Festival

#SanremoForDummies: al via la prima serata tra big, omaggi e love, love, love

Madonna, non vedevo l’ora, giuro su Dio. Tutto pronto: io, la tastiera, l’insalatina da contorno a tre etti di caramelle gommose senza zucchero, patatine in busta ficcate nella nutella, insieme al fido divano autoprodotto NÖDERGHAMGND.

Partono le 20.50 e con loro la Sessantasettesima Edizione del Festival di Sanremo. Il voice over è di Carlo Conti e nel video una carrellata dei brani partecipanti, non vincitori, eppur divenuti successi dal 1954 al 2016. Poi Tiziano Ferro e il suo  emozionante omaggio a Luigi Tenco con “Mi sono innamorato di te” dove l’orchestra dà il meglio con uno straordinario arrangiamento, al netto del Maestro Vessicchio, grande assente di questa edizione.

Poi si parte, questa volta per davvero. Tantissima emozione, eppure, come ogni anno, alla prima nota del primo brano del primo artista in gara qualcosa va storto. Ma la delusione del primissimo ascolto è normale, mi dico. Troppa aspettativa.  Manco ci fosse Otis Redding là sopra a cantare, dannazione.

La prima sfortunata che mi capita a tiro è infatti Giusy Ferreri. Intravedo R. Casalino tra gli autori e per un lungo istante tremo (“ma è lui?“, mi domando); ad ogni modo si va avanti, e l’ex commessa, diventata famosa grazie al talent X-Factor, sembra più eterogenea e con il brano “Fa talmente male” prova a dare un senso alla sua espressione sempre così incazzata.

Poi è la volta del secondo brano in gara, “Portami via”, del coach di Amici di Maria De Filippi Fabrizio Moro, che non delude, perché solitamente il cantante di “Pensa” parla o urla, invece ora canta, steccando sì, ma canta. Fa così: “Se fra tante via di uscita mi domando quella giusta chissà poi dov’è?” , sempre avanti la seconda a destra, rispondiamo, neanche ci ascoltasse, da qui.

Elodie e “Tutta colpa mia” (li vedo entrambi vincitori), testo scritto tra gli altri anche da Emma Marrone, vantano l’amore tra le qualità della musica. (Ma d’altronde a Sanremo di che altro vuoi parla’?). Capita poi che salga sul palco Lodovica Comello, interprete, conduttrice, attrice. Lei è una che tende a non accontentarsi e infatti il suo brano “Il cielo non mi basta” è chiaramente una dichiarazione di indipendenza dell’ennesima riot girrrl della serie dopo Cristo e in stile fashion blogger.

Simpatica, carina, ma – citandola – no, “non mi basta“. Non avrei voluto farlo, ma debbo constatare che la combattente furente Fiorella Mannoia, in successione alla giovanissima Lodovica,  ahi che botta, questa volta scivola sul morbido con il brano “Che sia benedetta”, grazie anche al sacro vocione che sa far rimanere caldo in gola.

Un altro mini prodigio è Alessio Bernabei con “Nel mezzo di un applauso”, sempre di R. Casalino (ma allora è vero che Grillo sta licenziando un po’ di gente). Pensate: quelle che percepisco come stecche, tanta la dissonanza, sono in realtà le note del brano. Consigli per gli acquisti, grazie al cielo.

Quindi si ricomincia con la seconda apparizione di Tiziano Ferro, ospite nostrano, che questa volta presenta sul palco dell’Ariston “Potremmo ritornare” e i suoi sentiti ed emozionati vibrati, e a seguire il fantastico duo Ferro-Cantantessa (Carmen Consoli, ndr) con il brano “Il conforto”, che vince, che vincerebbe di certo, perché vincono sempre quelli che non hanno le palle di partecipare alle competizioni.

Albano poteva rimanerci secco qualche settimana fa e invece fortunatamente può cantarcele con il nuovissimo brano intitolato “Nel sole”, pardon, il brano è “Di rose e di spineeeee”, una lenta appassionata operetta che sale fino ai vibrati acuti ormai diventati cronici e più rauchi del previsto.

Sono le ore 23.02 e finalmente presentano uno su cui ho puntato cinquanta Euro per il podio e cento per uno straccio di premio della critica: Samuel, ex frontman dei Subsonica, ormai incanutito, con “Vedrai”, non delude, perché è un brano coniugato al futuro, solo musicalmente però. Mannaggia.

Un attimo di sospiro col simpaticissimo e particolarmente intonato duetto Cortellesi-Albanese e poi la giostra ricomincia a girare con Ron e “L’ottava meraviglia”, brano che un incauto giornalista ha definito – cito eh – “una ballata pop-rock“. Ah Ah ah. Mh, scusate. Andiamo avanti.

Clementino, audace come un uccellino a cui mamma uccello dà il verdetto, mostra timidamente il brano “Ragazzi fuori”. Poteva essere molto più pericoloso, più coriaceo e invece il rap dello scugnizzo si ferma alle solite apparenze di vita malconcia con l’ultimo iPhone in mano. Bella bella bella, vorrei dire alla canzone di Ermal Meta che è autore dal discreto successo, e invece niente; poteva essere amore a primo ascolto, come impone il buon pop, oppure rimanere un calesse. Riproviamoci tra un po’.

La serata è agli sgoccioli e tra Carlo, Maria e Maurizio a contendersi magistralmente la scena appare un’ombra che, se hai vissuto a pieno i ’90, sembra la Madonna. Balli, mossette e ammiccamenti in camera, Ricky Martin resta un bell’uomo e ci sa fare, anche afono com’è diventato. A seguire c’è poi la band Clean Bandit, del genere elettro-classic, che ha fatto smuovere le terga anchilosate a un po’ di dirigenza Rai e vecchi lupi porporati e laici seduti a un passo dal fiato di Diletta Leotta.

Ricapitolando, per la cronaca, semiseria, dopo solo tre pacchi di rustiche Sanqualcosa intinte nella morbida crema di nocciola e dieci, forse venti, caramelle Dietorelle, rischiano di essere bocciati, in ordine sparso, Clementino, Giusy Ferreri e, the last but not the least, l’analcolico biondo che fa impazzire il mondo: Ron. Davvero peccat…Zzzz.

The Parallel Vision ⚭ _ Elisa Mauro)

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