Recensione

“The Aliens”: non sprecate le parole e in silenzio, (af)fidatevi

La dirompenza del disagio giovanile o forse più correttamente di quella esistenziale arriva al cuore di un piccolo capolavoro composto di nervature delicate e silenziose. “The Aliens” di Annie Baker in scena fino al prossimo 12 novembre al Teatro Brancaccino è prova di resilienza verso un sistema che ci costringe al caos.

Vi siete mai accorti di quanta paura trasmetta il silenzio? Di quanto imbarazzo sia insito nella sua dialettica nascosta e di quanto rumore faccia, nonostante il costante esercizio per il quale ci hanno abituato a rifiutarlo?

the-aliens-teatro-brancaccino-roma-2017-2Non è un caso che la piéce teatrale del Premio Pulitzer Annie Baker fondi la bellezza della sua drammaturgia su di un utilizzo quasi chirurgico del silenzio. Lunghe pause, sguardi e movimenti lentissimi che non mettono a disagio lo spettatore ma al contrario, lo invitano ad immergersi senza paura nei malesseri dei giovani protagonisti in scena.

KJ e Jasper sono due ragazzi intelligenti anzi geniali, come si definirà quasi alla fine dello spettacolo lo stesso KJ. Sono in due e scommettono sull’amicizia, quella vera, quella per la quale ci sono volte in cui non servono le troppe parole.

the-aliens-teatro-brancaccino-roma-2017-1Sono due anime sensibili, con problemi comuni a molti, a tutti. Il lavoro, l’amore, gli ideali, i sogni. Come far convivere quello che si vorrebbe con quello che si riesce a fare? Giovanni Arezzo (KJ) e Jacopo Venturiero (Jasper) sono incredibilmente incisivi nei loro ruoli. Talmente tanto da non riuscire quasi a distinguere quale sia il confine fra l’attore ed il protagonista che essi raccontano anzi, vivono.

“La condizione di quando hai perso qualcosa è la sensazione più illuminata che esista” The Aliens

Bravi, convincenti ed eclettici riempiono di senso i silenzi ai quali li conduce il testo della Baker tradotto in questa occasione da Monica Capuani e diretto da Silvio Peroni. Ai due amici si aggiunge Evan interpretato altrettanto bene da Francesco Russo. Evan è un ragazzo timido, impacciato, senza amici. In Jasper e KJ troverà un senso alla sua solitudine. E negli spettatori un affetto impacciato ma puro come è lo stesso Evan da lui interpretato.

In silenzio, talvolta, è persino più facile riconoscersi. “The Aliens” si ambienta nel retro del bar ove Jasper e KJ sono soliti passare le loro giornate e all’interno del quale Evan trova lavoro. Ma la cosa importante è che il luogo dello svolgimento dei fatti passa in secondo piano tanto risulta efficace la narrazione degli eventi che inizia con un omaggio a Charles Bukowski.

the-aliens-teatro-brancaccino-roma-2017-3Puoi pure non crederci ma c’è della gente che attraversa la vita con molto poco attrito o angoscia. […] È una morte facile, solitamente nel sonno. Puoi pure non crederci ma la gente così esiste. Anche se io non sono uno di loro. Eh no, io non sono uno di loro. Non ci vado nemmeno vicino a essere uno di loro però loro sono lì e io sono qui“. Queste parole, tratte dalla poesia “The Aliens” di Charles Bukowski introducono la commovente storia dei nostri protagonisti.

The Aliens” è un testo delicato e complesso che tocca trasversalmente temi forti come la morte, il senso della vita ma anche dell’amore senza distinzione di genere, della diffidenza verso l’altro, il nuovo arrivato (delicatissimo tema affidato ad Evan) e quello per la scrittura e la musica. Elemento, quest’ultimo, che fa vibrare le emozioni grazie alle musiche originali di Michael Chernus, Patch Darragh ed Eric Gann.

the-aliens-teatro-brancaccino-roma-2017-4La messa in scena così preziosa e delicata curata da Silvio Peroni al Teatro Brancaccino merita di essere applaudita e andrebbe consigliata ad un pubblico di adolescenti e meno adolescenti. Perché mai come oggi c’è bisogno di scontrasi con il dolore per scrollarsi di dosso l’incapacità di vivere il tempo.

Di fronte al drammatico monologo finale affidato a KJ, gioiello drammaturgico splendidamente speso, non rimane che interrogarsi su quanto conti offrire fiducia, avere fiducia e perdere la fiducia. Fermarsi a riflettere in silenzio ci renderebbe (forse) meno alieni gli uni con gli altri.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)
(Foto: © Laila Pozzo)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...