Live report

#LiveReport: Poison Garden al Traffic Live

Si fanno chiamare “la prima steampunk band” italiana, mescolano un forte impatto teatrale con un altro fortissimo attacco metal sul palco, rappresentano “il futuro proiettato nel passato”, smanettano cercando di fondere corsetti marroni e bassi distorti, occhialoni da aviatore e industrial, cilindri scuri e arrangiamenti orchestrali. I ragazzi dei Poison Garden insomma, guidati da Madame Anais Noir, di vapore ne producono tantissimo, tirano quintali di punk sul pubblico e alla fine frullano tutto in questo “A Victorian Carol” (Trisol /Darktunes), che hanno presentato lo scorso 24 marzo al Traffic Live.

Il release party del primo disco del gruppo romano era un appuntamento atteso da parecchio, nell’ambiente. La proposta dei Poison Garden, al di là dell’originale messa in scena attraverso uno stile, lo steampunk appunto, che forse nella musica mancava, è artisticamente interessante e di spessore. Di solito se una band funziona dal vivo vuol dire che è una “buona” band. I Garden, il palco, se lo mangiano. E le orecchie del pubblico fischiano per un bel po’.

Il Traffic e la sua oscurità si sono trasformati, per una sera, in una Londra piena di fuliggine che ha precipitato il pubblico, letteralmente, nella tana del bianconiglio. Anais Noir (voce, basso) assieme a Sir Damian White (chitarra), Professor Ψ (chitarra) e Mr Tambourine (batteria), per la loro intensa favola vittoriana non potevano che scegliere la… favola vittoriana per eccellenza: Alice e il suo paese delle meraviglie.

I ragazzi allestiscono una scenografia in stile “giardino incantato” e tra un pezzo e l’altro, recitano brevi innesti teatrali che aumentano la suggestione e allentano un po’ la morsa dei distorsori. Molto steampunk. Ma anche molto metal. Perché qui c’è soprattutto questo, infatti: una bella realtà di rock massiccio che sa offrire anche una presenza scenica ricercata e curata. I Poison Garden non tralasciano nulla. E non hanno il problema dell’uomo di latta che va alla ricerca di un cuore: sotto a quel metallo il cuore c’è già e sul palco fa la differenza.

Il gruppo di Anais Noir suona quasi per intero il suo debut album. Scorrono quindi “Struggle for pleasure” (cover del brano di Wim Mertens), il bellissimo primo singolo “Human machine“, “In the hall of the mountain king“, “Days of steam“, “Falling leaves“, “A letter for my everlasting love“, “Clockwork theory“, “La dànse macabre“. Per chiudere con la loro personale versione di “Profondo Rosso“. In scaletta anche un bell’intermezzo di batteria di Mr Tambourine e “Dance of the Sugar Plum Fairy“.

Tenete d’occhio questi ragazzi, insomma. “A Victorian Carol” è un bel disco massiccio e ricco di sfumature in cui un certo amore per la teatralità emerge dalle stesse note di canzoni epiche, addolcite dalla bella voce della bassista/front woman del gruppo. Ma dal vivo tutto questo rende molto, molto di più.

The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)

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