Cultura Musica

#MusicaNuova: Marco Rollo, “Fluid”

Scriveva Williams, in una delle sue più belle poesie, che i frutti puri impazziscono. Sembra pensarla allo stesso modo il musicista e compositore salentino Marco Rollo nel suo album di debutto da solista “Fluid”, dove dieci gocce di sangue meticcio si sciolgono nei dieci brani firmati dal giovane pianista e prodotti da Riccardo Rinaldi Edizioni Musicali.

In “Fluid” si consacra il matrimonio tra musica acustica e musica campionata. I frutti puri impazziscono d’altronde, per questo non esistono due modi avversi di fare musica. Nel moderno tutto si contagia, vivendo di sincretismo, l’unica àncora di salvezza che ci resta dalle crisi, dalle guerre, finanche dalle calamità.

fluid-marco-rollo-1
(Foto: Leonardo Losito)

Questo primo album, gran prova da maestro per Rollo, si apre con “ Law”, un grido di giustizia che sembra partire dal mare in guerra con l’essere umano. È “Ocram“, di seguito, a suggellare l’amore tra mani che generano musica che danza e che fa danzare.

La dolcissima “For Svensson” (Esbjörn Svensson era il leader del trio jazz svedese E.S.T, ndr) è un ultimo grazie che parte dall’anima a un musicista, precursore nel suo genere, che ha potuto fare del poco tempo concessogli una musica eterna; di altra fattura, invece, è “Hathor” fatta di armonie e verticalismi d’ambientazione, da scenografia, solo per film da Oscar però.

fluid-marco-rollo-2
Eyes” compie il miracolo di dar la vista ai ciechi. Con l’ascolto. E  “Vanilla” e “Scatola blu”, sesto e settimo brano, incarnano umori in tensione, rispettivamente nella variante dell’attesa da unghie divorate e in quella della bugia, probabilmente subìta.

Obsession” è una musica muta, di quelle che hanno troppa poca storia dietro per poterla raccontare, eppure riesce ad inventarsela splendidamente in poco più di tre minuti. Un’”Africa”, tante Afriche; e tutte made in Italy.

Nel penultimo brano di “Fluid” compaiono in ordine di apparizione: i profumi acri e speziati di Palermo, il tramonto di Reggio, il barocco di Lecce, la schiena curva adagiata sul mare di Napoli e le grida dei bimbi del Sud, di tutto il Sud di un’Africa italiana.

L’album si chiude in un “arrivederci a presto” con “Prologo”: un’essenza impura di un frutto che non è destinato a impazzire mai.

(elma)


Scopri di più da The Parallel Vision

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scopri di più da The Parallel Vision

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere