Teatro

“Toghe Rosso Sangue”, essere dimenticati e morire per un sì

Dove non c’è apparente giustizia l’unico strumento che rimane per non arrendersi è la memoria. “Toghe Rosso Sangue”, spettacolo teatrale di Francesco Marino andato in scena al Teatro Argentina, scritto da Giacomo Carbone ed ispirato all’omonimo libro di Paride Leporace, è un grido scomposto che omaggia un dolore composto.

Cos’è un giudice? Un uomo o solamente un magistrato? Come se fosse possibile rispondere e separare l’uomo dalla sua toga. Come se fosse plausibile pensare che quelle “Toghe Rosso Sangue” non sarebbero divenute così uniche senza gli uomini che le indossarono a costo della loro vita.

Toghe-Rosso-Sangue_Teatro-Argentina-3Pubblicato per la prima volta nel 2009, “Toghe Rosso Sangue” di Paride Leporace esce successivamente nel 2012, in una edizione rivista e ampliata alla luce di nuove risultanze investigative sulla strage di Via D’Amelio dove Paolo Borsellino e la sua scorta trovarono la morte. Il libro si rivela un documento intenso e drammatico che indaga il ruolo dei troppi magistrati italiani che hanno perso la vita servendo uno Stato ricco di contraddizioni.

Francesco Marino lo ha trasformato in una piéce teatrale di poco più di un’ora, altrettanto intensa quanto complessa. Una scena vuota è quella che si presenta agli spettatori. Nera come lo è la cronaca che ha dipinto ogni singolo omicidio di quegli uomini di Stato. Quattro semplici sedie, quattro voci, quattro incredibili attori, Francesco Polizzi, Emanuela Valiante, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso, profondamente diversi per stile ma uniti da un unico obiettivo: dare voce a chi voce non ne ha più.

I movimenti scenici sono ridotti all’essenziale quasi a bilanciare la quantità di parole che i protagonisti “sparano” letteralmente verso il pubblico, prendendo fiato solo per ricominciare con maggiore intensità fra le brevissime pause che disegnano il passaggio da un decennio all’altro, dal 1969 al 1994. Assassinati dal loro stesso coraggio, i magistrati ai quali “Toghe Rosso Sangue” rende omaggio sono i 27 italiani che continuano a morire di un male ancora peggiore: l’oblio.

Non dimenticare, ce lo insegna la storia, è l’unico strumento che abbiamo per non commettere gli stessi errori, per non permettere che il futuro venga compromesso da un passato non sufficientemente conosciuto. Ma come si può lavorare sulla memoria se persino gli stessi programmi scolastici ministeriali non sfiorano questa parte della storia italiana contemporanea?

Toghe Rosso Sangue” è una scommessa difficile da sostenere, è uno spettacolo che ha bisogno di spazi raccolti per far arrivare in maniera efficace ogni singola parola gridata senza ostentazione, senza pretesa di denunce morali. È l’eco di quel “sì” giurato con orgoglio verso uno Stato che non è in grado di tutelare sé stesso. Ma al quale ancora in molti dedicano la vita. A loro va il lungo applauso del pubblico reale ed il mio, virtuale ma sincero.

The Parallel Vision  _ Raffaella Ceres)

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