Intervista

#Intervista: Federico Sirianni, notti di santi, poeti e cantautori

Avremo a Roma per due giorni il cantautore Federico Sirianni. Torinese d’adozione, genovese di nascita e ispirazione, Sirianni ha quattro dischi ufficiali all’attivo (“Onde clandestine“, “Dal basso dei cieli” “Nella prossima vita“, “Il santo“) e centinaia di concerti alle spalle. È stato ospite al Premio Tenco nel 1993 e vincitore del Premio della Critica Recanati nel 2004, del Premio Bindi nel 2006 e del Premio Lunezia Doc nel 2010.
Accanto alla sua attività di cantautore, scorrono parallele quelle di compositore di musiche per teatro, di insegnante di songwriting alla Scuola Holden, di accompagnatore musicale ai reading di Guido Catalano e di organizzatore di contest musicali.
Motivo della tappa capitolina: il ritiro del premio del Club Tenco e di Musica contro le mafie mercoledì 8 febbraio alla Casa del Jazz, di cui vi abbiamo già parlato, l’ospitata al radio show “That’s all Folks” a ‘Na Cosetta insieme a Pino Marino e Lucio Leoni e la serata di giovedì 9 dedicata a De André con tre giovani talenti della musica d’autore: Gabriella Martinelli, Carlo Valente e Marat al Teatro Arciliuto.
In occasione di questa visita abbiamo fatto una chiacchierata con lui a proposito del suo ultimo album e delle sue molte attività.

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(Foto: © Valentina Tamborra – http://www.valentinatamborra.com)

Parliamo de “Il santo”, che letture sono confluite in questo disco?
Lettura di riferimento è stato l’Antico Testamento. Al di là dei riferimenti biblici, per me è stata una forte fonte di ispirazione letteraria: il linguaggio biblico è estremamente forte, suggestivo, ricco di metafore di un certo tipo. È una proprietà di linguaggio che mi affascina molto. All’interno dei miei testi ci sono anche vere e proprie citazioni.

Invece nel branoL’ultimo blues dell’umanità” citi “Last blues to be read some day” di Cesare Pavese. Sei partito dal suo ritornello nella scrittura della canzone oppure l’hai incastonato successivamente?
Sono partito dal ritornello blues di Pavese e da lì mi sono inventato una realtà, una storia che con i suoi versi ha attinenza in maniera perlopiù evocativa. È la storia di un individuo solo che gira in un luogo e non luogo, non si sa da dove provenga, quale sia il suo passato, il suo presente, e cosa vada a fare. È un camminamento su quest’onda emotiva.

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(Foto: © Marina Mazzoli – http://www.marinamazzoli.it)

Riceverai su segnalazione del Club Tenco una menzione speciale di Musica contro le mafie per il brano “Ascoltami o signore, definito dalla giuria “una preghiera per gli ultimi e contro le disuguaglianze”…
Sì, è tra l’altro il primo brano che ho scritto de “Il Santo“. Da lì sono venute le altre, sono arrivate non a richiesta ma nel tempo.

Mi ha colpito che nello stesso disco, in “Dentro questa canzone”, dichiari: “Dentro questa canzone non c’è impegno sociale / Non c’è una minoranza da dover tutelare“. Che rapporto hanno i due brani tra loro?
Sono due brani, il primo e l’ultimo del disco, che hanno due percezioni differenti dell’impegno. In “Ascoltami o signore” il tema sociale viene raccontato non con lo stilema della canzone di protesta arrabbiata, ma con la forma di un’invettiva in forma di preghiera. Nel momento stesso in cui in “Dentro questa canzone” io dico l’impegno sociale non c’è” in realtà c’è: è una contraddizione all’interno di una stessa canzone. È un brano che appartiene alla sfera personale e privata, è la rappresentazione di quel momento in cui vuoi chiudere fuori le brutture del mondo e goderti per un attimo una notte perfetta, con la neve… Un momento da fissare. Come direbbe Faust: “Fermati, attimo, sei bello!”.

federico-sirianni-3E dopo “Dentro questa canzone”, la bonus track “Mia madre sta su Facebook”. Ho avuto l’impressione che nascesse dal bisogno di un’improvvisa discesa a terra e nella contemporaneità.
È vero, è una canzone che inizialmente non doveva far parte del disco. Trasporta da un livello spesso di contenuti a una necessaria condizione di leggerezza. È un brano che ha permesso di creare un’amicizia tra me e Arturo Brachetti.

Invece hai veri progetti sul versante letterario…
Sì, ho un concerto-reading ispirato alle pagine di “Chiedi alla Polvere” di John Fante insieme alla cantautrice messicana Camilla Lopez, che tra l’altro si chiama come il personaggio femminile del libro. A breve esordirà un nuovo progetto insieme a Vincenzo Costantino (in arte Cinaski) su un poeta portoricano che amiamo molto, Pedro Pietri. Poi ho un mio recital su Fabrizio De André. Cerco di unire ai concerti molti altri progetti, è fondamentale per non annoiarmi mai!

La serata di giovedì al Teatro Arciliuto sarà proprio dedicata a Fabrizio De André: com’è nata?
Ho coinvolto cantautori romani che conosco e seguo da tempo: Gabriella Martinelli, una delle artiste che mi piacciono di più in assoluto conosciuta quando ha vinto il Premio Bindi e Carlo Valente e Marat, i due vincitori del talent “Cantautori a confronto” che ho organizzato insieme a Tiberio Ferracane a Torino. L’intento è quello di partire da una mitologia come può essere De André in un periodo particolare, perchè il 18 febbraio è il suo compleanno e da lì celebrare un grande maestro facendo sentire la nostra voce. C’è sempre questa tendenza ad ascoltare i morti, a comprare i dischi dei morti… E a scordarci chi agisce nel mondo contemporaneo. Il senso della serata sarà questo.

Info:
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The Parallel Vision ⚭ _ Margherita Schirmacher)

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