Live report

#LiveReport: Levante al Viteculture Festival

Levante ha tutto. Ha una voce dal timbro perfettamente riconoscibile e pienamente originale, potenza vocale invidiabile alla maggior parte della scena italiana, tecnica ancor più ricercata. Ha un suo personaggio, ben costruito ma capace di apparire comunque autentico.

Ha il talento del ragazzo di periferia che finisce a giocare in Serie A a diciassette anni. Ha uno stile suo che impone un’immagine mai banale e sempre nuova, adatta a tutti i contesti ma mai uguale a sé stessa. È bella. Di una bellezza fuori dai canoni, di una bellezza grezza quindi vera, dolce ma impegnativa, fanatica quindi donna.

levante-ex-dogana-viteculture-festival-2017-15Levante è la quintessenza del “trasforma i cazzi tuoi in arte“. E non c’è nulla di negativo in questo, almeno non dovrebbe, non sempre. Nel suo caso, no. La sua arte è la musica e, ancor prima, quella sua voce. Le sue parole, poi, sono tutto un lavoro d’introspezione, autoanalisi e indagine umana.

Il suo successo si spiega solo con la condivisione di quel processo con migliaia di persone. Ragazzi. Ragazze, soprattutto, ma anche molte donne di mezza età – questa l’audience di sabato scorso. Sensibilità, chiunque ne è capace è stato il benvenuto all’Ex Dogana di San Lorenzo – e dovunque Claudia Lagona salga su un palco.

4-levante-ex-dogana-viteculture-festival-2017-13Levante ha preso quei cazzi suoi, li ha chiusi con lei dentro una stanza e ci ha lottato fino a uscirne vincitrice. Fino a uscirne con un taccuino pieno di canzoni e con un libro intero. Averle raccontate, quelle cose sue, ha ricordato ancora una volta come spesso le cose più intime sono ciò che abbiamo di più simile tra noi, umani.

Levante sul palco è una gazzella in shorts jeans e tacchi rossi che salta e scappa da un leone che ha dentro e che esce solo nei ritornelli dei suoi pezzi. Il focus della sua musica, delle sue parole anzi, è lei, lei medesima e nessun altro. Lei totalizza il messaggio.

5-levante-ex-dogana-viteculture-festival-2017-14È quasi asfissiante, nelle grafiche con i primi piani dell’elegante mora di Torino che sembra una siciliana anni ’50 – e infatti è nata lì giù. Ma è tutto funzionale, sempre al messaggio. Un messaggio di fatica che butta per terra e di forza per tirarsi su. E ce la fa, Levante. Ce l’ha fatta, e ce l’ha fatta in tanti modi diversi.

Prima icona indie, poi bestseller col suo romanzo, quindi fashion blogger di gran gusto ed eleganza, poi come immagine del neo-glamour sul red carpet al Festival del Cinema di Venezia. Già giudice di X-Factor, promotrice dei valori femministi, senza scadere in troppe banalità. Trecentosessanta gradi di Levante e degli umani come lei, ecco cos’è il suo concerto.

3-levante-ex-dogana-viteculture-festival-2017-12Levante si muove come un boxeur, un peso welter di quelli che sfottono l’avversario proprio mentre si avvicinano alle corde, poi si scansano, colpo decisivo e si allontanano sorridenti guardando in basso. Sexy. Caparbi. Tecnici. Professionisti.

Parla poco sul palco. Niente storie, niente gag. È fisica, anche in questo. Poi lo spiega: “Non parlo perché voglio che sia la mia musica a parlare per me”. Banale? Sì. Ma, di nuovo, coerente, funzionale.

2-levante-ex-dogana-viteculture-festival-2017-11Abbi cura di me” è l’inno del suo lavoro. La fa senza microfono. Con un goccio di acustica proprio dietro di lei, senza amplificazione. Intona qualche vocalizzo prima di cominciare a cantare la canzone. Passa ancora qualche secondo prima che comincino a cantare tutti con un filo di voce, un coro dolce e perfettamente a tempo, intonato.

Levante, con quella decisione, quella di togliere la barriera dell’amplificazione, ha voluto dimostrare che si può cantare sottovoce anche quando si è in centinaia di persone sotto un cielo che minaccia tempesta, accanto alla tangenziale. E che si può urlare a squarciagola in una stanza chiusa a chiave. Nel “Caos di Stanze Stupefacenti“.

The Parallel Vision ⚭ _ Simone Zivillica)
(Foto di copertina: © Tamara Casula)

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