Intervista

#Intervista: Giuseppe Tantillo, quando il buon teatro è sincero

Da martedì 12 dicembre torna “Senza glutine” al Teatro Argot Studio, di e con Giuseppe Tantillo, una cinica e spietata riflessione sull’amore e sul glutine. Lo spettacolo, prodotto da Argot Produzioni, è diretto dallo stesso Tantillo e da Daniele Muratore. Assieme a Giuseppe ci saranno in scena anche Valentina Carli, Vincenzo De Michele Orsetta De Rossi. A poche ore dal nuovo debutto romano è lo stesso Tantillo, attore e drammaturgo palermitano noto al grande pubblico come uno dei protagonisti di serie di grande successo come “Squadra Antimafia“, “Un passo dal cielo“, “RIS Roma” e “Romanzo Siciliano”,  a raccontarci qualcosa in più sul suo spettacolo fra amore e disturbi intestinali!

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Giuseppe Tantillo (Foto: © AEterna Photography Studio)

Amore e glutine: legati da cosa e per cosa?
Intanto possiamo dire che c’è qualcosa di autobiografico nel testo di “Senza Glutine”, come in tutte le cose che uno scrive. Per due anni ho mangiato senza glutine perché avevo dei disturbi di stomaco e ho notato, cercando di ascoltare i disturbi che avevo, che esiste un legame fortissimo (elemento trattato ultimamente anche da molti ricercatori) fra i cambiamenti della tua flora batterica, le sofferenze intestinali e quello che è il tuo umore fino a quello che succede intorno a te e a come ti rapporti con gli altri. Quindi possiamo dire che il legame che abbiamo con la pancia è molto più profondo di quel che crediamo anche quando ci rapportiamo agli altri normalmente, cercando di “digerire” quello che succede intorno a noi. Molte forme di depressione dipendono dai tipi di batterio che hai nell’intestino, lo sapevi?

Quindi possiamo dire che agire di pancia nel tuo caso è da intendere alla lettera!
Esatto! Sono partito proprio da qui. Se succede qualcosa di diverso nella nostra pancia succede anche qualcosa nei confronti della persona che sta con noi.

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(Foto: © Manuela Giusto)

Tu di questo spettacolo hai curato anche la regia. Come hai scelto di procedere?
Per me la cosa più importante è far sentire gli attori liberi, non ingabbiarli in qualcosa che tu hai scelto prima. Gli attori vanno messi nelle migliori condizioni per lavorare e vanno così “liberati”. Quando loro sono al meglio, la regia in realtà nasce da sola e non rimane che trovare il modo più corretto di farli esprimere in un contesto ordinato. Sono convinto che siano gli attori i veri protagonisti e che quando così non è il pubblico si annoia.

Questo è molto interessante ma è anche molto difficile da rendere nel pratico, non credi?
Mi capita di sentire un pochino troppo spesso che la gente si annoia a teatro. Dobbiamo chiederci il perché. Io credo che la gente si annoi perché ad una narrazione semplice si vuole sempre sovrapporre l’idea di un regista, qualcosa che spesso non risulta legato alla storia stessa. Ti faccio un esempio: quando parlo con qualcuno che sta per andare al cinema, me lo dice con una voce rilassata. Quando mi dicono che stanno per andare a teatro fanno prima un respiro e poi mi dicono “vado a teatro”. Ecco, vorrei un teatro dove la gente possa andare con la stessa postura fisica e con lo stesso respiro con il quale va al cinema.

Tu hai lavorato sia nel cinema che nel teatro. Unire queste arti attraverso un aggettivo è possibile?
Il buon cinema, il buon teatro e anche la buona televisione sono uniti dalla sincerità.

Immagina di poter indicare al pubblico su cosa prestare attenzione durante un tuo spettacolo. Cosa indicheresti?
Chiederei di fare attenzione alle parole. Il mio è un teatro di parola. Come nel cinema credo nella sceneggiatura, così nel teatro credo nella drammaturgia. Abbiamo necessità di testi e di parole perché sono gli elementi che tramandiamo e che lasceremo del nostro lavoro. Mi piacerebbe, nel mio piccolo, tramandare qualcosa, lasciare ad altri la potenza delle mie parole.

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(Foto: © Manuela Giusto)

Con il tuo spettacolo affermi che lasciarsi sia più difficile che conoscersi. Ma ne sei proprio certo?
Io ti rispondo con un’altra domanda: “E se non avessimo il coraggio di lasciarci siamo sicuri che andrebbe tutto così male?”. Mi piace raccontare il tempo, mi piacerebbe dire che non è tutto bello e che a volte, anche quando non abbiamo il coraggio di fare una scelta, alla fine la vita assume lo stesso valore sia che siamo coraggiosi sia che non lo siamo. Il mio spettacolo vuole essere anche un inno ai non coraggiosi.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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