Festival

#LiveReport: Sud Sound System al Viteculture Festival

Sud Sound System è uno di quei nomi che lo senti e sai subito che è qualcosa di grande, di bello e di riuscito bene. Sud Sound System è un progetto nato quasi trent’anni fa, che ancora oggi si rinnova, salta, balla, suona e canta in tutta Italia. Un’Italia che, durante i loro concerti, parla tutta salentino. Questo, forse, uno dei più grandi successi di Papa Gianni, Don Rico, GgD, Nandu Popu e Terron Fabio, i componenti attuali dei Sud Sound System, tra soci fondatori e nuove (ma neanche troppo) aggiunte nel corso della loro lunga storia. Gente che ha ormai anni di palchi, viaggi, studi di registrazione su spalle che però non sono ancora stanche, su gambe che spingono ancora come pistoni di auto americane.

SSS è da sempre sinonimo di reggae, raggamuffin, hip hop. Sono stati i condottieri dello sbarco in Italia di una cultura lontana molto più che un oceano da quella nostrana. Hanno fatto del Salento, e più in generale del Sud Italia, un vero e proprio polo di cultura e musica militante. Militante da tanti punti di vista. Quello del pionierismo musicale, con la continua ricerca di contaminazioni dalle culture più lontane e moderne con le sonorità millenarie della loro terra natia – “culli greci e bizantini”. Quello politico, facendo sì che ogni aggregazione della banda SSS sia un comizio, una seduta parlamentare, una conversazione degna dei più affascinanti comitati studenteschi.

Per ogni canzone hanno un discorso, per ogni discorso una canzone. Sono sempre coerenti e sempre schierati, in prima persona, dall’alto del palco al basso della prima fila. A prescindere da quali parti decidano di prendere, è commovente, rassicurante e utile che ci sia ancora qualcuno che utilizzi il palco per trasmettere idee e forza dialettica insieme alla musica e al mero spettacolo. Il loro, di spettacolo, non è mai fine a sé stesso ma sempre funzione di un qualche scopo e sempre funzionale a qualche messaggio. Poco importa se li si preferisce nella loro veste di predicatori esistenziali piuttosto che in quella di abili arringatori militanti in comizi politici. Loro sono sempre schierati, senza maschera e senza paure. Non hanno mai perso, in quasi trent’anni, lo smalto dei lottatori con le parole. Della penna, della voce, delle note contro le spade, le bombe e i soldi. – Ok, una battuta sulle bombe è permesso pensarla, forse anche dirla. –

I SSS sono instancabili fanteria della battaglia per la legalizzazione della cannabis: “questi pantaloni sono fatti di canapa, queste scarpe anche, fumarla è l’ultima cosa che puoi farci con la canapa”. Poi, certo, l’Ex Dogana di Roma, nella sua data di chiusura del Viteculture Festival di giovedì 14 settembre, è tutta un tripudio di nuvole dense e aromi forti – vedi la battuta sulle bombe di prima. Ma non finisce lì, si schierano e si scagliano contro la TAV, la TAP, l’eradicazione degli ulivi secolari dalla loro terra, fanno il vezzo a politici e politicanti. Dedicano il concerto a Noemi e alla sua famiglia, la ragazza uccisa dal compagno di soli 17 anni. “L’amore non è possessione, l’amore è comprensione, è lasciar andare se c’è desiderio di felicità altrove”. Eccoli, nella loro, mia preferita, veste di predicatori evangelici, di un vangelo tutto loro e tutto umano, esistenziali e filosofici.

Quando si parla dei SSS, però, non gli si può fare il torto di non parlare della loro musica e del loro essere musicisti. Uno poco avvezzo al tema potrebbe pensare che reggae, hip hop e raggamuffin siano generi musicali sinonimi di sale di registrazione senza neanche uno strumento, basi elettroniche gestite con consolle e magari qualche bel testo in rima sopra. Niente di più lontano dalla realtà dei salentini. La batteria è un tripudio di tecnica e commistione di generi, di cambi di ritmo e di tempo. Le tastiere sono tante, tutte dalle mani di un solo non più giovanissimo musicista d’altri tempi con la sigaretta sempre accesa in bocca. Il basso è una marcia trionfale dove le gambe sono dita funamboliche nella costante ricerca di un equilibrio dinamico su quelle quattro, spesse, corde. Le voci sono tre, in salentino, italiano – poco – e inglese, anzi giamaicano. L’armonizzazione è perfetta, studiata al millesimo per una riuscita polifonica che ha del lirico. Poi c’è il tocco di genio e di bellezza eterea che solo un’armonica suonata nel modo giusto al momento giusto riesce a donarti.

Sud Sound System è condivisione di bellezza, di armonia e di felicità che si legge sui sorrisi di tutti i fortunati sotto il palco. È la gioia di “Sciamu a ballare“, è l’impegno de “Le radici ca tieni“, è la poesia di “Filu de ientu“, è la rinnovata rabbia del nuovo “Brigante“, è la pazzia di “Reggae Calypso“, è l’amore de “Lu profumu tou“. Sud Sound System è il nuovo album che richiama la vecchia storia, che infatti si chiama “Eternal Vibes“. Chiaru Moi?

The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)

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