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Il realismo sociale in Giappone: lo sguardo di Domon Ken all’Ara Pacis

L’inquadratura sempre frontale, potente e “dura” in puro stile giapponese. L’approccio quasi corporeo ai suoi soggetti. E allo stesso tempo una dimensione spirituale a scandire e distinguere il messaggio dell’arte di Domon Ken, il maestro del realismo nipponico che fino al 18 settembre sarà il protagonista della prima monografica in suo onore mai realizzata fuori dal Giappone.

Domon Ken – Il Maestro del realismo giapponese” è stata inaugurata il 27 maggio al Museo dell’Ara Pacis di Roma alla presenza di una nutrita delegazione proveniente dal Sol Levante, tra cui gli ultimi due discepoli ancora in vita del grande fotografo e il Sindaco della sua città natale, Sakata, nel nord del Giappone. Era chiamato “il diavolo della fotografia”: per insegnare non usava mai le parole, ma bisognava capire solo attraverso l’osservazione.

Circa 150 le fotografie esposte, in bianco e nero o a colori, realizzate tra gli anni Venti e gli anni Settanta del ‘900 e un modo rivoluzionario per il suo Paese di intendere la fotografia, che Domon Ken viveva in maniera “occidentale”,  con un approccio diretto, molto forte, portando l’ottava arte su un piano più meccanico e antropologico.

Esperienza, questa, che deriva dalla forte influenza che sul maestro giapponese ebbero le avanguardie europee del secolo scorso, soprattutto gli artisti francesi come Henri Cartier-Bresson.

La mostra dell’Ara Pacis racconta un capitolo epocale nella storia della fotografia giapponese del dopoguerra, un momento in cui si può ammirare il realismo sociale del Maestro soprattutto attraverso i reportage “Hiroshima” e “I Bambini di Chikuho“, serie fotografica sulla situazione di miseria nei villaggi di minatori del sud del Giappone con un’ampia ritrattistica di bambini incontrati per le strade del Paese.

Assieme ad altre personalità dell’epoca, Domon Ken è stato l’artefice di quel rinnovamento culturale che fece uscire definitivamente il Giappone dalla disfatta della guerra, conducendo a quell’estetica contemporanea a cui ancora oggi tutto il mondo fa riferimento.

L’ingresso alla mostra, organizzata da MondoMostre Skira con Zètema e promossa da Roma Capitale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è di 13 Euro, ridotto 11 Euro. L’Ara Pacis è aperta tutti i giorni dalle 9.30 alle 19. Ulteriori informazioni sull’esposizione sono disponibili collegandosi a www.mondomostre.it oppure al sito www.arapacis.it.


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