Recensione

#Recensione: “Yukonstyle” al Teatro Studio Uno

Yukonstyle” ovvero, lo stile del vivere intensamente solitudini che scompigliano la rigidità della regola delle rette parallele a favore di intersezioni imprevedibili.

No, non stiamo preparando un compito in classe di geometria ma tracciando le linee essenziali di uno spettacolo che della sostanzialità si rende emblema ma che allo stesso tempo offre una gamma di sollecitazioni emotive di rara pienezza, di quelle che solo il buon teatro può vantare.

Yukonstyle-teatro-studio-uno-5Yukonstyle”, in scena fino a domenica 25 febbraio al Teatro Studio Uno (Via Carlo della Rocca 6) è paragonabile ad una tempesta di parole che invade di volta in volta le scene descritte dai bravissimi interpreti. Kate (Benedetta Rustici), 17 anni incinta, in fuga, bella ed instabile come il freddo della sperduta landa nel Canada, rappresenta causa ed effetto degli eventi che si scontrano per dar vita a nuove opportunità.

Lei, bambina in un corpo di donna, si presenta nei suoi colori stonati e così volutamente eccessivi in una scena senza tinte, che vive di inerzia, abitata dagli altri valenti interpreti: Marianna Arbia, Marco Canuto e Lorenzo Terenzi.

Yukonstyle-teatro-studio-uno-4Marianna e Lorenzo, solitudini che amano silenziosamente. Marco, solitudine che insegna a governare il dolore. Sono personaggi difficili i protagonisti di “Yukonstyle” che cercano e rifiutano nello stesso istante il calore dell’altro, il sostegno per l’inverno infinito che portano nelle loro anime.

Vite confuse, vite solitarie ed attraversate da un unico comune denominatore: la stanchezza. Condividere la stanchezza non è forse la declinazione più sottile del verbo amare? Perché “Yukonstyle” è il dramma delle solitudini ma anche il racconto dell’amore.

Yukonstyle_15-25-febbraio_Teatro-Studio-Uno_foto1L’amore inconfessato di due giovani coraggiosi utopisti della vita. L’amore di un figlio verso il padre, l’amore per l’amore che può consumarsi velocemente scegliendo se lasciare o meno traccia del suo passaggio. Così come sceglie di fare la giovanissima Kate.

La trama si disvela lentamente appassionando con intensità sempre crescente il pubblico. Le quinte del Teatro Studio Uno diventano un’enorme lavagna sulla quale incidere con forza i punti salienti dello scorrere del tempo, scanditi da un ottimo tappeto musicale e valorizzati da una scenografia semplice ed essenziale. I dialoghi diventano un gioco di simmetrie e dissonanze che scandiscono sentimenti, aspirazioni e delusioni.

“A volte il tuo corpo ha bisogno di toccare qualcuno per ricordarsi di essere un corpo”

Le solitudini non hanno bisogno di troppe parole per essere spiegate. Esistono in quanto tali. Così come tutti i protagonisti di “Yukonstyle”: cercano di ingannare il bisogno di condivisione ma alla fine saranno proprio i mille volti delle loro unicità a portare verso la felicità.

Bravi davvero tutti gli interpreti ai quali è giusto riconoscere il valore di aver reso i protagonisti emozionanti e vivi al punto da dimenticare che si tratta di attori, commuovendosi con essi e con le loro storie più intime.

Yukonstyle_15-25-febbraio_Teatro-Studio-Uno_foto2Yukonstyle” vanta una drammaturgia corale intensa come da tempo non si applaudiva in teatro. Dialoghi complessi, metaforici e per questo immediati. Surreali ed onirici, cantano la vita e la morte in un’ideale danza, “la danza del corvo”.

È importante evidenziare questo prezioso elemento così ben sottolineato nella traduzione e regia di Gabriele Paupini dello spettacolo di Sarah Berthiaume. Nella cultura e tradizione delle popolazioni dei territori subartici il corvo rappresenta la magia e la metamorfosi, insegna all’uomo a vivere in modo umile, consapevole e moderato.

Come spirito totem delle culture indiane e aborigene, il corvo assume un aspetto totalmente opposto a quello delle nostre tradizioni. Egli infatti sarebbe in grado di proteggere dalla magia nera e dalla stregoneria, oltreché essere di aiuto per la preveggenza di avvenimenti futuri.

Secondo altre tradizioni dei popoli nativi americani il corvo, come animale forte, rappresenta l’ampliamento della coscienza: le sue piume nere costituiscono un passaggio verso l’infinito. Quest’ultimo elemento viene reso in maniera magistrale dalla scena corale di commiato di tutti gli interpreti. Le loro solitudini prendono nuove forme, nuove direzioni, lasciando libere le rette di continuare a viaggiare parallele oppure di intersecarsi nuovamente.

Yukonstyle_15-25-febbraio_Teatro-Studio-Uno_foto6Presentato in prima assoluta al Teatro Studio Uno dalla compagnia BiTquartett, “Yukonstyle” è un’esperienza drammaturgica che non potete lasciarvi sfuggire.

The Parallel Vision ⚭ ­_ Raffaella Ceres)
(Foto: © Valeria Luongo)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...