Teatro

#Recensione: “Trump Blues” al Teatro Vittoria

Ho sempre pensato che uno dei primi compiti del bravo giornalista non sia solo quello di informare, ma anche di ricordare, di ricostruire trame e processi storici che puntualmente ritornano, di non dimenticare personaggi che ne ispirano altri che a loro volta ne generano altri ancora. Federico Rampini, giornalista economico di Repubblica, sta portando in giro per l’Italia il suo “Trump Blues – L’età del caos“, uno spettacolo della memoria che non si limita a raccontare l’elezione dell’ultimo presidente degli Stati Uniti, ma si snoda in un’analisi interessante dei populismi mondiali di oggi e di ieri.

Rampini dipinge un profilo di Trump lucido e a mio giudizio obiettivo. Affiancato dal figlio Jacopo, attore di scena che impersona il presidente e un’altra serie di personaggi utili alla storia e dai due musicisti Valentino Corvino e Roberta Giallo, il giornalista naturalizzato statunitense descrive Trump come un presidente rivoluzionario per davvero, uno che sta cambiando profondamente il suo Paese per il semplice motivo che mantiene le promesse fatte in campagna elettorale.

Dal muslim ban alle trivellazioni, dall’oleodotto tra Canada e Golfo del Messico alla storica riforma fiscale che diminuisce le tasse alle imprese, Trump sta riuscendo dove Obama invece ha fallito. L’economia americana va bene, l’occupazione anche, le borse salgono. Dov’è allora la presunta formula magica di The Donald?

Secondo Rampini, l’asso nella manica di Trump sono stati i nuovi poveri americani, il ceto medio che ora è diventato povero. Oggi l’eroinomane americano non è più il nero del ghetto, ma il 60enne bianco che ha perso casa e lavoro a causa della chiusura delle imprese, l’operaio che ha sempre campato con uno stipendio dignitoso e adesso invece si droga o si uccide. Quella “pancia” americana che Trump ha intercettato benissimo e che risiede proprio nel cuore degli Stati Uniti.

60 Festival di Spoleto, L’eta' del Caos

Jacopo Rampini

La geografia è fondamentale per comprendere le elezioni“: la mappa disegnata da Rampini del territorio degli USA parla di due coste solitamente di sinistra e di un centro di destra. Trump ha attaccato forte con una politica di stampo protezionista che ha raccolto il voto di disperazione della classe operaia, di quelli che “si aggrappano alla loro Bibbia, alla loro birra, alle loro armi“. Tipico commento sprezzante da Trump, penserete. E invece no: fu Obama a pronunciare queste parole durante il suo mandato.

Il flyover country, la parte degli Stati Uniti compresa tra la East e la West Coast, è appunto un luogo su cui “passare sopra”, uno spazio enorme e inutile. Lì Trump ha invece costruito la sua vittoria a colpi di promesse mantenute, protezionismo e nazionalismo.

60 Festival di Spoleto, L’eta' del Caos

Roberta Giallo

Ma Trump non è anche quello del conflitto di interessi? Certo, ma negli Stati Uniti una legge a riguardo non esiste. Quando gli venne chiesto di presentare la sua dichiarazione dei redditi, il presidente americano semplicemente si rifiutò. Quello che avevano fatto i suoi predecessori era solo un atto di cortesia, non previsto da alcuna norma.

E come ricorda Rampini sul palco del Teatro Vittoria (lo spettacolo è andato in scena il 29 e 30 gennaio, fuori abbonamento), le misure prese contro l’immigrazione da parte dell’amministrazione americana sono senza dubbio populiste e vincenti, ma restano comunque meno aspre di quanto si vide tra le presidenze di Roosevelt e Kennedy. Insomma è davvero Trump il mostro da sconfiggere o è semplicemente uno dei tanti della nostra epoca, che cavalca i cosiddetti “nuovi populismi” ma che alla fine restano sempre gli stessi del secolo scorso?

60 Festival di Spoleto, L’eta' del Caos

Federico Rampini

Trump Blues” è un bell’esperimento di giornalismo teatrale che di sicuro rinfresca la memoria a tutti, sia sul recente passato che su quello più lontano, dove scavando si trovano germi del populismo di oggi nell’opera di Gabriele D’Annunzio e nel Manifesto del Futurismo di Marinetti.

Nel testo del 1909 “l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno” lasciavano il passo al “movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno“. E si poteva anche leggere che “noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna“. Concetti presi ad hoc da molti leader mondiali e applicati a piacimento a seconda della convenienza.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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