)La scenografia è pensata per creare incertezza, curiosità e infine perplessità. Non appare subito per quello che è ma si presta a riflessioni multisensoriali. Esattamente come tutto lo spettacolo. Il dubbio s’instilla nella platea, ciò che appare chiaro nella narrazione improvvisamente rompe gli schemi previsti e rimette tutto in discussione.

L’accettazione della propria natura è forse il tema centrale nella drammaturgia di “Rosalyn”. È da lì che si diramano pulsanti argomentazioni altrettanto importanti che si fanno corollario dell’intera messa in scena.

teatro-sala-umberto-Rosalyn-phMarina-Alessi-R-web (4)Cosa precede l’accettazione? La vergogna. Prima ancora la paura di essere ciò che veramente vorremmo essere. Esiste un limite al “bisogno di fare quello che si ha voglia di fare”? “Rosalyn” parla della femminilità in tutte le sue declinazioni. Ma è anche un monito verso lo sparlare, talvolta superficiale, della femminilità presumibilmente offesa.

Alessandra Faiella e Marina Massironi sono interpreti straordinarie. L’intensità della loro performance permette agli spettatori di passare dal sorriso alla commozione più intima senza alcuna interruzione empatica.

Certa gente non dovrebbe mai scoprire fino in fondo chi è

Desidera, senti, vivi… È la pancia che deve comandare” professa Esther fra le pagine del suo libro. Non è forse vero che rimaniamo intrappolati nei nostri stessi gesti se essi non sono mossi da spirito pulito?

Rosalyn” è un gioco d’incastri. Un domino perfetto che mostra il suo volto solo quando tutte le pedine sono a terra. Tutto concorre in maniera magistrale alla riuscita di questo spettacolo: la regia attenta di Serena Sinigaglia, le scene di Maria Spazzi e il sound&light design a cura di Roberta Faiolo.

teatro-sala-umberto-Rosalyn-phMarina-Alessi-R-web (7)La drammaturgia e la bravura delle due protagoniste in scena fanno di questa piéce una fra le più convincenti dei primi, già promettenti, mesi del 2018. Il teatro ha bisogno di linfa generosa come quella offerta da “Rosalyn” nella quale arte, cultura e passione si fanno concreta occasione per la costruzione di un’estetica di cui tanto necessita il pubblico nostrano.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Marina Alessi)

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