“A che punto è L’Autore…?” si sono chiesti qualche giorno fa quelli della SNAC – Sindacato Nazionale Autori e Compositori presso la sede della Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo. L’intento era capire quanto e come i diritti degli autori fossero difesi dagli “scippi” della rete e di conseguenza, come fare a salvaguardare i proventi (pochi) derivanti dalla loro attività.
Tanti i personaggi presenti del mondo dell’industria discografica, del giornalismo e dello spettacolo. Franco Micalizzi, Amedeo Minghi, Tonino Coggio, Edoardo Vianello, Mario Lavezzi, Massimo Di Cataldo, Luigi Fontana, Massimo Cantini (Presidente dello SNAC) e moltissimi altri hanno dato vita a un dibattito acceso, non senza qualche questione controversa.

Il tema di un guadagno altamente al di sotto delle aspettative è stato quello dominante. L’attenzione si è concentrata sul mondo del web visto come una immane macchina spremisoldi, per tutti tranne che per chi la musica la scrive e la produce.
Ovviamente non si è scoperta l’acqua calda. Da quando esiste Internet, l’industria discografica classica è collassata, i dischi non si vendono e l’unica fonte certa di guadagno per un musicista (e di conseguenza per un autore) è rappresentata dall’attività live.

Per un artista emergente è praticamente impossibile guadagnare qualcosa attraverso le comuni piattaforme web come Spotify, Deezer o iTunes. La cosa ovviamente è diversa per le grandi star internazionali, ma di certo in confronto ai cachet richiesti per i loro concerti, anche qui non parliamo di grandissimi numeri.
Stesso discorso è stato affrontato per le radio. Alcune emittenti infatti, in chiaro conflitto d’interessi, producono artisti che poi passano sulle loro stesse frequenze, a scapito degli altri.

La cosa ha suscitato sdegno soprattutto in Amedeo Minghi, il quale ha proposto di dar vita a una varietà di valide e competenti web radio che comprendano però la programmazione di musica varia dedicata a canali tematici quali colonne sonore, musica strumentale, canzoni di giovani autori ed altro.
Un tema che invece lascia fortemente perplessi è quello di mantenere la SIAE come unico soggetto detentore del diritto d’autore, come è stato sottolineato più volte e da diverse voci nel corso dell’incontro. Una vera e propria follia anche solo pensarlo, nel 2016.
Da quando la concorrenza è sinonimo di pericolo, di mancanza di garanzie o di perdita di competitività? La nascita di realtà come Soundreef e simili dovrebbe solo incentivare la SIAE a migliorare e ad offrire ai propri soci condizioni più vantaggiose, invece di arroccarsi in cima alla torre cercando di salvare il salvabile e serrare le fila, facendosi domande e dandosi risposte da sola.
A QUESTO LINK trovate un documento interessante che, tra le altre cose, racchiude anche l’idea di una possibile convivenza tra SIAE e Soundreef. SNAC, Federazione Autori e SIAE stessa potrebbero trovare spunti interessanti per fare in modo che il lavoro degli autori non risulti vacuo e infruttuoso, bensì utile a tutti, soprattutto a sé stessi.
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