Attualità

Crowdfunding&Cultura, Civita spinge sul mecenatismo 3.0

Il mecenatismo culturale in Italia non è particolarmente diffuso al contrario, ad esempio, degli Stati Uniti. Difficilmente, insomma, qualcuno infila le mani in tasca per finanziare i sogni e i progetti di qualcun altro. Men che meno, appunto, per quanto riguarda la cultura. A questo, però, sopperisce da diversi anni il fenomeno del crowdfunding, un mecenatismo 3.0 che consente, soprattutto ad artisti con poche possibilità economiche, di poter realizzare il proprio percorso creativo attraverso una spinta “dal basso”.

Ma da qualche tempo, il crowdfunding non è più sinonimo soltanto di “indipendente”. Anche il settore culturale in senso stretto, quello sostenuto dagli interventi pubblici e rappresentato dalle organizzazioni che si occupano di conservare e valorizzare il territorio, sta via via scoprendo la Rete come strumento utile a coniugare il fundraising con forme di partecipazione innovative di progettualità.

crowdfunding-nel-settore-creativo-1È su questa idea che si fonda “Il crowdfunding nel settore culturale e creativo“, un volume edito da Marsilio e a cura del centro studi dell’Associazione Civita, presentato proprio pochi giorni fa nella sede dell’organizzazione (Piazza Venezia 11). Lo studio, che può diventare uno strumento utilissimo per gli operatori del settore, mette in luce due punti importanti.

Innanzitutto musei, gallerie d’arte, atelier e spazi culturali in generale dimostrano una scarsa conoscenza del crowdfunding e delle strategie più efficaci da adottare per raggiungere i loro obiettivi. Allo stesso tempo, però, il mecenatismo digitale in Italia costituisce un mercato in enorme espansione, all’interno del quale esistono 68 piattaforme attive che nel 22,2% dei casi finanziano campagne culturali.

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Civita

L’occasione per gli operatori culturali, insomma, è grande. Da una parte si può contare su un canale di finanziamento aggiuntivo rispetto a quelli di promozione tradizionali. Dall’altra sarà possibile per loro cogliere le nuove tendenze culturali in base ai progetti che via via vengono lanciati sulle piattaforme, arrivando a comporre un quadro d’insieme che può rivelarsi interessante.

Tra le tante aziende presenti in ambito crowdfunding ci sono MusicRaiser, DeRev, BeCrowdy, Giffoni, Cineama e Produzioni dal Basso, la prima piattaforma del genere nata nel nostro Paese nel 2005. “Abbiamo 4 milioni di Euro di transito, al momento” dice Angelo Rindone, fondatore e CEO di PdB, durante la presentazione del libro, “concentrati soprattutto in musica, audiovisivo ed editoria“.

Tra gli altri ospiti presenti al convegno di giovedì 23 febbraio c’era anche Jessica Tanghetti, giovane fondatrice della giovanissima piattaforma di crowdfunding BeArt, lanciata a Londra nell’ottobre 2015 e dedicata all’arte contemporanea.

Abbiamo due target principali: chi propone i progetti e chi li sostiene“, dice Jessica in conferenza stampa. “Ci sono molti collezionisti tra i nostri donatori, interessati all’acquisto di pezzi unici. Il nostro obiettivo è quello di diventare degli operatori veri e propri, andando oltre la sfera del crowdfunding“.

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BeArt

Insomma, legare l’idea della raccolta fondi alla sola sfera indipendente, oggi come oggi, può essere limitante e fuorviante. Il crowdfunding è al momento un meccanismo potente ed efficace che oltre a rappresentare una nuova, moderna forma di mecenatismo ha anche un potere aggregante, in quanto le persone che finanziano i progetti con piccole o grandi donazioni sono parte attiva del processo, si interessano, restano attenti al suo sviluppo e lo accompagnano. Sta alle grandi istituzioni culturali italiane scrollarsi di dosso schemi precostituiti in favore di una innovazione che dovrebbe essere endemica del settore, ma che fatica ancora a decollare.

The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)

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