Live report

#LiveReport: Massaroni Pianoforti al Wishlist Club

Il Wishlist Club non era strapieno di gente, perché forse Gianluca Massaroni non fa del tutto parte di questo tempo. Avrà sbagliato epoca. Oppure nessuno gli ha mai detto: “Guarda che scrivi cose impegnative, è complicato starti dietro“. Sarà per questo che mentre lo ascolti ti passano davanti (e nelle orecchie) i pezzi di Dalla, De Gregori, Tenco, Battisti, Baglioni. Soprattutto Baglioni. Perché Massaroni Pianoforti le canzoni le sa scrivere bene. Molto bene, direi. Al punto da non incrociare quell’orrenda cosa dell’indie-mainstream che non si sa bene cosa e dove sia, autoprodursi il bellissimo “Giu“, essere semi-schifato dalle label e scegliere per il “faccio come mi pare, ché tanto c’ho ragione”. In effetti sì, Massaroni c’ha ragione.

Insomma, Gianluca è una sorta di “indie dell’indie”, che se a pronunciarlo ti si girato gli occhi all’indietro, credo renda l’idea. Molto centrato sui suoni e attentissimo ai suoi testi, Massaroni Pianoforti ti regala un nostalgico viaggio all’indietro nel tempo con una scrittura che viene fuori desueta e moderna insieme, un approccio alla forma-canzone classico e dunque vincente in grado di proporti un bel rock d’autore che si muove in eleganti abiti pop.

L’artista di Voghera (voce e chitarra acustica) ha presentato il suo ultimo lavoro venerdì 10 marzo nello spazio di Via dei Volsci 126b assieme ad Andrea Garavelli (basso), Stefano Bergonzi (chitarra) e Alessandro Ferrari (batteria). E il pianoforte? Barbatrucco: non c’è. Perché lui fa come gli pare. Altrimenti che “indie dell’indie” sarebbe? Oltretutto ci tiene subito a mettere le cose in chiaro: “I cantautori mi stracciano i coglioni. Ma io sono un cantautore, quindi mi straccio i coglioni da solo“.

Preso coscienza di questo Gianluca la fa fin troppo tragica, rispetto a quanto poi propone sul palco. Se è depresso, malinconico, emo e disperato, questo arriva fino a un certo punto perché poi c’è la sua musica, la scelta di arrangiamenti preziosi e il racconto timbrico che resta sempre intenso. Ci suicidiamo un altro giorno, Gianluca.

Per il momento è un piacere raro, stracciarsi i coglioni con lui. Alla fine c’è un motivo se mi ricorda tanto Baglioni. Che per quanto l’ho amato i coglioni un po’ li frantumava. E poi da coglioni a Baglioni è un attimo.

The Parallel Vision ⚭ _ Paolo Gresta)

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