Per essere lunedì sera, Villa Ada era davvero piena di gente. Forse perché molti sono già in ferie, oppure è semplicemente piacevole farsi un giro intorno all’isola, col fresco, la pace e i mercatini a fare da contorno. Oppure perché sì, ieri sera c’erano i Black Mountain a suonare sul palco di Villa. A occhio e croce, a dirla tutta, come motivazione mi sembra la più verosimile.
Il concerto che ha messo in piedi la band di Stephen McBean non è stato bello, è stato immenso. Due ore circa di psichedelia come Dio comanda, con un gruppo generoso in grado di dilatare le canzoni fino a 8-10 minuti, senza risultare stucchevole, regalando un’impressionante gamma di soluzioni timbriche e suoni radicati nel rock anni ’70, eppure attualissimi.

Usciti lo scorso primo aprile con “IV“, loro quarto album in studio, su etichetta Jagjaguwar, il gruppo canadese apre proprio con “Mothers of the Sun“, prima traccia del nuovo lavoro. Un pezzo delicato e visionario, che porta subito il pubblico nel solco preferito dai BM: quello del trip nudo e crudo, che come dimostrato dalla loro musica può avere mille declinazioni possibili.
La miscela proposta da McBean (voce, chitarra), Amber Webber (voce), Jeremy Schmidt (tastiere), Colin Cowan (basso) e Joshua Wells (batteria) è una summa eccezionalmente efficace di psych ed indie, dove metal, prog, desert rock trovano ampio spazio per sviluppare atmosfere suggestive, che dai Led Zeppelin trascinano fino al rock anni ’90 e appena oltre. Permettendosi anche degli imprevisti innesti di batteria elettronica a rendere il tutto ancora più avvolgente.

D’altronde questi cinque ragazzi canadesi il mestiere lo conoscono bene. Si passa con disinvoltura da ritmi convulsi a dolcissime ballate, da tempi marziali a vuoti desolanti. Quello che mettono sul palco i Black Mountain è una psichedelia eccellente, fatta di una creta antica lavorata da mani moderne e assai capaci. Una goduria rara, di questi tempi.
In apertura, anche i Soviet Soviet hanno lasciato il segno. Combo violentissima di chitarra, basso e batteria, il trio di Pesaro formato da Alessandro Costantini (voce e chitarra), Andrea Giometti (voce e basso) e Alessandro Ferri (batteria) ha tritato mezz’ora di musica d’assalto, intrisa di distorsioni estreme e con un approccio alla composizione che lascia poco spazio alla melodia e molto all’istinto più degenerato.

Insomma, come inizio di settimana non è stato davvero niente male.
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