Festival

#Intervista: Eleonora Turco racconta #Pillole e il Teatro Studio Uno

Si è appena conclusa l’ultima edizione di #Pillole, il format ideato dal Teatro Studio Uno che, grazie ad una originale formula di ricerca-azione, combina le opinioni del pubblico e della critica selezionando i progetti artistici da inserire nella successiva stagione. Eleonora Turco, parte della direzione artistica del teatro insieme ad Alessandro Di Somma, ci ha svelato, in pillole, l’ingrediente segreto del successo di Pillole #tuttoin12minuti 2017.

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Eleonora Turco con Alessandro Di Somma

Alla voce “consuntivo” di questa edizione di Pillole, cosa metteresti in evidenza?
Sicuramente la partecipazione del pubblico. Il teatro è stato ogni sera inaspettatamente invaso dagli spettatori e dagli addetti ai lavori che si accreditano per comporre la nostra giuria che è formata da una parte di pubblico, dai critici e da noi della direzione artistica.

Quali sono le reazioni del pubblico non addetto ai lavori?
La gente è entusiasta di poter valutare le cose che vede e poi gli piace soprattutto di poter accompagnare un progetto che cresce.

Come parte della direzione artista del Teatro Studio Uno cosa hai osservato, qualitativamente parlando, delle pillole di questa edizione?
C’è stata una buonissima qualità dei progetti proposti e ne abbiamo individuati alcuni che sicuramente produrremo perché lo sforzo in più, che rispetto alle passate stagioni abbiamo fatto, è di scegliere alcune fra le proposte per una prima produzione ufficiale del Teatro Studio Uno. Un progetto realizzato da noi in realtà c’è già ed è di un regista che ha iniziato proprio in questo teatro: Lorenzo Montanini. I prossimi progetti verranno invece scelti tramite le pillole di quest’anno.

“Quello che desideriamo è avvicinare il pubblico al mestiere dell’attore”

Se tu volessi definire con una parola chiave il lavoro che fate qui al Teatro Studio Uno quale indicheresti?
Difficile, perché non voglio utilizzare una parola che è molto abusata, che è “teatro artigianale”. A volte è un po’ confusa con il concetto di teatro semplice. Quello che qui cerchiamo di creare è una sorta di isola dove puoi veramente permetterti di sperimentare. In questi 6 anni di stagione abbiamo dato tantissimo spazio alle compagnie, compreso il tempo di sbagliare, cosa che non capita in altri posti. Al Teatro Studio Uno ti puoi permettere il lusso di provare il tuo spettacolo e di capire come procede il lavoro.

Ripensando all’inizio della vostra storia nel quartiere di Tor Pignattara, cosa vi ha motivato maggiormente a sostenere i progetti nuovi? Vi siete accorti della mancanza di qualcosa o ne avete semplicemente fatto la vostra mission?
Un po’ tutte e due le cose nel senso che c’è tanta sete di offrire delle possibilità alle giovani compagnie che non vengono prese in considerazione dai grandi circuiti. E quando dico giovani non parlo di età anagrafica ma di progetti embrionali, di lavori che nascono. Quello che abbiamo fatto noi nel nostro piccolo è di dare uno spazio a progetti in continua crescita. Un piccolo seme gettato al quale speriamo di portare tanta fortuna. Dall’altra parte c’è l’esigenza delle compagnie (e la nostra) di vedere un teatro non solo sperimentale ma che voglia dire qualcosa avvicinando un pubblico che è lontano dal teatro off e, in generale, dal teatro.

#Pillole2017 si è dunque conclusa, seguita da un fermento culturale ed artistico che coinvolge e si lascia coinvolgere. Se è vero che il teatro è uno spazio privilegiato per dialogo fra pubblico e attori, fra arte ed empatia, allora possiamo tranquillamente affermare che il Teatro Studio Uno ne è il facilitatore dal quale in molti dovrebbero prendere esempio.

The Parallel Vision ⚭ _ Raffaella Ceres)

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