Intervista

#Intervista: Bianca Nappi, le “Tante facce nella memoria” all’Argentina

Quando parliamo delle vittime delle Fosse Ardeatine non ci riferiamo solo ai 335 civili e militari uccisi dai nazisti il 24 marzo del 1944 a Roma. Pensiamo anche alle loro donne, alle madri, mogli e sorelle di quegli uomini sterminati dai tedeschi in rappresaglia dell’attentato partigiano di Via Resella. Donne la cui voce è stata raccolta da Alessandro Portelli nel progetto “Tante facce nella memoria” che andrà in scena domani, sabato 28 gennaio, al Teatro Argentina di Roma e che vedrà sul palco sei attrici ad incarnare sei partigiane dirette da Francesca Comencini. Assieme a Mia Benedetta, Carlotta Natali, Lunetta Savino, Simonetta Solder e Chiara Tomarelli ci sarà anche Bianca Nappi nel ruolo di Marisa Musu, la più “dura e pura” del gruppo. Ci ho scambiato quattro chiacchiere e ho scoperto un’artista sensibile, attenta e partecipe della società in cui vive. Abbiamo parlato molto dello spettacolo di domani, del suo rapporto con la memoria e dei progetti artistici del nuovo anno.

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(Foto: © Andrea Ciccalè)

Bianca, le “Tante facce nella memoria” sabato 28 gennaio saranno sei, tra cui la tua. Come si prepara un testo così delicato?
Quella di “Tante facce nella memoria“, con la regia di Francesca Comencini, è un’esperienza teatrale piuttosto unica direi, poiché portiamo in scena i veri racconti di donne vere che hanno vissuto la tragedia delle Fosse Ardeatine. Quindi oltre ad essere un’esperienza artistica, è stata ed è un’esperienza umana fortissima. Basti pensare al fatto che abbiamo incontrato molte associazioni di parenti di vittime del nazifascismo e di eroi della resistenza e ogni volta la commozione e la sensazione di fare qualcosa di utile sono cresciute.

Chi è il tuo personaggio?
Il mio personaggio è sicuramente il più ideologico fra le partigiane che Francesca ha scelto di evocare; Marisa Musu infatti, che è stata medaglia d’argento al valor militare, è fra tutte quella più “dura e pura”, apparentemente senza rimorsi e con una visione politica estremamente lucida e lungimirante. Interpretarla ogni sera è una sfida.

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(Foto: © Andrea Ciccalè)

Nel progetto di Alessandro Portelli si dà voce alle donne lasciate sole dai propri compagni, figli, fratelli, vittime delle Fosse Ardeatine. Che idea ti sei fatta della condizione femminile di allora?
Credo che le donne, specialmente quelle del popolo, siano state fra le più colpite all’epoca, perché non potevano nemmeno lamentarsi dell’enorme tragedia che era piovuta loro addosso. Nessuno poteva parlare e nessuna di loro ha avuto una vera giustizia. Naturalmente, e per fortuna, oggi le cose per le donne sono notevolmente migliorate, almeno in questa parte di mondo, anche se una reale parità è ancora lontana dall’essere raggiunta.

Com’è stato collaborare con le altre colleghe di scena ed essere dirette dalla Comencini?
Francesca Comencini è una regista appassionata, piena di talento e di sensibilità; conoscerla e lavorare con lei per me è stata un’opportunità meravigliosa. Così come è bello e stimolante lavorare in un gruppo di sole donne (non mi era mai successo prima); si è tutte diverse, eppure si trova sempre un filo comune, non solo artistico, ma anche umano.

tante-facce-della-memoria-teatro-argentina-5Domanda profana: da “Some Girl(s)” a “Tante facce nella memoria”, hai trovato qualche punto in comune tra la donna raccontata da Neil LaBute e quella di Comencini-Portelli?
Direi proprio di no!!! Sono due progetti diametralmente opposti; non solo perché uno è una commedia mentre l’altro ha un fortissimo pathos drammatico, ma soprattutto perché “Some Girl(s)” nasce dalla penna geniale di Neil LaBute, mentre “Tante facce nella memoria” riporta in scena i veri racconti che queste donne hanno fatto allo storico Alessandro Portelli. Sono tuttavia molto legata ad entrambi gli spettacoli, che stanno riscuotendo un grande entusiasmo da parte del pubblico e che mi stanno offrendo la possibilità di lavorare in direzioni diverse.

Che rapporto hai con la memoria? Sei una persona che si abbandona al passato oppure ti concentri su quello che verrà?
Istintivamente ti direi che sono più una persona proiettata verso il futuro; poi però, se ad esempio penso a quanto spesso mi tornano in mente i suggerimenti e le parole di mia nonna, che è morta ormai da 20 anni, allora forse la mia risposta sul rapporto col passato cambia… Il passato siamo noi, anche noi, e finisce per influenzarci (nel bene e nel male) senza che neanche ce ne accorgiamo.

tante-facce-della-memoria-teatro-argentina-6“Tante facce nella memoria” riguarda i fatti del 1944, ma da allora ad oggi poco o nulla è cambiato in tante parti del mondo. A cosa serve, allora, ricordare?
Hai ragione, in troppe parti del mondo si combattono ancora guerre assurde, volute da un’élite politica colpevolmente ottusa e arrivista. Proprio pensando a questo, credo che allora ricordare possa significare anche prevenire; prevenire l’ignoranza, la violenza e lo sfruttamento, da cui la nostra società non può mai dirsi assolutamente immune. Ricordare poi attraverso il teatro, o l’arte in generale, rende la memoria qualcosa di più fruibile e leggero, e quindi forse più efficace.

So che nel 2017 sarai al cinema con ben due pellicole. Di cosa si tratta?
Sì, fra marzo e aprile usciranno due opere prime a cui ho preso parte. La prima è “Honeymún” di Salvatore Allocca, una commedia on the road, e poi “La mia famiglia a soqquadro” di Max Nardari, di cui sono la protagonista femminile, insieme a Marco Cocci. È la storia di un bambino che fa di tutto per far separare i genitori per sentirsi uguale ai suoi compagni di scuola! È una commedia divertente e surreale, adatta ad un pubblico di grandi e piccini.

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(Foto: © Andrea Ciccalè)

Ho letto che ami l’astrologia. Da Capricorno che anno sarà, per te?
Spero fantastico!!

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The Parallel Vision ⚭ _ Redazione)

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